Diritti dei bambini: l’assurda battaglia di Giorgia Meloni

Crediamo però che Giorgia Meloni sia stata vittima di un eccesso di semplificazione nel suo post, perché in realtà avrebbe potuto dirci anche che Fratelli d’Italia non ha votato la risoluzione europea perché un intero paragrafo è dedicato a sottolineare come “le disuguaglianze di genere si ripercuotono enormemente sulla qualità di vita dei minori” e che “il genere rimane una delle principali cause di disuguaglianza, esclusione e violenza nel mondo, le cui conseguenze sono ampiamente avvertite dai bambini”. 

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Il 26 novem­bre il Par­la­men­to Euro­peo ha appro­va­to una riso­lu­zio­ne sui dirit­ti del bam­bi­no, in occa­sio­ne del 30° anni­ver­sa­rio del­la “Con­ven­zio­ne sui dirit­ti del fan­ciul­lo”. 

Fra­tel­li d’Italia — ci spie­ga Gior­gia Melo­ni, che ha posta­to su Face­book tut­to il suo disap­pun­to — ha vota­to con­tro. Nien­te male dav­ve­ro per un par­ti­to che non per­de occa­sio­ne di osten­ta­re la pro­pria atten­zio­ne ver­so i bam­bi­ni, sfog­gian­do l’intero voca­bo­la­rio del­la destra iden­ti­ta­ria e retro­gra­da: bam­bi­ni (ita­lia­ni), fami­glia (tra­di­zio­na­le), matri­mo­nio (ete­ro­ses­sua­le e il più pos­si­bi­le reli­gio­so). Paro­le dal signi­fi­ca­to posi­ti­vo che ven­go­no stru­men­ta­liz­za­te e uti­liz­za­te per difen­de­re un model­lo di socie­tà oppres­si­vo e patriar­ca­le, in cui liber­tà di scel­ta e di auto­de­ter­mi­na­zio­ne (di tut­ti, ma soprat­tut­to del­le don­ne) non han­no cit­ta­di­nan­za alcu­na. 

Come se non bastas­se, aggiun­ge Melo­ni, il Par­la­men­to ha pure boc­cia­to la alt-riso­lu­zio­ne di Fdi in meri­to, pre­fe­ren­do­le quel­la appro­va­ta, cioè, a suo dire, “una fol­le riso­lu­zio­ne per spin­ge­re gli Sta­ti ad intro­dur­re lo ius soli e che par­la, qua­si in ogni capo­ver­so, di LGBTI”. 

Que­sto sì che sareb­be sta­to uno sce­na­rio inte­res­san­te. Una riso­lu­zio­ne che affron­ta, capo­ver­so per capo­ver­so, la que­stio­ne dei mino­ri LGBTI, del­le fami­glie omo­ge­ni­to­ria­li, del­le discri­mi­na­zio­ni che fin dai pri­mi anni di vita col­pi­sco­no le per­so­ne, a vol­te con con­se­guen­ze (fisi­che e psi­co­lo­gi­che) che si por­te­ran­no die­tro per tut­ta la loro vita adul­ta? 

Andia­mo a leg­ge­re imme­dia­ta­men­te il testo. 

Innan­zi­tut­to, la riso­lu­zio­ne con­ta 14 pagi­ne. 14 pun­ti di pre­mes­sa (con 16 sot­to­pa­ra­gra­fi). Seguo­no 63 pun­ti tra con­si­de­ra­zio­ni di ordi­ne gene­ra­le, poli­ti­che inter­ne e poli­ti­che ester­ne. Dav­ve­ro in qua­si tut­ti si par­la “di LGBTI”?

Effet­ti­va­men­te, in aper­tu­ra il testo cita una riso­lu­zio­ne pre­ce­den­te “del 14 feb­bra­io 2019 sui dirit­ti del­le per­so­ne inter­ses­sua­li”. Poi, scen­den­do rapi­da­men­te fino a pagi­na 10, si tro­va un elen­co di pos­si­bi­li fon­ti di vul­ne­ra­bi­li­tà, tra le qua­li com­pa­io­no quel­le dei “mino­ri LGBTI” e dei “figli di geni­to­ri LGBTI”. E que­sto è quan­to.

Non sap­pia­mo che para­gra­fi abbia let­to Gior­gia Melo­ni, ma inte­res­se­reb­be­ro anche a noi. Per esem­pio, avreb­be potu­to leg­ge­re qual­che rife­ri­men­to spe­ci­fi­co ai mino­ri tran­sgen­der, tema che meri­te­reb­be tut­ta l’attenzione pos­si­bi­le. O ai mino­ri LGBTI+ sen­za casa, in pover­tà ed espul­si dal per­cor­so sco­la­sti­co per­ché rifiu­ta­ti dal­le fami­glie. O alla neces­si­tà di for­ni­re soste­gno e for­ma­zio­ne per le fami­glie di mino­ri LGBTI+ per­ché que­sti ulti­mi pos­sa­no cre­sce­re in un ambien­te sicu­ro e posi­ti­vo. E si trat­ta solo di alcu­ni esem­pi. 

Cre­dia­mo però che Gior­gia Melo­ni sia sta­ta vit­ti­ma di un ecces­so di sem­pli­fi­ca­zio­ne nel suo post, per­ché in real­tà avreb­be potu­to dir­ci anche che Fra­tel­li d’Italia non ha vota­to la riso­lu­zio­ne euro­pea per­ché un inte­ro para­gra­fo è dedi­ca­to a sot­to­li­nea­re come “le disu­gua­glian­ze di gene­re si riper­cuo­to­no enor­me­men­te sul­la qua­li­tà di vita dei mino­ri” e che “il gene­re rima­ne una del­le prin­ci­pa­li cau­se di disu­gua­glian­za, esclu­sio­ne e vio­len­za nel mon­do, le cui con­se­guen­ze sono ampia­men­te avver­ti­te dai bam­bi­ni”. 

Men­tre un altro “invi­ta gli Sta­ti mem­bri a garan­ti­re il dirit­to a un’i­stru­zio­ne inclu­si­va e ad assi­cu­ra­re l’ac­ces­so a infor­ma­zio­ni esau­sti­ve e ade­gua­te all’e­tà su ses­so e ses­sua­li­tà non­ché l’ac­ces­so ai ser­vi­zi di salu­te ses­sua­le e ripro­dut­ti­va e all’e­du­ca­zio­ne rela­zio­na­le per i

gio­va­ni nel­le scuo­le, in par­ti­co­la­re alla luce del­le misu­re adot­ta­te da alcu­ni pae­si che vie­ta­no alle scuo­le di occu­par­si di orien­ta­men­to ses­sua­le e iden­ti­tà ses­sua­le”. 

Insom­ma, non si pos­so­no tute­la­re i mino­ri dal­le disu­gua­glian­ze di gene­re a col­pi di “Dio, patria e fami­glia” e di una “tra­di­zio­ne” tos­si­ca, in cui le don­ne con­ta­no solo se sono “nostre” ed esse­re madri è l’unica scel­ta a cui si pos­so­no tro­va­re di fron­te. E le scuo­le, più che di cro­ci­fis­si, pre­se­pi e reci­te di Nata­le bibli­ca­men­te cor­ret­te, han­no biso­gno di pro­gram­mi per l’Educazione alle dif­fe­ren­ze, all’affettività e alla ses­sua­li­tà libe­ra e con­sa­pe­vo­le in ogni ordi­ne e gra­do. Per­ché non è mai trop­po pre­sto per ini­zia­re a for­ma­re gene­ra­zio­ni che sia­no in gra­do di guar­da­re all’altro e a sé in manie­ra libe­ra da pre­giu­di­zi e ste­reo­ti­pi e sen­za pen­sa­re che l’odio o la vio­len­za pos­sa­no esse­re stru­men­ti di inte­ra­zio­ne.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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