Verso una magistratura di vecchi e ricchi, tendenzialmente conservatrice. E i diritti più preziosi e fragili vanno a farsi benedire

Il comu­ne deno­mi­na­to­re degli inter­ven­ti isti­tu­zio­na­li di Pro­cu­ra­to­ri Gene­ra­li e Pre­si­den­ti di Cor­te d’Ap­pel­lo in tut­ta Ita­lia in occa­sio­ne del­l’inau­gu­ra­zio­ne del­l’an­no giu­di­zia­rio è l’og­get­ti­va cri­si del­la giu­ri­sdi­zio­ne nel dare rispo­ste tem­pe­sti­ve ed effi­ca­ci alla doman­da di giu­sti­zia dei cit­ta­di­ni: cri­si dovu­ta alla cro­ni­ca caren­za degli orga­ni­ci del­la stes­sa magi­stra­tu­ra e del per­so­na­le ammi­ni­stra­ti­vo, aggra­va­ta dal­l’au­men­to del­l’e­tà pen­sio­na­bi­le dei magi­stra­ti e dal­la insuf­fi­cien­te pro­gram­ma­zio­ne del tur­no­ver.

Ma c’e’ in par­ti­co­la­re una rifles­sio­ne che sta a cuo­re a noi, che sul­l’Ugua­glian­za abbia­mo fon­da­to il nostro par­ti­to e indi­riz­zia­mo la nostra ini­zia­ti­va poli­ti­ca: il Pro­cu­ra­to­re gene­ra­le di Mila­no, Rober­to Alfon­so, ha infat­ti cri­ti­ca­to i con­cor­si mirag­gio per i gio­va­ni e per chi non è ric­co, denun­cian­do che

Il siste­ma vigen­te esclu­de dal­la magi­stra­tu­ra quei gio­va­ni che pro­ven­go­no da fami­glie non abbien­ti, che non pos­so­no per­met­ter­si di atten­de­re in media cin­que anni per entra­re in magi­stra­tu­ra. Uno sbar­ra­men­to di fat­to che è ser­vi­to sol­tan­to ad allon­ta­na­re dal­la magi­stra­tu­ra gio­va­ni bril­lan­ti, che han­no pre­fe­ri­to indi­riz­zar­si ver­so altre pro­fes­sio­ni piut­to­sto che aspet­ta­re il con­cor­so: una discri­mi­na­zio­ne dal pun­to di vista socia­le ed eco­no­mi­co.

È una que­stio­ne gran­de come una casa: un alto magi­stra­to, col qua­le mi è capi­ta­to recen­te­men­te di ragio­na­re sui mali del­la giu­sti­zia ita­lia­na, mi rac­con­ta­va che ormai nei tri­bu­na­li e nel­le cor­ti pre­va­le la pre­sen­za di magi­stra­ti che pro­ven­go­no da fami­glie bene­stan­ti e con­ser­va­tri­ci, che pos­so­no per­met­ter­si di man­te­ne­re per anni agli stu­di (e ai con­cor­si) figli che ini­zia­no mol­to tar­di a vede­re uno sti­pen­dio.
Figli agia­ti che diven­ta­no magi­stra­ti spes­so pigri o per­si­no osti­li a rico­no­sce­re dirit­ti san­ci­ti in linea di prin­ci­pio dal­la Costi­tu­zio­ne ma male attua­ti in con­cre­to dal­la legi­sla­zio­ne ordi­na­ria, dan­do­ne un’in­ter­pre­ta­zio­ne let­te­ra­le, restrit­ti­va, non costi­tu­zio­nal­men­te orien­ta­ta.
E allo­ra si assi­ste sem­pre più spes­so a sen­ten­ze con­ser­va­tri­ci e poco corag­gio­se, per esem­pio in mate­ria di lavo­ro, fami­glia, pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le.
Un siste­ma di reclu­ta­men­to dei magi­stra­ti, dun­que, da rifor­ma­re radi­cal­men­te, per non eri­ge­re una bar­rie­ra di cen­so che impe­di­sce l’ac­ces­so alla magi­stra­tu­ra a gio­va­ni giu­ri­sti bril­lan­ti ma pri­vi di mez­zi. Ma anche per inve­sti­re su un siste­ma giu­di­zia­rio che non sia sor­do ai nuo­vi dirit­ti, ai dirit­ti nega­ti, ai dirit­ti più pre­zio­si e fra­gi­li del­le per­so­ne.

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Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

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Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

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Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

Il lavoro mobilita l’uomo

La cre­sci­ta dell’occupazione si con­cen­tra soprat­tut­to in lavo­ri sta­gio­na­li, poco qua­li­fi­ca­ti e a bas­so valo­re aggiun­to. Il risul­ta­to è un siste­ma bloc­ca­to che pro­du­ce lavo­ro pove­ro. Ser­ve un cam­bio di rot­ta rimet­ten­do al cen­tro la qua­li­tà del lavo­ro, per­ché in un ambien­te sano si lavo­ra meglio e si vive meglio.

Il Parlamento europeo ha votato per vietare le pratiche di conversione. Fratelli d’Italia ha votato contro.

Chie­dia­mo alla Com­mis­sio­ne euro­pea di pro­ce­de­re con una diret­ti­va vin­co­lan­te. Chie­dia­mo al Par­la­men­to ita­lia­no di smet­te­re di fare fin­ta che que­sta cosa non esi­sta e di costrui­re final­men­te una leg­ge che garan­ti­sca pro­te­zio­ne rea­le alle per­so­ne LGBTQIA+.
Il per­so­na­le è poli­ti­co. E vota­re con­tro la tute­la di chi ha subi­to tera­pie per “cor­reg­ge­re” il pro­prio orien­ta­men­to è una posi­zio­ne poli­ti­ca.
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A Udine apre Casa Carra: un anno di diritti costruiti mattone su mattone

Casa Car­ra è la dimo­stra­zio­ne con­cre­ta di cosa signi­fi­chi fare poli­ti­ca pub­bli­ca con le comu­ni­tà e non sul­le comu­ni­tà. Quan­do un’i­sti­tu­zio­ne sce­glie di sta­re al fian­co del­l’as­so­cia­zio­ni­smo LGBTQIA+, di co-costrui­re rispo­ste strut­tu­ra­te inve­ce di lascia­re sole le per­so­ne di fron­te alla vio­len­za e alla discri­mi­na­zio­ne, pro­du­ce risul­ta­ti che cam­bia­no dav­ve­ro le vite.