«Il rinvio dell’approvazione del ddl antisemitismo mostra tutta la debolezza di chi lo vuole approvare. Le mobilitazioni sono servite, ma è importante che non sia solo un modo per prendere tempo e approvarlo comunque, senza rivederlo.» Lo dichiara Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile.
«Non ci stancheremo mai di ripeterlo: questa legge non ha nulla a che vedere con il reale contrasto all’antisemitismo. Il rischio concreto è un altro: colpire il dissenso verso le politiche di Israele, mentre a Gaza è in corso un genocidio.»
Il nodo, per Possibile, è l’articolo 1, che porta nell’ordinamento la definizione IHRA con i suoi esempi. «Sovrappone le discriminazioni e l’odio per gli ebrei alla critica a uno Stato, e così consegna a chi governa un criterio elastico e potenzialmente molto pericoloso, utilizzabile contro chiunque denunci ciò che accade in Palestina».
«A dirlo non siamo solo noi. Kenneth Stern, che quella definizione l’ha scritta, ha chiesto esplicitamente che non diventi strumento per mettere a tacere le critiche o per comprimere il diritto di opinione. Se lo dice persino l’autore, chi la vuole inserire nell’ordinamento dovrebbe fermarsi.» aggiunge Druetti.
«Per noi il ddl va ripensato da capo, a partire dall’eliminazione della definizione IHRA. Continueremo a opporci in Parlamento e nelle piazze, con le associazioni, i collettivi e con tutte le persone che difendono la libertà e condannano il massacro del popolo palestinese».










