Nessun Paese è un’isola — Dalla parte dei rifugiati

Summit ONU sui rifugiati, vertice UE a Bratislava. E poi l'Italia, con la discussione sulla riforma dell'accoglienza e con la frontiera di Como. Questo e molto altro nella terza newsletter di Nessun Paese è un'isola.
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Pub­bli­chia­mo il ter­zo nume­ro del­la new­slet­ter set­ti­ma­na­le di “Nes­sun Pae­se è un’i­so­la”. Per iscri­ver­ti e rice­ver­la como­da­men­te nel­la tua casel­la mail iscri­vi­ti com­pi­lan­do il form che tro­vi qui.

IL PRIMO SUMMIT ONU SU RIFUGIATI E MIGRANTI

Per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria le Nazio­ni Uni­te han­no orga­niz­za­to un sum­mit sui rifu­gia­ti e sui migran­ti. Si trat­ta di una noti­zia in sé, dato che (final­men­te!) la que­stio­ne del­le per­so­ne che si spo­sta­no in mas­sa attra­ver­san­do con­fi­ni, mari e deser­ti ha assun­to un inte­res­se glo­ba­le. E que­sto è il lato posi­ti­vo. Il lato nega­ti­vo riguar­da la rea­le capa­ci­tà di inci­de­re sul­le poli­ti­che degli Sta­ti nazio­na­li: si trat­ta di una cri­ti­ca emer­sa già in fase pre­pa­ra­to­ria. C’è sta­to chi ha rile­va­to come la dichia­ra­zio­ne con­giun­ta emer­sa dal sum­mit non sia altro che «una som­ma­to­ria di prin­ci­pi e leg­gi già esi­sten­ti», riget­tan­do «una pre­ce­den­te ste­su­ra che sta­bi­li­va un obiet­ti­vo ambi­zio­so per cia­scun pae­se, cioè di ricol­lo­ca­re il 10% dei rifu­gia­ti mon­dia­li ogni anno». Pro­ba­bil­men­te potre­mo valu­ta­re i risul­ta­ti del sum­mit solo con un po’ di pro­spet­ti­va sto­ri­ca, e a quel pun­to non potre­mo che spe­ra­re che il giu­di­zio non sia impie­to­so. Il pre­mio Puli­tzer Nicho­las Kri­stof ha ricor­da­to sul­le colon­ne del NY Times la Con­fe­ren­za di Evian del 1938, in occa­sio­ne del­la qua­le i rap­pre­sen­tan­ti di 32 pae­si si incon­tra­ro­no per affron­ta­re il pro­ble­ma del­la per­se­cu­zio­ne nazi­sta a dan­no degli ebrei. L’esito fu disa­stro­so: tut­ti si dis­se­ro pre­oc­cu­pa­ti, nes­su­no mos­se un dito. Kri­stof, nel mez­zo dell’articolo, scri­ve che i gover­nan­ti odier­ni dovreb­be­ro tene­re ben a men­te una cosa, e cioè che la sto­ria si schie­ra dal­la par­te di colo­ro che aiu­ta­no i rifu­gia­ti, non di colo­ro che li umi­lia­no.

Dal­la par­te dei rifu­gia­ti si sono schie­ra­ti sen­za dub­bio i sin­da­ci di New York, Pari­gi e Lon­dra, con una bel­lis­si­ma let­te­ra pub­bli­ca­ta dal New York Times, in cui par­la­no di una socie­tà aper­ta e acco­glien­te, capa­ce di inclu­de­re e di evol­ver­si. Anche il sin­da­co di Mila­no ha scrit­to una let­te­ra, ma con con­te­nu­ti non esat­ta­men­te sovrap­po­ni­bi­li, dicia­mo. Anzi. (Qui la mia ana­li­si).

Fat­to sta che il docu­men­to con­clu­si­vo, la “Dichia­ra­zio­ne di New York”, è sta­to rite­nu­to da mol­ti un docu­men­to debo­le, «poco più di una dichia­ra­zio­ne poli­ti­ca, sen­za alcun obiet­ti­vo mate­ria­le»ha scrit­to Inter­na­zio­na­le. Qui tro­va­te una sin­te­si dei prin­ci­pa­li impe­gni che, in effet­ti, non van­no mol­to oltre alla dichia­ra­zio­ne di prin­ci­pi in lar­ghis­si­ma par­te già orga­ni­ci al dirit­to inter­na­zio­na­le. Di sicu­ro una que­stio­ne cen­tra­le che non è sta­ta affron­ta­ta è la defi­ni­zio­ne stes­sa di rifu­gia­ti: al momen­to ci si rifà alla Con­ven­zio­ne di Gine­vra e quin­di alla cir­co­stan­za in cui una per­so­na abbia la fon­da­ta ragio­ne di esse­re per­se­gui­ta­ta, il che non inclu­de cau­se (come i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e la fame) che allar­ghe­reb­be­ro la fat­ti­spe­cie ver­so il con­cet­to di “migra­zio­ni for­za­te”.

Il gior­no suc­ces­si­vo Barack Oba­ma ha annu­cia­to l’impegno di 50 Pae­si nell’accogliere 360mila pro­fu­ghi. Sono tan­ti? No. L’Italia al momen­to con­ta 140mila per­so­ne cir­ca nel siste­ma di acco­glien­za, per dire. Inol­tre, denun­cia MEDU, «come se non bastas­se, l’im­pe­gno assun­to da ogni sin­go­lo sta­to non è vin­co­lan­te».

 

DA NEW YORK A BRATISLAVA

Tor­nia­mo in Euro­pa e tor­nia­mo indie­tro di qual­che gior­no, al ver­ti­ce euro­peo di Bra­ti­sla­va. Come pre­ve­di­bi­le, non è suc­ces­so nien­te, il che vuol dire che rima­ne la linea dura. Polo­nia, Unghe­ria, Cechia e Slo­vac­chia (il cosid­det­to “Grup­po di Vise­grad”) si sono pre­sen­ta­te con un pro­prio docu­men­to nel qua­le si dice che l’accordo con la Tur­chia va bene, che l’approccio del migra­tion com­pact (accor­di con i gover­ni dei pae­si di par­ten­za per sigil­la­re le fron­tie­re) va benis­si­mo e che ogni mec­ca­ni­smo di redi­stri­bu­zio­ne dei rifu­gia­ti dovreb­be esse­re su base volon­ta­ria. Pren­de­te il docu­men­to del Grup­po di Vise­grad,ribal­ta­te­lo, e avre­te una poli­ti­ca dell’asilo decen­te, per dire.

E sul­la rot­ta bal­ca­ni­ca come van­no le cose? Male. I capi di gover­no di Unghe­ria e Bul­ga­ria si sono reca­ti al con­fi­ne tra Bul­ga­ria e Tur­chia per veri­fi­ca­re la tenu­ta del muro. Il pre­mier bul­ga­ro, in par­ti­co­la­re, ha esal­ta­to sia l’accordo con la Tur­chia che la posi­zio­ne assun­ta dal Grup­po di Vise­grad. Nel frat­tem­po anche il gover­no ser­bo sem­bra cam­bia­re posi­zio­ne, e così sia­mo pas­sa­ti da un’impostazione più mor­bi­da (che con­ce­pi­va la Ser­bia come ter­ri­to­rio di pas­sag­gio) alla minac­cia di eri­ge­re muri alla fron­tie­ra con la Mace­do­nia. Lo stes­so gover­no par­la di 7mila “tran­si­tan­ti”, il che dimo­stra anco­ra una vol­ta (nel caso ce ne fos­se biso­gno) che la rot­ta bal­ca­ni­ca non è chiu­sa: le stes­se auto­ri­tà par­la­va­no di cir­ca 4mila per­so­ne una deci­na di gior­ni fa.

Men­tre si pro­get­ta­no muri, dal­la Gre­cia arri­va­no imma­gi­ni ter­ri­bi­li. Nel­la not­te tra il 19 e il 20 set­tem­bre è sta­to dato alle fia­me il cam­po pro­fu­ghi di Moria, sull’isola di Lesbo. Pare che l’incendio abbia natu­ra dolo­sa e che abbia costret­to alla fuga cir­ca 4mila persone.

 

L’UE FINANZIA LA RICERCA MILITARE?

Così scri­ve la Rete Disar­mo, che chie­de ai par­la­men­ta­ri euro­pei «di riget­ta­re l’A­zio­ne Pre­pa­ra­to­ria (PA — Pre­pa­ra­to­ry Action on Defen­ce research) che la Com­mis­sio­ne Euro­pea inten­de inclu­de­re nel­le linee di finan­zia­men­to in discus­sio­ne dal­la pros­si­ma set­ti­ma­na». E pre­ci­sa: «fino­ra pro­dot­ti di natu­ra mili­ta­re era­no rima­sti esclu­si da qual­sia­si stan­zia­men­to pre­vi­sto nel­le linee di Bilan­cio UE. Una situa­zio­ne che, pur­trop­po, sta per cam­bia­re. E si trat­ta solo del­l’i­ni­zio: l’o­biet­ti­vo di lun­go ter­mi­ne del­le lob­by favo­re­vo­li all’in­du­stria mili­ta­re è quel­lo di otte­ne­re un Pro­gram­ma com­ple­ta­men­te strut­tu­ra­to sul­la ricer­ca per la Dife­sa (Euro­pean Defen­ce Research Pro­gram­me) per un impor­to com­ples­si­vo di oltre 3,5 miliar­di di Euro nel perio­do 2021–2027».

 

E L’ITALIA CHE DICE?

Regi­stria­mo un sus­sul­to scom­po­sto del pre­mier Mat­teo Ren­zi, sia a segui­to del ver­ti­ce di Bra­ti­sla­va che a segui­to del sum­mit del­le Nazio­ni Uni­te. In entram­bi i casi ha sostan­zial­men­te denun­cia­to l’immobilismo degli orga­ni­smi sovra­na­zio­na­li, dichia­ran­do che l’Italia può fare anche da sola, in par­ti­co­la­re per quan­to riguar­da l’Africa, sia nel cam­po del­la coo­pe­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le sia in quel­lo dei rim­pa­tri. Dob­bia­mo augu­rar­ci che sia solo una posi­zio­ne con­trat­tua­le, per­ché a) l’Italia non è in gra­do di fare da sola e b) l’unico approc­cio sen­sa­to è di natu­ra euro­pea: o l’UE si fa cari­co dell’intera que­stio­ne (che è una cosa che tra l’altro Ren­zi sostie­ne da tem­po) o tut­to per­de di senso.

Poco pri­ma che Ren­zi attac­cas­se ver­bal­men­te mez­zo mon­do, fon­ti di stam­pa annun­cia­va­no il rag­giun­gi­men­to di un accor­do tra Ita­lia e Ger­ma­nia per il tra­sfe­ri­men­to di 500 pro­fu­ghi (ira­che­ni, siria­ni e eri­trei) al mese dall’Italia alla Ger­ma­nia. Una sor­ta di “relo­ca­tion” (cioè il pro­gram­ma euro­peo) su pic­co­la sca­la e su base bila­te­ra­le. Sin­ce­ra­men­te non se ne capi­sce il sen­so, dato che l’unica solu­zio­ne strut­tu­ra­le (anche in que­sto caso) deve neces­sa­ria­men­te ave­re dimen­sio­ne euro­pea, coin­vol­gen­do nel mec­ca­ni­smo tut­ti i pae­si dell’Unione.

Per quan­to riguar­da la rifor­ma del siste­ma di acco­glien­za ita­lia­no, si sus­se­guo­no indi­scre­zio­ni sui gior­na­li. Pos­sia­mo rias­su­mer­le così:

  • Quo­te obbli­ga­to­rie per tut­ti i comu­ni: mas­si­mo 5 rifu­gia­ti per comu­ni fino a 2mila abi­tan­ti; 2,5 rifu­gia­ti ogni mil­le abi­tan­ti per i comu­ni con più di 2mila abi­tan­ti (non si capi­sce bene la dif­fe­ren­za con i comu­ni fino a 2mila abi­tan­ti); 1,5 rifu­gia­ti per le cit­tà metropolitane.
  • Incen­ti­vi ai comu­ni con dero­ga al pat­to di sta­bi­li­tà (ma se le quo­te saran­no obbli­ga­to­rie allo­ra la dero­ga sarà per tut­ti?) e con incas­so di 50 cen­te­si­mi al gior­no, pre­si dal poc­ket money (pen­sa­te: dei 35 euro è neces­sa­rio intac­ca­re pro­prio il poc­ket money…).
  • Un’unica cabi­na di regia gui­da­ta diret­ta­men­te dal­la Pre­si­den­za del Consiglio.
  • Sei caser­me già pron­te, data la resi­sten­za dei comu­ni. Quat­tro in Vene­to, una in Sici­lia e una in Friu­li. Quel­la in Friu­li sareb­be la caser­ma Cavar­ze­ra­ni di Udi­ne, che già ha dimo­stra­to in pas­sa­to immen­si limi­ti.

Ripe­tia­mo: que­sto è quan­to risul­ta dal­la let­tu­ra dei gior­na­li.Dai siti gover­na­ti­vi non risul­ta nul­la di uffi­cia­le. E segna­lia­mo che un siste­ma di quo­te esclu­si­va­men­te nume­ri­co non avreb­be per­mes­so a Ria­ce (e a diver­si altri pic­co­li comu­ni) di diven­ta­re quel che è.

Nel frat­tem­po, a Como è sta­to inau­gu­ra­to il cen­tro di acco­glien­za volu­to dal­le auto­ri­tà loca­li, non sen­za pro­ble­mi. E’ sta­ta sospe­sa la distri­bu­zio­ne dei pasti pres­so il cam­po infor­ma­le sor­to nei pres­si del­la sta­zio­ne, ma mol­ti migran­ti rifiu­ta­no comun­que di entra­re nel nuo­vo cam­po dato che è neces­sa­rio regi­strar­si e temo­no di rima­ne­re bloc­ca­ti nel cam­po e in Ita­lia. Dall’altro lato del­la fron­tie­ra arri­va una noti­zia piut­to­sto pre­oc­cu­pan­te: con una mozio­ne si è impe­gna­to il con­si­glio fede­ra­le sviz­ze­ro a inten­si­fi­ca­re i rap­por­ti con il gover­no eri­treo. «L’at­to par­la­men­ta­re ha diver­si obiet­ti­vi: otte­ne­re un impe­gno mag­gio­re da par­te del­le auto­ri­tà eri­tree nel­l’am­bi­to del rispet­to dei dirit­ti uma­ni, con­clu­de­re un accor­do di riam­mis­sio­ne e rea­liz­za­re un pro­gram­ma di svi­lup­po eco­no­mi­co del Pae­se afri­ca­no». Abbia­mo scrit­to “gover­no”, ma sareb­be più cor­ret­to scri­ve­re “regi­me”: le siste­ma­ti­che vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni non con­fi­gu­ra­no l’Eritrea qua­le pae­se sicu­ro ver­so cui poter ope­ra­re rim­pa­tri, ma la poli­ti­ca sviz­ze­ra sem­bra non accor­ger­se­ne (se vole­te appro­fon­di­re, qui tro­va­te un’interrogazione par­la­men­ta­re a pri­ma fir­ma Civa­ti, men­tre qui una curio­sis­si­ma inter­vi­sta a un con­si­glie­re di Afewer­ki, pre­si­den­te eritreo).

Le auto­ri­tà roma­ne, inve­ce, alza­no ban­die­ra bian­ca nei con­fron­ti del cen­tro Bao­bab, come pote­te leg­ge­re nel con­si­glia­tis­si­mo report di Inter­na­zio­na­le.

 

SOLO CATTIVE NOTIZIE?

Sì, pur­trop­po que­sta vol­ta gira così. E l’ulitma, brut­ta, noti­zia che vi do è quel­la del­la mor­te di un quat­tor­di­cen­ne che cer­ca­va di sali­re su un camion per recar­si in Gran Bre­ta­gna par­ten­do da Calais. E’ cadu­to ed è sta­to col­pi­to mor­tal­men­te da un’auto. Per­ché vi do que­sta noti­zia? Per­ché il ragaz­zo ave­va un fra­tel­lo, rego­lar­men­te resi­den­te in Gran Bre­ta­gna, e quin­di avreb­be potu­to var­ca­re la fron­tie­ra legal­men­te. E infat­ti mesi fa fece doman­da di ricon­giun­gi­men­to, ma le pro­ce­du­re sono tal­men­te len­te che ha più vol­te cer­ca­to di pas­sa­re comun­que la fron­tie­ra.

 

Come sem­pre, vi invi­to a con­tat­tar­mi: doman­de, con­si­gli, cri­ti­che sono asso­lu­ta­men­te benvenuti.

E come sem­pre, se la new­slet­ter ti è pia­ciu­ta, se tro­vi che que­sto lavo­ro di infor­ma­zio­ne sia uti­le a cam­bia­re (per­lo­me­no un pochi­no) le cose, inol­tra­la a un ami­co. Il form per iscri­ver­si è qui: https://goo.gl/forms/IsC99pZ0nFQvk0LL2. Gra­zie a colo­ro che già l’hanno fat­to: se que­sta pic­co­la comu­ni­tà cre­sce di gior­no in gior­no è soprat­tut­to meri­to vostro!

Per chi fos­se in zona, vi ricor­do che vener­dì pre­sen­tia­mo “Nes­sun Pae­se è un’isola” a Vare­se.

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