Vorrei un’Italia verde

Vorrei un’Italia verde. Ma so che, per ottenerla, non possiamo più stare a guardare, ma rimboccarci le maniche e farcela insieme.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Vorrei un’Italia dove non ci si ribel­la con­tro i sac­chet­ti com­po­sta­bi­li da due cen­te­si­mi ma anzi, ci si bat­te per­ché anche i guan­ti diven­ti­no del­lo stes­so mate­ria­le e si tro­vi una solu­zio­ne per le eti­chet­te, che non sono bio­de­gra­da­bi­li.

Vor­rei un’Italia dove non ser­ve che l’Europa vie­ti le pla­sti­che monou­so, per­ché le ha già vie­ta­te lei.

Vor­rei un’Italia che sfrut­ta la luce del sole, la for­za del ven­to e la poten­za del­le onde per illu­mi­na­re le cit­tà.

Vor­rei un’Italia dove le cit­tà prin­ci­pa­li non sono som­mer­se dal­la spaz­za­tu­ra, dove le per­so­ne fan­no la dif­fe­ren­zia­ta cor­ret­ta­men­te, dove le disca­ri­che non van­no a fuo­co riem­pen­do l’aria di dios­si­na.

Vor­rei un’Italia dove i mez­zi pub­bli­ci sono tut­ti eco­so­ste­ni­bi­li e non vec­chie car­cas­se che tos­si­sco­no fumo nero ad ogni par­ten­za.

Vor­rei un’Italia illu­mi­na­ta a led, dove le luci dei nego­zi non riman­go­no acce­se tut­ta la not­te.

Vor­rei un’Italia dove i nego­zi, d’estate, non han­no un’aria con­di­zio­na­ta esa­ge­ra­ta e ten­go­no le por­te chiu­se.

Vor­rei un’Italia dove è più sem­pli­ce tro­va­re super­mer­ca­ti che ven­do­no pro­dot­ti sfu­si o sen­za imbal­lag­gi di pla­sti­ca.

Vor­rei un’Italia dove tut­te le pen­ne sono fat­te di pla­sti­ca rici­cla­ta e tut­ti i qua­der­ni di car­ta rici­cla­ta.

Vor­rei un’Italia che pren­de seria­men­te il riscal­da­men­to glo­ba­le e si impe­gna a diven­ta­re un pae­se a zero emis­sio­ni.

Vor­rei un’Italia fat­ta di eco­tas­se ed ecoin­cen­ti­vi.

Vor­rei un’Italia ver­de. Ma so che, per otte­ner­la, non pos­sia­mo più sta­re a guar­da­re, ma rim­boc­car­ci le mani­che e far­ce­la insieme.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

La rainbow map 2026 racconta un’Italia che sui diritti continua ad arretrare

Oggi ILGA-Euro­pe ha pub­bli­ca­to la Rain­bow Map 2026, la clas­si­fi­ca annua­le che misu­ra quan­to gli Sta­ti euro­pei garan­ti­sco­no dirit­ti e pro­te­zio­ni alle per­so­ne LGBTQIA+. L’I­ta­lia scen­de dal 35° al 36° posto su 49 Pae­si. Anco­ra una vol­ta, peg­gio­ria­mo. Non basta quel­lo che abbia­mo, e chi vuo­le gover­na­re que­sto Pae­se deve pren­de­re aper­ta­men­te un impe­gno chia­ro e sen­za ambi­gui­tà. Per tut­tɜ, per noi.

Un’Europa democratica e federale non è un’utopia: è una necessità urgente. Festa dell’Europa, Torino

L’Europa non può con­ti­nua­re a dipen­de­re dagli Sta­ti Uni­ti per la pro­pria sicu­rez­za e per il pro­prio peso poli­ti­co inter­na­zio­na­le. Deve impa­ra­re a par­la­re con una sola voce e ad agi­re in modo rapi­do ed effi­ca­ce, nel rispet­to del­la demo­cra­zia e del­lo sta­to di dirit­to. Oggi, inve­ce, il veto di un sin­go­lo Sta­to può bloc­ca­re deci­sio­ni fon­da­men­ta­li sul­la poli­ti­ca este­ra, sul­la dife­sa, sull’energia o sui dirit­ti socia­li, ren­den­do l’Unione debo­le e divi­sa.