Ci mancava la “flat tax”: l’Italia alla guerra degli sconti fiscali

L'Italia partecipa attivamente alla distruzione dei fondamenti costitutivi dell'Unione Europea giocando alla guerra dell'ultimo sconto fiscale, a cui tanti partecipano e in cui tutti perdono (gettito), risorse che giocoforza verranno sottratte al welfare.
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Domenica, al Quirinale, il nuovo governo giurava sulla Costituzione, la stessa che all’articolo 53 recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

La flat tax in Italia in parte l’abbiamo già: 27,2 milioni di italiani pagano in media 28 euro l’anno di Irpef. Merito di pressione fiscale alta, regole barocche, numeri di adempimenti monstre ed evasione da record. Produce una distorsione che pesa soprattutto sulla fascia 20mila – 35mila su cui era intervenuto il bonus degli 80 euro, con scarsi risultati (eufemismo). Una realtà che si scontra con una politica fatta di luoghi comuni, ideologie confuse, la non conoscenza dei numeri e uno scarso concetto del diritto.

Non solo è una politica fiscale vecchia, iniqua e dannosa per le finanze dello Stato ma è anche già in uso in Italia: la legge di bilancio 2017 infatti prevede un’opzione di pagamento delle imposte a forfait, in unica soluzione, di 100mila euro per gli High net worth individuals (le persone con un alto patrimonio) che trasferiranno la loro residenza fiscale in Italia, indipendentemente dal loro livello reddituale. L’imposta sostitutiva in questione va a beneficio dei redditi prodotti all’estero, per ogni periodo d’imposta per cui viene esercitata. Estensibile ai familiari aggiungendo 25mila euro. L’opzione si rinnova annualmente e tacitamente per cessare solo dopo quindici (quindici!) anni dal primo periodo d’imposta di validità.

Non funziona come la flat tax, questa è un’imposta capitaria, ma la valenza è molto simile, se ne intuisce immediatamente la forma di pacco regalo (come se ce ne fosse bisogno) incartato da regime fiscale vantaggioso.

I numeri resi noti finora dall’Agenzia delle Entrate parlano di circa 160 ‘paperoni’ che hanno approfittato della generosa offerta dell’Italia (anche se i media prevedevano circa un migliaio di nuovi residenti). Provenienti prevalentemente dagli stati confinanti, in primis Francia e Svizzera. Per un totale di 16 milioni di euro racimolati dalle Stato Italiano a fronte di centinaia di milioni sottratti dalle casse dei paesi nei quali risiedevano precedentemente.

Un cortocircuito, quello degli sconti fiscali ai ricchi, che aldilà della Brexit e del fuggi fuggi di persone e capitali che potrebbe comportare, avanza inesorabile anche nei Paesi meno ‘fiscal friendly’. Così se i paradisi fiscali nel cuore d’Europa rimangono tali ecco che gli ‘inferni’ e i ‘purgatori’ cambiano per attirare cittadini facoltosi (solo con loro però).

Mentre i ministri della Repubblica girano il Paese in tour elettorale (c’è sempre un’elezione dietro l’angolo) promettendo l’aumento dei sussidi e la diminuzione delle tasse, l’Italia partecipa attivamente alla distruzione dei fondamenti costitutivi dell’Unione Europea giocando alla guerra dell’ultimo sconto fiscale, a cui tanti partecipano e in cui tutti perdono (gettito), risorse che giocoforza verranno sottratte al welfare.

Stefano Artusi

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