Quando si racconta uno stupro le parole sono importanti

Dare un tocco di colore ai propri articoli, oltre a scredita la professionalità del giornalista, alimenta ancora di più l’imperante cultura dello stupro e del maschilismo in Italia, «un paese – come ha spiegato Michela Murgia - dove il consenso femminile nelle relazioni e nei contesti sociali non è considerato rilevante».

“Ubriache fradicie al party in spiaggia, due 15enni violentate dall’amichetto”. La notizia dello stupro delle due quindicenni sulla spiaggia di Rimini è stata riportata dal giornale online “Rimini Today”, colpevole di click baiting nel titolo. 

Cosa si nota? Innanzitutto spicca l’enfasi sulle due vittime, connotate dall’aggravante “ubriache fradicie”. Questo sintagma sembra piacere molto al quotidiano al punto che, se lo si cerca nella home, risultano diversi articoli con questa dicitura. Le riminesi hanno forse qualche problema con l’alcol? Si tratta di una precisa linea editoriale o è sintomo della mancanza di un vocabolario di sinonimi e contrari in redazione? Lo stupratore, invece, appare con lo stridente vezzeggiativo “amichetto”. 

È abbastanza facile prevedere le reazioni dei lettori medi sui social network, subito pronti ad additare le vittime di essersela cercata e via dicendo, scendendo in disparati improperi sessisti. La colpa di chi ha scritto quell’articolo risiede nel voler rendere accattivante un fatto di cronaca, arrivando a colpevolizzare le vittime. In una società in cui buona parte dei lettori del web si ferma a titolo e occhiello senza leggere l’articolo per intero non è ammessa una leggerezza tale. Questo click baiting e la mancanza di empatia verso le vittime nuoce all’Italia, dove, stando all’ultima indagine dell’Istat (25 novembre 2019), il 15% degli intervistati ritiene che la donna, se ha assunto droghe o alcol, è co-responsabile della violenza.

Dare un tocco di colore ai propri articoli, oltre a scredita la professionalità del giornalista, alimenta ancora di più l’imperante cultura dello stupro e del maschilismo in Italia, «un paese – come ha spiegato Michela Murgia – dove il consenso femminile nelle relazioni e nei contesti sociali non è considerato rilevante».

Dopo un giorno il titolo è stato cambiato nel più neutro “Party in spiaggia, 15enni violentate dall’amico”, ma non basta. 

Nicole Erbetti

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