Civati: “Nel Paese dei giornalisti minacciati dalle mafie Vespa cerca l’audience con il figlio di Riina”

Nel Pae­se dove ci sono sta­ti 2060 epi­so­di di vio­len­za e inti­mi­da­zio­ne nei con­fron­ti di gior­na­li­sti dal 2006 al 2014 (fon­te: Ossi­ge­no per l’Informazione) e con 30 cro­ni­sti sot­to­po­sti a misu­re di tute­la da par­te del Mini­ste­ro dell’Interno a cau­sa del­le minac­ce arri­va­te dal­le mafie, que­sta sera dovre­mo assi­ste­re alla cele­bra­zio­ne del figlio di Totò Rii­na nel salot­to pati­na­to di Bru­no Vespa. Ci pare assur­do anche solo dover rile­va­re quan­to que­sto epi­so­dio sia peno­so e imba­raz­zan­te per il ser­vi­zio pub­bli­co. Il dirit­to di cro­na­ca è sacro­san­to, ma deve esse­re eser­ci­ta­to cor­ret­ta­men­te. Le indi­scre­zio­ni par­la­no di un’intervista dove il figlio di Rii­na non avreb­be espres­so alcun pen­ti­men­to e nem­me­no avreb­be for­ni­to ele­men­ti sugli innu­me­re­vo­li delit­ti e rea­ti com­mes­si dal padre. Ci chie­dia­mo qua­le sia la noti­zia, se non la pru­ri­gi­no­sa ricer­ca dell’audience attra­ver­so lo sfrut­ta­men­to di una figu­ra dete­rio­re e dise­du­ca­ti­va, come già suc­ces­so duran­te la pate­ti­ca sfi­la­ta dei Casa­mo­ni­ca nel­lo stu­dio di Vespa. E tut­to que­sto men­tre deci­ne di gior­na­li­sti rac­con­ta­no la mafia rischian­do la vita, sen­za salot­ti pro­tet­ti e riflet­to­ri. Inter­ven­ga la Com­mis­sio­ne di Vigi­lan­za Rai e si chie­da scu­sa a quan­ti la mafia la rac­con­ta­no dav­ve­ro ogni gior­no, sen­za pro­muo­ve­re libri o ammic­ca­re a per­so­nag­gi che sono i prin­ci­pa­li respon­sa­bi­li dell’arretramento cul­tu­ra­le e socia­le di que­sto Paese.

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Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di italiani.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

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Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

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