Barca ha torto (di nuovo)

Questa riforma non contiene "piccoli miglioramenti e piccoli difetti" "che si bilanciano" e che semplicemente "andranno gestiti", come scrive Barca, ma prosegue nel lento scivolamento verso la limitazione degli spazi decisionali e democratici dei cittadini, e per questo serve schierarsi e bocciarla.
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L’al­tro gior­no discu­te­vo con un com­pa­gno di par­ti­to che vole­va inse­ri­re in un volan­ti­no scrit­to di suo pugno un paral­le­lo tra que­sta rifor­ma costi­tu­zio­na­le e il famo­so pia­no di rina­sci­ta demo­cra­ti­ca di Licio Gel­li. Ho poco più di qua­ran­t’an­ni ed è alme­no la ter­za vol­ta che sen­to usa­re quel paral­le­lo, e ormai non mi chie­do nem­me­no più se sia vero, se dav­ve­ro Ren­zi e Boschi, per quan­to cor­re­gio­na­li di Gel­li, stia­no attuan­do un pia­no ever­si­vo-mas­so­ni­co o sem­pli­ce­men­te pro­muo­ven­do una brut­ta rifor­ma che, in quan­to brut­ta, somi­glia a qual­sia­si altro pia­no brut­to si met­ta in atto, fos­se anche del­la Spec­tre. Non me lo chie­do, per­ché ho l’im­pres­sio­ne che l’ar­go­men­to non fac­cia pre­sa — su di me non lo fa, per inci­so — e per­ché appun­to pre­fi­gu­ra cat­ti­vi da film di spio­nag­gio che acca­rez­za­no gat­ti sen­za pelo riden­do sardonicamente.

I fat­ti sono più noio­si, e dico­no che no, se que­sta brut­ta rifor­ma vin­ce­rà il refe­ren­dum di dicem­bre non avre­mo la dit­ta­tu­ra, non vedre­mo i mili­ta­ri mar­cia­re a pas­so del­l’o­ca per le stra­de, e quin­di è vero, come scri­ve Fabri­zio Bar­ca in una serie di elu­cu­bra­zio­ni per le qua­li è da qual­che gior­no ogget­to del­le iro­nie del­la rete (e non è la pri­ma vol­ta), che è inu­ti­le “ecci­ta­re l’e­le­fan­te”, come scri­ve (curio­sa scel­ta meta­fo­ri­ca, ma nem­me­no in que­sto caso è la pri­ma vol­ta), ovve­ro arro­ven­ta­re il dibat­ti­to evo­can­do la fine del mon­do in caso di un esi­to o di un altro. Ma non per­ché que­sta rifor­ma con­tie­ne “pic­co­li miglio­ra­men­ti e pic­co­li difet­ti” che “si bilan­cia­no” e che sem­pli­ce­men­te “andran­no gesti­ti”, come scri­ve lui, ma per­ché mol­to più banal­men­te pro­se­gue nel len­to sci­vo­la­men­to ver­so la limi­ta­zio­ne degli spa­zi deci­sio­na­li e demo­cra­ti­ci dei cit­ta­di­ni. Pun­to. E que­sto è più che suf­fi­cien­te per richia­ma­re al dove­re di pren­de­re una posi­zio­ne, altro che l’ ”asten­sio­ne atti­va” che pre­di­ca lui.

Que­sto non per­ché lo dica io, ma per­ché si trat­ta di un feno­me­no glo­ba­le e da qual­che tem­po anche mol­to ita­lia­no: c’è un’Eu­ro­pa gover­na­ta da poli­ti­che inca­pa­ci di cam­bia­re di segno e di pro­por­re solu­zio­ni alter­na­ti­ve tra di loro a pre­scin­de­re dal­l’o­rien­ta­men­to di par­ten­za di chi la gui­da, e da ben cin­que anni que­sto Pae­se è gover­na­to da ese­cu­ti­vi che, per quan­to espres­sio­ne di una demo­cra­zia par­la­men­ta­re, in nes­sun caso deri­va­no da una cam­pa­gna elet­to­ra­le in cui ave­va­no pre­sen­ta­to ai cit­ta­di­ni, chie­den­do il loro voto, ciò che poi effet­ti­va­men­te han­no legiferato.

No, il refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le non è in effet­ti la cal­de­ra di Yel­lo­w­sto­ne in un film di Emme­rich, che una mat­ti­na improv­vi­sa­men­te esplo­de e fini­sce il mon­do, ma que­sto è un Pae­se che ha già allon­ta­na­to metà del suo cor­po elet­to­ra­le dal voto e che si ritro­va gover­na­to da for­mu­le che l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca com­pat­ta­men­te descri­ve esse­re sen­za alter­na­ti­ve, aggiun­ger­ci il cari­co da 90 can­cel­lan­do la pos­si­bi­li­tà di eleg­ge­re i sena­to­ri (tra le altre cose), non sem­bra esse­re una gran­de idea.

Infi­ne, è da rispe­di­re al mit­ten­te l’i­dea che tut­to il dibat­ti­to sia descrit­to come un “ele­fan­te ecci­ta­to”, è offen­si­vo nei con­fron­ti di colo­ro, e sono tan­ti, che vote­ran­no sul­la base di ragio­ni, e non di sen­ti­men­ti “ecci­ta­ti”. Allo stes­so modo que­sto ter­zi­smo di ritor­no, che sem­bra così intel­li­gen­te e pon­de­ra­to su car­ta, mi chie­do, fun­zio­na? Que­sta cosa di dare un pes­si­mo giu­di­zio del dibat­ti­to, e poi di usar­lo come moti­vo per non par­te­ci­par­vi (a meno che non si rice­va una fin­ta tele­fo­na­ta da un pro­gram­ma radio­fo­ni­co, che disve­la quel­li che evi­den­te­men­te sono ben altri sen­ti­men­ti), dav­ve­ro con­tri­bui­sce a miglio­ra­re qual­co­sa? Un paio di anni fa Bar­ca sosten­ne che il cam­bia­men­to del Pd sareb­be venu­to non dal­la par­te­ci­pa­zio­ne ai suoi pro­ces­si com­ples­si­vi, ma dal­la col­ti­va­zio­ne di pro­get­ti loca­li: che insom­ma il Pd si sareb­be sal­va­to dal­le clien­te­le, dal­la fin­ta demo­cra­zia, dal tra­sfor­mi­smo poli­ti­co, dal crol­lo del­la par­te­ci­pa­zio­ne igno­ran­do tut­ti que­sti pro­ble­mi e i suoi ben noti respon­sa­bi­li e rifu­gian­do­si al cir­co­lo per occu­par­si del quar­tie­re. I risul­ta­ti son lì da vedere.

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