La scelta di Di Matteo e gli avvoltoi

Sul rifiu­to di Nino Di Mat­teo alla pro­po­sta avan­za­ta dal CSM di esse­re tra­sfe­ri­to alla Pro­cu­ra Nazio­na­le Anti­ma­fia per garan­ti­re una mag­gio­re sicu­rez­za pen­do­no due que­stio­ni: una uma­na (ne ho scrit­to sta­mat­ti­na qui nel mio edi­to­ria­le per Left) e una stret­ta­men­te politica.

La scel­ta di Di Mat­teo è un segna­le alla poli­ti­ca. L’ennesimo di un magi­stra­to che da trop­pi anni si ritro­va nel lim­bo in cui in Ita­lia si è soli­ti met­te­re colo­ro che non accet­ta­no di pie­gar­si alla cor­te­sia isti­tu­zio­na­le che pre­ten­de­reb­be­ro in molti.

«Non sono dispo­ni­bi­le al tra­sfe­ri­men­to d’ufficio – ha det­to il magi­stra­to -. Accet­ta­re un tra­sfe­ri­men­to con una pro­ce­du­ra straor­di­na­ria con­nes­sa solo a ragio­ni di sicu­rez­za costi­tui­reb­be a mio avvi­so un segna­le di resa per­so­na­le ed isti­tu­zio­na­le che non inten­do dare».

Un tra­sfe­ri­men­to d’ufficio come extre­ma ratio per garan­ti­re sicu­rez­za a un magi­stra­to è una scon­fit­ta di Sta­to. Su que­sto, una vol­ta per tut­te, for­se vale la pena esse­re chia­ri: è l’i­den­ti­co discor­so che si appli­ca ai testi­mo­ni di giu­sti­zia che pre­ten­do­no, a buon ragio­ne, di rima­ne­re nel­la pro­pria cit­tà pre­ten­den­do che sia la mafia a dover scap­pa­re e scom­pa­ri­re. Per que­sto sono inu­ti­li, pate­ti­che e stru­men­ta­li le pole­mi­che di chi in que­ste ore sta sot­to­li­nean­do che lo stes­so Di Mat­teo ave­va già chie­sto di esse­re tra­sfe­ri­to alla DNA: un rico­no­sci­men­to del pro­prio spes­so­re pro­fes­sio­na­le è cosa ben diver­sa da una fuga di Stato.

Anzi, rinun­cia­re a una posi­zio­ne gra­di­ta per amo­re del­la for­ma, non so voi, io lo tro­vo ras­si­cu­ran­te da par­te di qual­cu­no che si occu­pa del rispet­to del­la leg­ge. No? Del resto non era dif­fi­ci­le pre­ve­de­re le insi­die del caso: il nostro comu­ni­ca­to del 12 otto­bre è la pro­va dei nostri timo­ri fin da tem­pi non sospetti.

Poi c’è un altro aspet­to (che, chia­ria­mo­lo, non è sta­to toc­ca­to da Di Mat­teo): sia­mo sta­ti in mol­ti a cre­de­re che il tra­sfe­ri­men­to di Di Mat­teo da Paler­mo sareb­be sta­to mol­to con­ve­nien­te per il lavo­ro di dele­git­ti­ma­zio­ne in cor­so da mesi con­tro la Pro­cu­ra di Paler­mo. Se c’è qual­cu­no in que­sto Pae­se (a par­ti­re dal­le alte cari­che del­lo Sta­to pre­sen­ti e pas­sa­te) che cre­de che Di Mat­teo sia un visio­na­rio, com­plot­ti­sta, lo dica. Se ne assu­ma le respon­sa­bi­li­tà. Si espon­ga (come sta toc­can­do anche oggi a Di Mat­teo) a un giu­di­zio pub­bli­co. Basta silen­zio. Basta.

Noi, dal­la nostra par­te, con­ti­nuia­mo a tra­sfe­rir­ci a Paler­mo vici­no ai magi­stra­ti (tut­ti) che da mesi sono impe­gna­ti nel dif­fi­ci­le lavo­ro di ricer­ca del­la veri­tà nei rap­por­ti tra mafia e poli­ti­ca. Sempre.

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