Referendum Lombardia: dal plebiscito alle dimissioni

Maroni ha interrogato la Lombardia sull'autonomia, e la Lombardia ha risposto forte e chiaro: vuole l'autonomia, ma da Maroni e dalle cialtronerie leghiste. Un voto che da plebiscito si trasforma in richiesta di dimissioni per un governatore cui i cittadini hanno voltato le spalle.

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1508704576753{margin-top: 20px !important;}”][/vc_column_text][vc_column_text]Maroni ha inter­ro­ga­to la Lom­bar­dia sul­l’au­to­no­mia, e la Lom­bar­dia ha rispo­sto for­te e chia­ro: vuo­le l’au­to­no­mia, ma da Maro­ni e dal­le cial­tro­ne­rie leghi­ste. Un voto che da ple­bi­sci­to si tra­sfor­ma in richie­sta di dimis­sio­ni per un gover­na­to­re cui i cit­ta­di­ni han­no vol­ta­to le spal­le.

Se Zaia ora può fare quel­lo che pote­va già fare pri­ma, con­fer­man­do il pro­prio con­sen­so, Maro­ni nem­me­no quel­lo: sot­to il 50% di affluen­za (le sti­me attua­li stan­no tra il 38% e il 39%), nono­stan­te i 50 milio­ni di euro (di dana­ri pub­bli­ci) inve­sti­ti. Per sta­re ai dati, lo scor­so 4 dicem­bre, in occa­sio­ne del refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le, in Lom­bar­dia votò oltre il 74% degli aven­ti dirit­to, cioè oltre 5,5 milio­ni di per­so­ne.

Dopo una cam­pa­gna elet­to­ra­le in cui l’i­sti­tu­zio­ne regio­na­le ha rac­con­ta­to bal­le per mesi (par­lan­do di resi­duo fisca­le, di sicu­rez­za, di immi­gra­zio­ne: tut­te cose che non c’en­tra­va­no nien­te), oggi ci tro­via­mo di fron­te a un flop di par­te­ci­pa­zio­ne sot­to gli occhi di tut­ti e che rag­giun­ge dimen­sio­ni sto­ri­che, anche in ragio­ne del­l’af­fluen­za regi­stra­ta in Vene­to.

Alle regio­na­li del 2013, infat­ti, Maro­ni otten­ne 2.456.921 voti, e il Movi­men­to 5 Stel­le (pro­mo­to­re del refe­ren­dum insie­me alle destre) 775.211, per un tota­le di oltre 3,2 milio­ni di voti. Oggi la con­ta dovreb­be fer­mar­si, tenen­do con­to del sosten­go di nume­ro­si ammi­ni­stra­to­ri e par­la­men­ta­ri del PD, intor­no ai 2,9 milio­ni, con cir­ca 2,75 milio­ni di Sì. Più o meno gli stes­si voti di For­mi­go­ni nel 2010.

Se Maro­ni arre­tra, se Zaia non ci rac­con­ta nul­la di nuo­vo, Sal­vi­ni resta al palo, tra scar­sa affluen­za in Lom­bar­dia, spin­ta auto­no­mi­sta in Vene­to e spin­te nazio­na­li­sti­che e sovra­ni­ste: non c’è una fel­pa per que­sto lune­dì 23 otto­bre.

Com­pli­men­ti inve­ce al M5S, che si è pre­sta­to alla tro­va­ta elet­to­ra­li­sti­ca del­la Lega in cam­bio di un tablet e di un siste­ma di vota­zio­ne taroc­co.

E com­pli­men­ti anche ai sin­da­ci del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, stre­nui difen­so­ri del­l’au­to­no­mi­smo che sono riu­sci­ti non solo a legit­ti­ma­re la cam­pa­gna maro­nia­na, ma anche a dare una bot­ta all’au­to­no­mi­smo, ben rap­pre­sen­ta­ta (la bot­ta) dal­la bas­sis­si­ma par­te­ci­pa­zio­ne al voto. Sem­pre stan­do ai dati, in pro­vin­cia di Ber­ga­mo (la cit­tà del can­di­da­to gover­na­to­re in pec­to­re del Pd) si regi­stra la mag­gior affluen­za: un buon con­tri­bu­to alla cau­sa leghi­sta, in vista del­le ele­zio­ni regio­na­li del 2018.

Dav­ve­ro un capo­la­vo­ro. Un capo­la­vo­ro da tut­ti i pun­ti di vista.

Giu­sep­pe Civa­ti

Ste­fa­no Cato­ne[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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