Marche: la parità di genere è ancora lontana

Le quote di genere per la giunta regionale abbiano come obiettivo una più equa ripartizione del potere esecutivo, in linea con la Costituzione e le altre leggi nazionali. Lettera alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Marche

Le quo­te di gene­re per la giun­ta regio­na­le abbia­no come obiet­ti­vo una più equa ripar­ti­zio­ne del pote­re ese­cu­ti­vo, in linea con la Costi­tu­zio­ne e le altre leg­gi nazio­na­li

Let­te­ra alle Con­si­glie­re e ai Con­si­glie­ri del­la Regio­ne Mar­che

Pari­tà signi­fi­ca 50–50. Oggi il Con­si­glio Regio­na­le del­le Mar­che è com­po­sto da 6 don­ne e 24 uomi­ni. 20% — 80%. Il 2025 ha segna­to per la pri­ma vol­ta un pas­so indie­tro, veden­do una dimi­nu­zio­ne del­le don­ne elet­te in Con­si­glio regio­na­le. Non stu­pi­sce, se si con­si­de­ra anche il fat­to che, tra i due schie­ra­men­ti prin­ci­pa­li che com­pe­te­va­no alle ele­zio­ni, c’era qua­si il 70% di capo­li­sta uomi­ni. Nel­la giun­ta scel­ta dal Pre­si­den­te Acqua­ro­li ci sono cin­que uomi­ni e una sola don­na: se si inclu­de nel con­to anche lo stes­so Pre­si­den­te, signi­fi­ca il 14.28%, come era anche nel perio­do 2020–2025, sem­pre con la gui­da di Acqua­ro­li.

La pari­tà è anco­ra mol­to lon­ta­na nel­le Mar­che.

Il 18 feb­bra­io 2026 è sta­ta appro­va­ta in pri­ma let­tu­ra una pro­po­sta di leg­ge per la modi­fi­ca del­lo Sta­tu­to del­la Regio­ne Mar­che al fine di inse­ri­re le quo­te di gene­re nel­la giun­ta regio­na­le, per una più equa rap­pre­sen­tan­za e distri­bu­zio­ne dei ruo­li deci­sio­na­li. La pro­po­sta ini­zia­le del­la con­si­glie­ra Rug­ge­ri indi­ca­va il 40% come soglia mini­ma di don­ne nel­la giun­ta regio­na­le. Si pro­po­ne­va anche di intro­dur­re la quo­ta mini­ma dei due quin­ti (pari anch’esso al 40%) nel­la com­po­si­zio­ne dell’Ufficio di Pre­si­den­za.

Le due pro­po­ste, per quan­to non rag­giun­ges­se­ro anco­ra la pari­tà, mira­va­no ad avvi­ci­na­re le isti­tu­zio­ni ad una più bilan­cia­ta ripar­ti­zio­ne del pote­re. Tut­ta­via, già in com­mis­sio­ne sono sta­te cam­bia­te e si è sce­si al 30% per la com­po­si­zio­ne del­la giun­ta, men­tre per l’ufficio di pre­si­den­za si è inse­ri­ta la fra­se sim­bo­li­ca sen­za garan­zia alcu­na: “Nel­la com­po­si­zio­ne è garan­ti­ta, qua­lo­ra pos­si­bi­le, la pre­sen­za di cia­scun gene­re”. Que­sto arre­tra­men­to rispet­to alla soglia ini­zia­le è sta­to chie­sto dal­la mag­gio­ran­za di cen­tro-destra ed accet­ta­to dall’opposizione in Com­mis­sio­ne, infi­ne appro­va­to dal Con­si­glio Regio­na­le nel­la sedu­ta del 18 feb­bra­io 2026.

Ricor­dia­mo in par­ti­co­la­re che per quan­to riguar­da la giun­ta regio­na­le, le per­so­ne che ne fan­no par­te ven­go­no scel­te dal Pre­si­den­te, quin­di non ci sono vin­co­li che giu­sti­fi­chi­no la man­ca­ta asse­gna­zio­ne del ruo­lo di asses­so­ra ad una don­na. Si trat­ta di volon­tà poli­ti­ca.

Nel­la sedu­ta del Con­si­glio regio­na­le, da par­te del­la mag­gio­ran­za e dell’opposizione si è par­la­to con toni trion­fa­li­sti­ci di con­di­vi­sio­ne una­ni­me e di sen­so di respon­sa­bi­li­tà per la sin­te­si tro­va­ta. Noi leg­gia­mo que­sta sin­te­si e que­sta respon­sa­bi­li­tà come fat­te esclu­si­va­men­te a sca­pi­to del­la rap­pre­sen­tan­za di gene­re e di una giu­sta distri­bu­zio­ne del­le cari­che. Peral­tro, la nor­ma, qua­lo­ra appro­va­ta, non entre­reb­be in vigo­re nel­la pre­sen­te legi­sla­tu­ra ma in quel­la suc­ces­si­va, dan­do così la pos­si­bi­li­tà all’attuale giun­ta di con­ti­nua­re ad mini­miz­za­re il ruo­lo del­le don­ne nel pote­re ese­cu­ti­vo regio­na­le.

Essen­do una rifor­ma del­lo Sta­tu­to del­la Regio­ne, la pro­po­sta di leg­ge deve esse­re appro­va­ta due vol­te con il mede­si­mo testo, a distan­za di alme­no due mesi. In vista dun­que del­la secon­da let­tu­ra che potreb­be avve­ni­re a bre­ve, voglia­mo espri­me­re il nostro disac­cor­do sul­la pro­po­sta.

Non per­ché con­tra­rie e con­tra­ri all’inserimento del­le quo­te di gene­re, che rite­nia­mo esse­re uno stru­men­to tem­po­ra­neo neces­sa­rio per supe­ra­re un limi­te impo­sto da decen­ni e decen­ni di distri­bu­zio­ne dei ruo­li lega­ta a ste­reo­ti­pi di gene­re, oltre che alle diver­se pos­si­bi­li­tà di acces­so ai luo­ghi deci­sio­na­li a cau­sa di strut­tu­re socia­li ed eco­no­mi­che (dispo­ni­bi­li­tà di tem­po e risor­se) che con­tri­bui­sco­no a por­ta­re avan­ti il diva­rio tra uomi­ni e don­ne.

Fin­tan­to che ci sarà biso­gno del­le quo­te per garan­ti­re equa pre­sen­za ed inca­ri­chi, non pos­sia­mo accon­ten­tar­ci di un 30%, che con­ti­nue­reb­be a rele­ga­re le don­ne ad una pre­sen­za pura­men­te di fac­cia­ta. 

Pari­tà signi­fi­ca 50–50 ed è que­sto l’obiettivo a cui miria­mo, come già era sta­to pro­po­sto dall’ex con­si­glie­ra Bora nel­la pre­ce­den­te legi­sla­tu­ra regio­na­le.

Pre­so atto con disap­pro­va­zio­ne del­la man­ca­ta volon­tà del­la poli­ti­ca regio­na­le di dare pie­na attua­zio­ne ai prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li, secon­do i qua­li “la Repub­bli­ca pro­muo­ve con appo­si­ti prov­ve­di­men­ti le pari oppor­tu­ni­tà tra don­ne e uomi­ni” (art. 51 Cost.), ci aspet­tia­mo che ven­ga come mini­mo rispet­ta­ta l’ormai con­sue­ta soglia del 40% del gene­re meno rap­pre­sen­ta­to.

Que­sto requi­si­to mini­mo è già pre­sen­te infat­ti a livel­lo di com­po­si­zio­ne del­le liste nel­la leg­ge elet­to­ra­le del­la stes­sa Regio­ne Mar­che, nel­la leg­ge elet­to­ra­le nazio­na­le e, in misu­ra anco­ra più pari­ta­ria al 50–50, per le ele­zio­ni del par­la­men­to euro­peo. Anche per quan­to riguar­da la com­po­si­zio­ne del­le giun­te, qua­lo­ra pre­sen­te, la leg­ge pre­ve­de la soglia mini­ma del 40%, ad esem­pio nel­le giun­te dei comu­ni con popo­la­zio­ne supe­rio­re a 3000 abi­tan­ti.

Nes­su­na e nes­su­no dovreb­be esse­re fie­ro di una leg­ge che vede – anzi, vedrà fra 5 anni – le don­ne anco­ra rele­ga­te ad una inin­fluen­te pre­sen­za sim­bo­li­ca. Né ci si può appel­la­re al sen­so di respon­sa­bi­li­tà, che va sol­tan­to a tute­la di un siste­ma di pote­re che con­ti­nua a pro­teg­ge­re se stes­so, non garan­ten­do spa­zio nei ruo­li ese­cu­ti­vi a metà del­la popo­la­zio­ne.

Chie­dia­mo quin­di a tut­te le Con­si­glie­re e i Con­si­glie­ri del­la Regio­ne Mar­che, di mag­gio­ran­za e oppo­si­zio­ne, di fare un pas­so indie­tro su que­sta leg­ge che rap­pre­sen­ta un com­pro­mes­so al ribas­so che non gio­va alle don­ne mar­chi­gia­ne, al pro­gres­so poli­ti­co, socia­le, cul­tu­ra­le del­la Regio­ne, né alla demo­cra­zia.

Una leg­ge simi­le può e deve esse­re fat­ta con l’ambizione di ave­re un’equa ripar­ti­zio­ne tra gene­ri del­le cari­che ese­cu­ti­ve ed è que­sto quan­to ci aspet­tia­mo come elet­tri­ci ed elet­to­ri del­la Regio­ne Mar­che da chi rico­pre un ruo­lo poli­ti­co e isti­tu­zio­na­le: più corag­gio e più attac­ca­men­to ai prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li di egua­glian­za.

Ali­ce Cava­lie­ri, Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo di Pos­si­bi­le e Pos­si­bi­le Mar­che

Luca Ange­lo­ni, Coor­di­na­to­re di Pos­si­bi­le Mar­che

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