Decreto Fiscale, il condono c’è ma non si vede

A sor­pre­sa il gover­no can­cel­la il con­do­no nel maxi emen­da­men­to al Decre­to Col­le­ga­to Fisca­le alla Leg­ge di Bilan­cio. Stia­mo par­lan­do del­la Dichia­ra­zio­ne Inte­gra­ti­va, uno stru­men­to stu­dia­to appo­sta per far emer­ge­re som­me non dichia­ra­te al fisco nel­le pre­ce­den­ti dichia­ra­zio­ne dei red­di­ti, fino ad un mas­si­mo del 30% nei limi­ti di 100mila euro di impo­ni­bi­le, appli­can­do ad esse solo un’a­li­quo­ta del 20%.

Qual­cu­no gri­de­rà alla vit­to­ria, ma le ragio­ni pro­fon­de di que­sta rinun­cia risie­do­no in una valu­ta­zio­ne degli effet­ti di cas­sa del­la misu­ra, dap­pri­ma ipo­tiz­za­ti in alcu­ni miliar­di di euro, poi ridi­men­sio­na­ti a cir­ca 180 milio­ni. Per­ché que­sto rav­ve­di­men­to nel­le sti­me? La Dichia­ra­zio­ne Inte­gra­ti­va non avreb­be mes­so al ripa­ro il con­tri­buen­te eva­so­re da ulte­rio­ri accer­ta­men­ti e pro­ce­di­men­ti pena­li, fat­to che avreb­be dra­sti­ca­men­te ridot­to l’ap­pe­ti­bi­li­tà del­lo stru­men­to. Insom­ma, per i fau­to­ri del­la Pace Fisca­le si sareb­be trat­ta­to di un gros­so pas­so fal­so. Tut­ta­via, è già pron­to il pac­chet­to di nor­me sosti­tu­ti­vo che avvie­rà una nuo­va sta­gio­ne del­la rot­ta­ma­zio­ne del­le car­tel­le esat­to­ria­li di cui ave­va­te già sen­ti­to par­la­re su que­ste stes­se colon­ne: il “sal­do e stral­cio”, otte­nu­to pagan­do una per­cen­tua­le mini­ma del­la car­tel­la (25%, 10% o 6%), deter­mi­na­ta in base alla spe­ci­fi­ca situa­zio­ne eco­no­mi­ca del contribuente.

Come vie­ne deter­mi­na­ta la posi­zio­ne eco­no­mi­ca del con­tri­buen­te? Qui vie­ne il bel­lo. L’a­li­quo­ta del 6% ver­reb­be appli­ca­ta a quei con­tri­buen­ti con indi­ce del­la situa­zio­ne eco­no­mi­ca equi­va­len­te (ISEE indi­vi­dua­le, fami­lia­re?) mino­re di 15mila euro, il 10% fra 15mila e 22mila euro, il 25% fra 22mila e 30mila euro, soglia che sali­reb­be a 40mila in caso di geni­to­re sin­gle con figli mino­ri a cari­co, e a 60mila in caso di pre­sen­za di pato­lo­gie (qua­li e cosa abbia­no a che fare con le car­tel­le esat­to­ria­li non è mol­to chia­ro). L’in­di­ca­to­re ISEE andreb­be però intrec­cia­to con un ulte­rio­re cri­te­rio: la dif­fe­ren­za fra red­di­to (impo­ni­bi­le o come risul­tan­te da ISEE? Miste­ro) e la posi­zio­ne debi­to­ria con il fisco non può supe­ra­re i 9mila euro, il che esclu­de­reb­be tut­te le car­tel­le micro da tale pos­si­bi­li­tà di liqui­da­zio­ne. Per le impre­se inve­ce si tie­ne con­to del­l’in­di­ce di liqui­di­tà, con pos­si­bi­li­tà di ade­sio­ne solo se i debi­ti supe­ra­no il 20% del valo­re del­la pro­du­zio­ne e se l’in­di­ce di liqui­di­tà non supe­ra la soglia del­lo 0,8%.

Resta­no con­fer­ma­ti i tem­pi del­la rateiz­za­zio­ne: cin­que anni e rate seme­stra­li. Chi vor­rà, potrà dilui­re a pia­ci­men­to il pro­prio debi­to fisca­le, intan­to fra cin­que anni “chi vivrà, vedrà”. Ovvia­men­te nul­la si inten­de modi­fi­ca­re nel­la pro­ce­du­ra di accer­ta­men­to e riscos­sio­ne, come ave­va­mo segna­la­to anzi­tem­po: il siste­ma di cal­co­lo dell’aggio è anco­ra nor­ma­to dall’art. 17 del D. Lgs. 112/1999, la cui base di cal­co­lo equi­va­le alla som­ma degli impor­ti iscrit­ti a ruo­lo, degli inte­res­si di mora e del­le san­zio­ni. Con­ti­nue­rà cioè ad esse­re cal­co­la­to in quo­ta fis­sa per­cen­tua­le sul tota­le del­le som­me dovu­te, quin­di anche sugli inte­res­si di mora mede­si­mi, per­met­ten­do così che esso cre­sca al cre­sce­re degli inte­res­si, i qua­li a loro vol­ta sono in rela­zio­ne al ritar­do di paga­men­to. La remu­ne­ra­zio­ne del­l’a­gen­zia di riscos­sio­ne aumen­ta in rela­zio­ne al ritar­do di paga­men­to, sen­za alcu­na spe­ci­fi­ca moti­va­zio­ne. Un para­dos­so che il deci­so­re poli­ti­co con­ti­nua a non voler vede­re.

 

 

 

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