Bonus 80 euro, l’inganno e l’involuzione

«La rivo­lu­zio­ne è appe­na ini­zia­ta, gli 80 euro e l’I­rap sono l’an­ti­pa­sto […] ser­ve man­te­ne­re cre­di­bi­li­tà sui mer­ca­ti. Sarà pos­si­bi­le se resta alta l’at­ten­zio­ne su tut­te le rifor­me. Se ci riu­scia­mo, allo­ra pre­sto potre­mo allar­ga­re il taglio del­le tas­se agli inca­pien­ti, alle par­ti­ta Iva e ai pen­sio­na­ti», Mat­teo Ren­zi, 20 Apri­le 2014 (Ansa.it).

La doman­da non dovreb­be stu­pi­re. Che fine ha fat­to il bonus da 80 euro agli inca­pien­ti? E soprat­tut­to, che effet­to ha avu­to sul­le buste paga e sul­la pro­pen­sio­ne alla spe­sa da par­te dei per­cet­to­ri?

L’ultimo docu­men­to in ordi­ne di tem­po che ten­ta di rispon­de­re al que­si­to, è uno stu­dio effet­tua­to dal­la CISL, secon­do il qua­le le fami­glie ita­lia­ne che bene­fi­cia­no in qual­che modo del bonus da 80 euro ero­ga­to dal gover­no Ren­zi nel 2015 sareb­be­ro 8,2 milio­ni, il 32,5% del tota­le. La valu­ta­zio­ne del­la CISL ha mes­so in evi­den­za uno degli effet­ti distor­si­vi del­lo sgra­vio fisca­le, ovve­ro la pos­si­bi­li­tà che un grup­po fami­lia­re pos­sa pren­de­re più di un asse­gno, essen­do il bonus asse­gna­to indi­vi­dual­men­te.

Sareb­be­ro infat­ti cir­ca 6,7 milio­ni le fami­glie (82%) in cui vi è un solo per­cet­to­re di bonus, men­tre le fami­glie con due per­cet­to­ri sono ben 1,4 milio­ni; oltre 100 mila, infi­ne, le fami­glie con tre o più per­cet­to­ri. Con­si­de­ra­to che, sem­pre secon­do lo stu­dio CISL, il bonus è costa­to cir­ca 10 miliar­di in un anno (86 euro men­si­li di media, dico­no le sti­me di Ban­ki­ta­lia), l’82% del­le fami­glie (un solo per­cet­to­re) ha inca­me­ra­to appe­na il 68% del­la som­ma com­ples­si­va, il 17% del­le fami­glie (quel­le con due per­cet­to­ri) ha incas­sa­to il 28% e l’1,2% (con 3 o più per­cet­to­ri di bonus) ha inci­so alme­no sul restan­te 3,6% del­la som­ma tota­le. Sen­za que­sta spe­re­qua­zio­ne, attri­buen­do cioè un solo bonus per fami­glia, si sareb­be­ro potu­ti rispar­mia­re 1,7 miliar­di al fine di ero­gar­li in bonus per altre ulte­rio­ri 1,6 milio­ni di fami­glie. Avrem­mo cioè potu­to for­ni­re un cre­di­to anche a chi ha l’imposta azze­ra­ta, a tut­ti quei per­cet­to­ri di red­di­to che sono al di sot­to del­la tax area, agli inca­pien­ti, sti­ma­ti in un milio­ne di fami­glie, secon­do i dati ISTAT del 2014, e inve­ce esclu­si dal prov­ve­di­men­to del gover­no.

Nell’indagine divul­ga­ta da Ban­ki­ta­lia lo scor­so 3 Dicem­bre (“I bilan­ci del­le fami­glie ita­lia­ne nell’anno 2014”, nume­ro 64) e ripre­sa sta­ma­ne da Il Fat­to Quo­ti­dia­no, si spe­ci­fi­ca che il nume­ro di fami­glie rice­ven­ti il bonus nel 2014 è di 5,4 milio­ni, pari al 21,9% del tota­le e l’assegno men­si­le medio è pari a 86 euro, come altre­sì det­to. La spe­re­qua­zio­ne non è solo fra le fasce di red­di­to, ma anche geo­gra­fi­ca: il Nord è sopra media, con una quo­ta di fami­glie inte­res­sa­te pari al 25,4%; Cen­tro e Sud si fer­ma­no rispet­ti­va­men­te a 19% e 18,5%.

Il gra­fi­co che segue, pub­bli­ca­to da Ban­ki­ta­lia, emer­ge chia­ra­men­te che appe­na il 13% del­le fami­glie con il red­di­to più bas­so (1° quin­to, red­di­to infe­rio­re a 9000 euro) ha bene­fi­cia­to del bonus fisca­le, inci­den­do solo sul 10% dell’importo com­ples­si­vo ero­ga­to. Osser­va­te come la cur­va (esem­pli­fi­ca­ta dal­le bar­re gial­le e da quel­le blu), sia mas­si­ma fra il 3° e 4° quin­to, ove sia la quo­ta di fami­glie rag­giun­te che la quo­ta di bonus ero­ga­to sfio­ra il 30%.

80 euro

La rivo­lu­zio­ne è solo una paro­la, get­ta­ta insie­me ad altre paro­le in un qua­dro pri­vo di un qual­sia­si dise­gno poli­ti­co.

Una rivo­lu­zio­ne che ha pre­mia­to gli abbien­ti ed ha lascia­to le bri­cio­le ai sen­za red­di­to, ai sen­za tito­lo di stu­dio. Se infat­ti guar­das­si­mo alla distri­bu­zio­ne del bonus rispet­to a quest’ultimo aspet­to, la spe­re­qua­zio­ne è anco­ra più evi­den­te, dal momen­to che spes­so il red­di­to va di pari pas­so con il tito­lo di stu­dio:

Tito­lo di stu­dio Quo­ta di fami­glie bene­fi­cia­rie
sen­za tito­lo 2,2
licen­za di scuo­la ele­men­ta­re 4,6
licen­za di scuo­la media 28,1
diplo­ma di scuo­la secon­da­ria supe­rio­re 28,7
lau­rea 20,8

 

L’incidenza, nuo­va­men­te, aumen­ta per le clas­si cen­tra­li — licen­za di scuo­la media e di scuo­la secon­da­ria supe­rio­re — e dimi­nui­sce per le clas­si mar­gi­na­li, fino ad esse­re irri­so­ria per i ‘sen­za tito­lo’ di stu­dio: chi è sen­za mez­zi non è con­tem­pla­to dal bene­fi­cio.

Una ‘rivo­lu­zio­ne’ che ha pre­mia­to i lavo­ra­to­ri dipen­den­ti, ma ha smar­ri­to sul­la stra­da sia i lavo­ra­to­ri indi­pen­den­ti, sia gli indi­vi­dui in ‘con­di­zio­ne non pro­fes­sio­na­le’, ovve­ro una costel­la­zio­ne com­po­sta da mino­ri di 15 anni, per­so­ne in cer­ca di pri­ma occu­pa­zio­ne, casa­lin­ghe, stu­den­ti, riti­ra­ti dal lavo­ro, inva­li­di al lavo­ro, per i qua­li l’accesso al bonus è dram­ma­ti­ca­men­te mar­gi­na­le (3.2%):

Con­di­zio­ne pro­fes­sio­na­le Quo­ta di fami­glie bene­fi­cia­rie
Lavo­ra­to­re dipen­den­te 42,2
Lavo­ra­to­re indi­pen­den­te 10,8
Con­di­zio­ne non pro­fes­sio­na­le 3,2

 

Ma il para­dos­so è che un effet­to distor­si­vo è sta­to gene­ra­to anche per la fascia red­di­tua­le fra i 24 mila euro e i 26 mila, quel­la entro la qua­le il bonus si azze­ra e l’imposta cre­sce di 5,6 pun­ti per­cen­tua­li: ragio­ne per la qua­le, ogni sin­go­lo euro di red­di­to in più per­ce­pi­to entro tale sca­glio­ne, com­por­ta una tas­sa­zio­ne pari al 75% del red­di­to aggiun­ti­vo in bar­ba al prin­ci­pio di pro­gres­si­vi­tà del­la tas­sa­zio­ne, vero e pro­prio disin­cen­ti­vo ad incre­men­ta­re il red­di­to, ad esem­pio con il lavo­ro sup­ple­men­ta­re.

L’effetto sui con­su­mi è poi mate­ria di lun­ga trat­ta­zio­ne. Secon­di i dati ISTAT, nel 2014 la spe­sa media men­si­le per fami­glia in valo­ri cor­ren­ti risul­ta sostan­zial­men­te sta­bi­le e pari a 2.488,50 euro (+0,7% rispet­to al 2013). L’effetto 80 euro non è per­ve­nu­to dal momen­to che tra il 2013 e il 2014 la spe­sa media men­si­le è pres­so­ché inva­ria­ta in ter­mi­ni rea­li.

Secon­do Ban­ki­ta­lia, le fami­glie inter­vi­sta­te che han­no rispo­sto alla doman­da, dichia­ra­no di aver spe­so media­men­te cir­ca il 90% del bonus. Tut­ta­via, ana­li­si quan­ti­ta­ti­ve basa­te sull’andamento effet­ti­vo dei con­su­mi rile­va­to nell’IBF (Inda­gi­ne sui Bilan­ci del­le Fami­glie, n.d.r.) segna­la­no un impat­to com­ples­si­vo sul­la spe­sa com­pre­so tra il 50% e il 60% dell’ammontare del bonus.

La pro­pen­sio­ne alla spe­sa del bonus non avreb­be comun­que effet­ti signi­fi­ca­ti­vi sul­la doman­da inter­na. Ad ini­zio novem­bre 2015, è sta­ta divul­ga­ta una inda­gi­ne Niel­sen com­mis­sio­na­ta da Conad, nel­la qua­le si affer­ma che i con­su­mi di chi ha per­ce­pi­to il bonus sono cre­sciu­ti dell’1.5%. Va da sé che la com­po­si­zio­ne cam­pio­na­ria non era, stan­do ai nume­ri di Ban­ki­ta­lia ed a quel­li più recen­ti del­la CISL, ade­ren­te alla con­di­zio­ne rea­le: l’in­da­gi­ne, infat­ti, si basa­va su un con­su­mer panel di 9.000 fami­glie di cui il 40% ha bene­fi­cia­to del bonus fisca­le (3600). La pro­por­zio­ne rea­le è inve­ce pari al 21,9%: anche se ammet­tes­si­mo la veri­di­ci­tà del dato otte­nu­to dall’indagine cam­pio­na­ria dell’istituto Niel­sen (+1.5% di spe­sa per con­su­mi), si può ben ipo­tiz­za­re che la risul­tan­te sareb­be ricon­du­ci­bi­le ad uno sco­sta­men­to di pochi deci­ma­li, spe­cie con­si­de­ran­do che, per le cate­go­rie esclu­se dal bonus, i con­su­mi sono dimi­nui­ti (-0.3%, dato rive­la­to dal­la mede­si­ma inda­gi­ne Niel­sen).

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