“A fine giugno si discuterà in sede Europea l’accordo commerciale tra Canada e Ue, il CETA, nel solco dei nuovi trattati economici che dovrebbero favorire l’apertura dei mercati e la creazione di lavoro. Molte inchieste e denunce hanno fatto emergere come questo accordo invece di favorire lavoro e sviluppo sia punitivo nei confronti di piccoli produttori a vantaggio delle multinazionali. L’accordo dovrebbe vedere il coinvolgimento dei Parlamenti dei diversi Stati, ma in realtà la strada scelta è quella di far decidere esclusivamente gli esecutivi. Per questo ho deciso di sostenere una petizione per impegnare il Governo italiano a non appoggiare la scelta di ratificare l’accordo soltanto in Commissione Europea, come invece è orientato a fare il ministro Calenda, danneggiando anche i Parlamenti degli altri Stati membri. La sede per discutere il trattato resta il Parlamento perché quello è il luogo dove devono essere discusse approfonditamente scelte che avranno inevitabili ricadute sulla vita di milioni di cittadini”. Così in una nota il deputato di Possibile Pippo Civati.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.









