9 maggio, buona festa dell’Europa

La rea­liz­za­zio­ne di un’Europa uni­ta e sovra­na rap­pre­sen­ta l’antidoto più poten­te con­tro la guer­ra e la solu­zio­ne più effi­ca­ce per rispon­de­re alle gran­di sfi­de glo­ba­li del­la nostra epo­ca.

Pro­prio oggi a Stra­sbur­go si ter­rà la ceri­mo­nia fina­le del­la Con­fe­ren­za sul futu­ro dell’Europa che dovrà pro­nun­ciar­si sul­le pro­po­ste espres­se dal­la socie­tà civi­le duran­te un anno di lavo­ri.

Nel­le rac­co­man­da­zio­ni adot­ta­te dal­la ple­na­ria del­la Con­fe­ren­za, le cit­ta­di­ne e i cit­ta­di­ni han­no chie­sto di esse­re mag­gior­men­te coin­vol­ti nei pro­ces­si deci­sio­na­li euro­pei e allo stes­so tem­po recla­ma­to un’Unione euro­pea in gra­do di rea­gi­re di fron­te al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, di lot­ta­re con­tro le disu­gua­glian­ze socia­li, di deci­de­re in mate­ria di salu­te e di migra­zio­ne. E anco­ra, un’Unione Euro­pea in gra­do di agi­re a livel­lo glo­ba­le con una poli­ti­ca di dife­sa e poli­ti­ca este­ra. Per ren­de­re l’Unione capa­ce di deci­de­re in que­ste mate­rie in manie­ra effi­ca­ce, le cit­ta­di­ne e i cit­ta­di­ni han­no chie­sto, fra l’altro, di met­te­re fine alla obso­le­ta e anti­de­mo­cra­ti­ca rego­la dell’unanimità, sosti­tuen­do­la con deci­sio­ni a mag­gio­ran­za qua­li­fi­ca­ta.

Le richie­ste dei cit­ta­di­ni e del­le cit­ta­di­ne devo­no tro­va­re rispo­sta pro­prio a par­ti­re da oggi, in quel­lo che sarà il segui­to del­la Con­fe­ren­za sul futu­ro dell’Europa. Anche il Par­la­men­to euro­peo qual­che gior­no fa ha chie­sto di invi­ta­re for­mal­men­te i Pae­si dell’Ue ad avvia­re una Con­ven­zio­ne sul­la rifor­ma dei Trat­ta­ti che con­tem­pli le rac­co­man­da­zio­ni dei cit­ta­di­ni e del­le cit­ta­di­ne, emer­se duran­te la Con­fe­ren­za.

Il 9 mag­gio di quest’anno, pro­cla­ma­to dall’UE “anno euro­peo del­la gio­ven­tù” deve segna­re il momen­to in cui l’Europa del­la pros­si­ma gene­ra­zio­ne diven­ta l’Europa del pre­sen­te. 

Fede­ra­le, demo­cra­ti­ca, soli­da­le, equa, giu­sta, aper­ta al mon­do: que­sta è l’Europa di Pos­si­bi­le.

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