L’Europa delle possibilità

Con Podemos, Syriza e con i compagni della sinistra portoghese abbiamo la consapevolezza che un nuovo modello sarà praticabile solo ribaltando i rapporti di forza tra sinistra e destra, cioè liberando la sinistra dal suo immobilismo e dalla sua subalternità alla destra, ponendola nettamente fuori dalla logica autodistruttiva della grande coalizione con il centrodestra, a livello europeo, nazionale e locale.

In un con­ve­gno a cui han­no par­te­ci­pa­to alcu­ni espo­nen­ti del­la sini­stra ita­lia­na, tra cui Ber­ti­not­ti e Fas­si­na, è sta­ta dif­fu­sa­men­te soste­nu­ta la tesi secon­do la qua­le il fal­li­men­to del model­lo social­de­mo­cra­ti­co, incar­na­to dall’Uli­vo a livel­lo ita­lia­no, stia sostan­zial­men­te nell’aver con­cor­so alla costru­zio­ne di un’Europa libe­ri­sta e auto­ri­ta­ria, inges­sa­ta e non modi­fi­ca­bi­le, il cui sim­bo­lo fon­dan­te è l’euro. Per que­sto, con accen­ti diver­si, han­no pro­po­sto di abban­do­na­re quel model­lo. In nome di cosa non è chia­ro.

Che la social­de­mo­cra­zia non stia affat­to bene è abba­stan­za evi­den­te. Inter­ro­gar­si sul­le ragio­ni che ne han­no deter­mi­na­to la malat­tia è un eser­ci­zio tutt’altro che ste­ri­le, per­ché può offri­re uti­li indi­ca­zio­ni di percorso.

Que­sta Unio­ne euro­pea, iden­ti­fi­ca­ta con para­me­tri per­cen­tua­li e nume­ri­ci, con l’accondiscendenza ver­so gover­ni che met­to­no in discus­sio­ne liber­tà e dirit­ti ma non il model­lo eco­no­mi­co di rife­ri­men­to, inca­pa­ce di tro­va­re solu­zio­ni effi­ca­ci con­di­vi­se e vin­co­lan­ti, è frut­to di poli­ti­che di cen­tro-destra, che sono sta­te pos­si­bi­li a cau­sa dell’abdicazione e del­la subal­ter­ni­tà cul­tu­ra­le del­la sini­stra. Chia­ma diret­ta­men­te in cau­sa le lar­ghe inte­se, por­ta­te alle estre­me con­se­guen­ze, e quin­di va ben oltre la logi­ca del cen­tro­si­ni­stra e dell’Ulivo.

È evi­den­te a tut­ti che, così com’è, l’Unione euro­pea non è più né soste­ni­bi­le né difen­di­bi­le, ma quel­lo che non con­di­vi­dia­mo è l’approdo.

Noi sia­mo con­vin­ti che ride­fi­ni­re il model­lo di rife­ri­men­to e i suoi mec­ca­ni­smi di fun­zio­na­men­to sia oggi dove­ro­so per sal­va­guar­da­re e rilan­cia­re lo spi­ri­to di quel per­cor­so di inte­gra­zio­ne che, per oltre sessant’anni, ci ha garan­ti­to pace e pro­spe­ri­tà. Se doves­se crol­la­re que­sta impal­ca­tu­ra, per quan­to fra­gi­le e incom­piu­ta, cosa reste­reb­be in pie­di? Gover­ni nazio­na­li in balìa di opi­nio­ni pub­bli­che impo­ve­ri­te, incat­ti­vi­te e impau­ri­te di fron­te all’emergere di sfi­de glo­ba­li, e foco­lai di guer­ra alle por­te dell’Europa, che rischia­no di atti­va­re un peri­co­lo­sis­si­mo effet­to domi­no all’insegna del­la ten­sio­ne.  La foto­gra­fia dell’esistente non lascia ben spe­ra­re. Il rischio che tut­to quel­lo che ci ha tenu­ti insie­me fino­ra tro­vi una bru­sca e fata­le bat­tu­ta d’arresto è più che mai concreto.

È sta­to lo stes­so fon­da­to­re dell’Ulivo, Roma­no Pro­di, a espri­mer­si con paro­le simi­li in un’intervista pub­bli­ca­ta quest’oggi. Pre­oc­cu­pa­to per­ché «già con i lun­ghi anni del­la Com­mis­sio­ni Bar­ro­so il pote­re si è spo­sta­to dagli orga­ni comu­ni­ta­ri ai Pae­si», da «una Ger­ma­nia che nei Con­si­gli euro­pei det­ta la rego­la» sen­za eser­ci­ta­re una vera lea­der­ship, per­ché lea­der­ship vuol dire «ren­der­si con­to dei pro­ble­mi di tut­ti», dal­la que­stio­ne ener­ge­ti­ca e dal­le «gran­di reti che gira­no attor­no al mon­do e lo cir­con­da­no, sono Goo­gle, sono Apple, Ali­ba­ba, e sono tut­te ame­ri­ca­ne e cine­si».

Al con­tra­rio, il gio­co del­lo scre­di­ta­men­to del siste­ma con­cor­re solo ad esa­spe­ra­re quel­le logi­che nazio­na­li che han­no fino­ra impe­di­to di tro­va­re solu­zio­ni poli­ti­che comu­ni a pro­ble­mi com­ples­si e di por­ta­ta epo­ca­le; ren­de di dif­fi­ci­le appli­ca­zio­ne quel­la soli­da­rie­tà che inve­ce è neces­sa­ria e pre­vi­sta dai Trat­ta­ti; con­ce­de un ulte­rio­re mega­fo­no alle sire­ne del popu­li­smo, il cui fine ulti­mo è chiu­de­re le fron­tie­re e non rico­no­sce­re i diritti.

Anche que­sto con­ti­nuo attac­co all’euro, sim­bo­lo dell’Europa matri­gna dei nume­ri e del­le per­cen­tua­li, è ingiu­sto e peri­co­lo­so. Sen­za la costru­zio­ne euro­pea, sen­za l’euro, i costi del­la cri­si sareb­be­ro sta­ti e sareb­be­ro anco­ra più dram­ma­ti­ci per tut­ti.

Rin­cor­re­re le sire­ne del­la sovra­ni­tà mone­ta­ria avreb­be con­se­guen­ze deva­stan­ti: prez­zi alle stel­le, mutui tri­pli­ca­ti, infla­zio­ne sen­za fre­ni, dazi e meno sol­di in tasca. Peral­tro, mol­te azien­de potreb­be­ro pun­ta­re tut­to sul­la sva­lu­ta­zio­ne e rinun­cia­re a spin­ge­re sui peda­li dell’innovazione e del­la qua­li­tà pro­dut­ti­va, che sono le armi che han­no per­mes­so all’export del nostro Pae­se di reg­ge­re l’urto del­la reces­sio­ne. È que­sto che voglia­mo? Pos­sia­mo assu­mer­ci la respon­sa­bi­li­tà di con­cor­re­re alla demo­li­zio­ne di un siste­ma che è imper­fet­to anche per respon­sa­bi­li­tà del­la sinistra?

Pro­por­re oggi un non meglio spe­ci­fi­ca­to Pia­no B, sen­za un pre­ven­ti­vo effi­ca­ce impe­gno a favo­re del Pia­no A, rischia di esse­re un peri­co­lo­sis­si­mo azzar­do pro­prio sul­la pel­le di que­gli ulti­mi che la sini­stra dovreb­be rap­pre­sen­ta­re.

Rilan­cio con­tro demo­li­zio­ne. Que­sto è il sol­co che ci divide.

L’orizzonte di Pos­si­bi­le, con­di­vi­so con altri sog­get­ti euro­pei, è innan­zi­tut­to un impe­gno per valo­riz­za­re quel­lo che nei Trat­ta­ti fino­ra è rima­sto sot­to trac­cia e per inse­ri­re quel­lo che fino­ra è man­ca­to. Per que­sto è di pri­ma­ria impor­tan­za sti­mo­la­re da subi­to un dibat­ti­to di livel­lo con­ti­nen­ta­le sul­le scel­te poli­ti­che prio­ri­ta­rie da attua­re e richia­ma­re diret­ta­men­te la respon­sa­bi­li­tà dei Governi.

Con Pode­mos, Syri­za e con i com­pa­gni del­la sini­stra por­to­ghe­se abbia­mo la con­sa­pe­vo­lez­za che un nuo­vo model­lo sarà pra­ti­ca­bi­le solo ribal­tan­do i rap­por­ti di for­za tra sini­stra e destra, cioè libe­ran­do la sini­stra dal suo immo­bi­li­smo e dal­la sua subal­ter­ni­tà alla destra, ponen­do­la net­ta­men­te fuo­ri dal­la logi­ca auto­di­strut­ti­va del­la gran­de coa­li­zio­ne con il cen­tro­de­stra, a livel­lo euro­peo, nazio­na­le e locale.

Un pro­ces­so da costrui­re con sog­get­ti poli­ti­ci e socia­li, ma soprat­tut­to insie­me ai cit­ta­di­ni, ai qua­li pro­por­re­mo una Ini­zia­ti­va del­le cit­ta­di­ne e dei cit­ta­di­ni euro­pei (Ice) sull’Europa socia­le, ripren­den­do e andan­do oltre quel­la del New deal 4 Euro­pe. Nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne Giu­sep­pe Civa­ti rag­giun­ge­rà Elly Schlein a Bru­xel­les, in vista di un tour fina­liz­za­to ad apri­re un con­fron­to euro­peo – in tut­ti i sen­si – su que­sta proposta.

Dovreb­be­ro tener­lo bene a men­te tut­te le for­ze di sini­stra in que­sti gior­ni in cui si deci­do­no le stra­te­gie in vista del­le ele­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve. Con qua­le cre­di­bi­li­tà pos­so­no invo­ca­re la rivo­lu­zio­ne a livel­lo euro­peo se in Ita­lia, nel­le Regio­ni e nei Comu­ni sono sta­ti volen­tie­ri com­pri­ma­ri di un siste­ma inges­sa­to sul­le lar­ghe intese?

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