“Rosaria Lentini a Caserta e Vania Vannucchi a Lucca: oggi sono i loro nomi che dobbiamo piangere e aggiungere alla lista ormai troppo lunga dei femminicidi commessi in Italia dall’inizio dell’anno. Le istituzioni parlano di emergenza e di tavoli interistituzionali da attivare a settembre. Mi chiedo, senza voler alimentare polemiche, per quale motivo si continuino a usare parole sbagliate e a tamponare con soluzioni appunto ‘emergenziali’, senza mettere in campo una strategia precisa contro il femminicidio”. lo dichiara in una nota la deputata di Possibile Beatrice Brignone. “ ‘Emergenza’ si riferisce a un fenomeno improvviso e comunque temporalmente circoscritto. Qui ci troviamo di fronte non ad episodi sporadici, ma giornalieri, a circostanze che si ripetono uguali da anni e anni. Non dobbiamo più gestire emergenze, ma capovolgere un fronte di ‘violenza ordinaria’ sulle donne. Prima di tutto non abituandoci al femminicidio e non giustificandolo, come fanno alcuni media, parlando ancora e ancora di ‘follia’ o di fantomatici ‘amori malati’. In secondo luogo dando alle donne tutti gli strumenti utili per poter denunciare, per essere protette e per avere sostegni concreti. Ribadisco la mia richiesta di una Commissione bicamerale sul fenomeno della violenza di genere: proprio perché la situazione è troppo complessa e radicata servono misure studiate, serve affrontare il fenomeno in maniera sistemica e forte. Basta interventi spot e frasi di circostanza”.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.









