Pistoia: dopo la vittoria, chi governa il cambiamento?

Il sindaco di Pistoia Capecchi festeggia la vittoria
La vicenda pistoiese solleva una questione che riguarda tutte le coalizioni progressiste: come coniugare rappresentanza dei partiti, partecipazione civica e autonomia di governo.

Le dif­fi­col­tà che stan­no accom­pa­gnan­do la for­ma­zio­ne del­la nuo­va giun­ta comu­na­le di Pisto­ia han­no susci­ta­to discus­sio­ni e pre­oc­cu­pa­zio­ni ben oltre gli ambien­ti diret­ta­men­te coin­vol­ti nel­la trat­ta­ti­va. Sareb­be però un erro­re ridur­re quan­to sta acca­den­do a una nor­ma­le dia­let­ti­ca tra for­ze poli­ti­che, o a una con­tro­ver­sia sul­la com­po­si­zio­ne del­l’e­se­cu­ti­vo. Die­tro que­ste ten­sio­ni emer­ge infat­ti una que­stio­ne che riguar­da non sol­tan­to Pisto­ia, ma l’in­te­ro cam­po pro­gres­si­sta: come tra­sfor­ma­re una vit­to­ria elet­to­ra­le costrui­ta attra­ver­so una coa­li­zio­ne ampia e plu­ra­le in una rea­le espe­rien­za di gover­no del cam­bia­men­to.

La ricon­qui­sta del Comu­ne di Pisto­ia dopo nove anni di ammi­ni­stra­zio­ne del­la destra è sta­ta il risul­ta­to di un per­cor­so poli­ti­co e civi­le che ha coin­vol­to sog­get­ti diver­si. Par­ti­ti, liste civi­che, asso­cia­zio­ni, mon­di del­l’im­pe­gno socia­le e cul­tu­ra­le, cit­ta­di­ne e cit­ta­di­ni han­no con­tri­bui­to a costrui­re una pro­po­sta cre­di­bi­le di alter­na­ti­va. Nes­su­no può ragio­ne­vol­men­te riven­di­ca­re quel­la vit­to­ria come patri­mo­nio esclu­si­vo di una sin­go­la orga­niz­za­zio­ne poli­ti­ca.

Mol­ti elet­to­ri han­no cer­ta­men­te vota­to per appar­te­nen­za poli­ti­ca. Altri han­no scel­to le diver­se for­ze del­la coa­li­zio­ne. Mol­ti, però, han­no soste­nu­to soprat­tut­to una pro­spet­ti­va di cam­bia­men­to, rico­no­scen­do­si in una can­di­da­tu­ra capa­ce di par­la­re a mon­di diver­si e di costrui­re una con­ver­gen­za più ampia del­le tra­di­zio­na­li appar­te­nen­ze di par­ti­to. È pro­prio que­sto uno degli ele­men­ti che meri­ta di esse­re pre­ser­va­to nel­la fase suc­ces­si­va alle ele­zio­ni.

Ogni espe­rien­za poli­ti­ca cono­sce il pas­sag­gio deli­ca­to dal­la coa­li­zio­ne elet­to­ra­le alla coa­li­zio­ne di gover­no. Vin­ce­re un’e­le­zio­ne e gover­na­re sono atti­vi­tà pro­fon­da­men­te diver­se. La coa­li­zio­ne elet­to­ra­le nasce per rac­co­glie­re con­sen­so, per costrui­re una pro­po­sta capa­ce di con­vin­ce­re gli elet­to­ri. La coa­li­zio­ne di gover­no è chia­ma­ta inve­ce ad assu­me­re respon­sa­bi­li­tà, pren­de­re deci­sio­ni, indi­vi­dua­re prio­ri­tà e costrui­re una squa­dra ammi­ni­stra­ti­va in gra­do di rea­liz­za­re il pro­gram­ma pre­sen­ta­to ai cit­ta­di­ni.

In que­sta fase emer­go­no ine­vi­ta­bil­men­te esi­gen­ze diver­se. Le for­ze poli­ti­che chie­do­no legit­ti­ma­men­te che il con­sen­so otte­nu­to tro­vi una rap­pre­sen­tan­za ade­gua­ta. È una richie­sta che affon­da le pro­prie radi­ci nel prin­ci­pio demo­cra­ti­co e nel ruo­lo essen­zia­le che i par­ti­ti con­ti­nua­no a svol­ge­re nel­la vita pub­bli­ca. Nel­lo stes­so tem­po il sin­da­co elet­to riven­di­ca la respon­sa­bi­li­tà di costrui­re una squa­dra di gover­no coe­ren­te con il man­da­to rice­vu­to dagli elet­to­ri e con gli obiet­ti­vi che la coa­li­zio­ne si è impe­gna­ta a per­se­gui­re.

Si trat­ta di esi­gen­ze entram­be legit­ti­me.

Il pro­ble­ma nasce quan­do il con­fron­to tra que­ste esi­gen­ze si tra­sfor­ma in una com­pe­ti­zio­ne per il con­trol­lo del­le scel­te poli­ti­che e ammi­ni­stra­ti­ve. Quan­do la discus­sio­ne sul gover­no del­la cit­tà rischia di esse­re per­ce­pi­ta soprat­tut­to come una que­stio­ne di rap­por­ti di for­za tra grup­pi diri­gen­ti. Quan­do la costru­zio­ne di una visio­ne con­di­vi­sa lascia il posto alla ricer­ca di equi­li­bri inter­ni. In quel momen­to si pro­du­ce una frat­tu­ra che può risul­ta­re dif­fi­ci­le da ricom­por­re.

Per­ché ciò che ha con­sen­ti­to la vit­to­ria non è sta­to sol­tan­to il peso elet­to­ra­le del­le sin­go­le orga­niz­za­zio­ni. È sta­ta soprat­tut­to la capa­ci­tà di appa­ri­re come una pro­po­sta poli­ti­ca aper­ta, inclu­si­va, capa­ce di rap­pre­sen­ta­re inte­res­si, sen­si­bi­li­tà e cul­tu­re diver­se.

La sfi­da non riguar­da sol­tan­to Pisto­ia. Da anni la sini­stra e il cen­tro­si­ni­stra ita­lia­ni si con­fron­ta­no con una con­trad­di­zio­ne che attra­ver­sa l’in­te­ro cam­po pro­gres­si­sta. Da una par­te esi­ste la neces­si­tà di costrui­re allean­ze ampie per con­tra­sta­re effi­ca­ce­men­te la destra. Dal­l’al­tra emer­ge una cre­scen­te doman­da di par­te­ci­pa­zio­ne, inno­va­zio­ne, aper­tu­ra alla socie­tà civi­le e valo­riz­za­zio­ne del­le com­pe­ten­ze.

La for­mu­la del cosid­det­to “cam­po lar­go” nasce pro­prio dal ten­ta­ti­vo di tene­re insie­me que­ste esi­gen­ze. Ma il cam­po lar­go non può esse­re ridot­to a una sem­pli­ce som­ma­to­ria di sigle, né a un accor­do tra grup­pi diri­gen­ti. Se così fos­se, fini­reb­be ine­vi­ta­bil­men­te per ripro­dur­re le stes­se dina­mi­che che negli ulti­mi decen­ni han­no con­tri­bui­to ad allon­ta­na­re mol­ti cit­ta­di­ni dal­la par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca.

Una coa­li­zio­ne lar­ga fun­zio­na quan­do rie­sce a rap­pre­sen­ta­re la socie­tà rea­le. Quan­do valo­riz­za com­pe­ten­ze ed espe­rien­ze diver­se. Quan­do met­te al cen­tro gli obiet­ti­vi con­di­vi­si e non la distri­bu­zio­ne del­le posi­zio­ni. Quan­do costrui­sce un pro­get­to comu­ne sen­za can­cel­la­re le dif­fe­ren­ze. In que­sto qua­dro, l’au­to­no­mia di chi è chia­ma­to a gover­na­re non dovreb­be esse­re con­si­de­ra­ta un pro­ble­ma da con­te­ne­re, ma una risor­sa da valo­riz­za­re.

L’or­di­na­men­to attri­bui­sce al sin­da­co una respon­sa­bi­li­tà diret­ta nei con­fron­ti del­la comu­ni­tà. I cit­ta­di­ni non eleg­go­no sol­tan­to una coa­li­zio­ne. Eleg­go­no una per­so­na chia­ma­ta a gui­da­re l’am­mi­ni­stra­zio­ne e a rispon­de­re del­le pro­prie scel­te davan­ti agli elet­to­ri. Per que­sto appa­re ragio­ne­vo­le che chi assu­me tale respon­sa­bi­li­tà pos­sa dispor­re degli stru­men­ti neces­sa­ri per costrui­re una squa­dra di gover­no coe­ren­te, com­pe­ten­te ed effi­ca­ce.

Difen­de­re que­sto prin­ci­pio non signi­fi­ca met­te­re in discus­sio­ne il ruo­lo dei par­ti­ti. Signi­fi­ca piut­to­sto rico­no­sce­re che il buon gover­no nasce dal­l’e­qui­li­brio tra rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca, respon­sa­bi­li­tà isti­tu­zio­na­le e capa­ci­tà ammi­ni­stra­ti­va.

Le que­stio­ni che atten­do­no le ammi­ni­stra­zio­ni loca­li sono trop­po impor­tan­ti per esse­re oscu­ra­te dal­le discus­sio­ni sugli asset­ti inter­ni. La qua­li­tà dei ser­vi­zi pub­bli­ci, le poli­ti­che socia­li, il lavo­ro, la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca, il dirit­to alla casa, la rige­ne­ra­zio­ne urba­na, la par­te­ci­pa­zio­ne demo­cra­ti­ca, la tute­la dei beni comu­ni rap­pre­sen­ta­no le sfi­de sul­le qua­li i cit­ta­di­ni misu­re­ran­no la capa­ci­tà di gover­no del­le nuo­ve mag­gio­ran­ze. È su que­sti ter­re­ni che si costrui­sce la cre­di­bi­li­tà del cam­bia­men­to.

Per una for­za poli­ti­ca come Pos­si­bi­le, nata con l’am­bi­zio­ne di inno­va­re la poli­ti­ca e di raf­for­za­re la par­te­ci­pa­zio­ne demo­cra­ti­ca, que­sta discus­sio­ne assu­me un signi­fi­ca­to par­ti­co­la­re. Non si trat­ta di schie­rar­si a favo­re o con­tro una per­so­na, né di inter­ve­ni­re nel­le dina­mi­che inter­ne di altre for­ze poli­ti­che. Si trat­ta di affer­ma­re un prin­ci­pio che dovreb­be appar­te­ne­re a tut­te le cul­tu­re demo­cra­ti­che e pro­gres­si­ste: le coa­li­zio­ni fun­zio­na­no quan­do nes­su­no pre­ten­de di pos­se­der­le.

Fun­zio­na­no quan­do i par­ti­ti rico­no­sco­no il valo­re del­le ener­gie civi­che che con­tri­bui­sco­no alla costru­zio­ne del con­sen­so. Quan­do la lea­der­ship vie­ne con­si­de­ra­ta una respon­sa­bi­li­tà e non una pro­prie­tà. Quan­do il plu­ra­li­smo è per­ce­pi­to come una ric­chez­za e non come un pro­ble­ma da gesti­re.

La vit­to­ria del cen­tro­si­ni­stra a Pisto­ia ha susci­ta­to aspet­ta­ti­ve, entu­sia­smo e spe­ran­ze. Mol­ti cit­ta­di­ni sono tor­na­ti a guar­da­re alla poli­ti­ca con inte­res­se per­ché han­no intra­vi­sto la pos­si­bi­li­tà di una sta­gio­ne nuo­va.Quel­la fidu­cia rap­pre­sen­ta oggi il bene più pre­zio­so. Sareb­be un erro­re disper­der­la pro­prio nel momen­to in cui ini­zia l’e­spe­rien­za di gover­no.

La sfi­da che atten­de le for­ze pro­gres­si­ste non è sol­tan­to vin­ce­re le ele­zio­ni. È dimo­stra­re che esi­ste un modo diver­so di eser­ci­ta­re il pote­re. Se le coa­li­zio­ni lar­ghe voglio­no rap­pre­sen­ta­re una spe­ran­za di cam­bia­men­to, devo­no esse­re capa­ci di inno­va­re non solo i pro­gram­mi, ma anche le pra­ti­che del­la poli­ti­ca.

È una sfi­da che riguar­da Pisto­ia. Ma riguar­da, oggi, l’in­te­ro cen­tro­si­ni­stra ita­lia­no.

Pos­si­bi­le Pisto­ia

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