L’emergenza climatica ha conseguenze ancor più gravi per le donne

Una sfida epocale, alla quale l’Italia di oggi  come si presenta? Con il decreto Pillon in rampa di lancio e con la nomina a ministro agli affari europei,  dell’ex Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, ben noto per le sue posizioni molto conservatrici, soprattutto su temi come aborto, diritti delle donne, diritti LGBTI e richiedenti asilo.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]In que­sti gior­ni rie­mer­ge all’onor del­la cro­na­ca l’ormai fami­ge­ra­to dise­gno di leg­ge Pil­lon che, a par­te la let­te­ra scar­lat­ta cuci­ta sugli indu­men­ti del­le adul­te­re e il rogo, per il resto ha rie­su­ma­to il peg­gio del “pen­sie­ro oscu­ran­ti­sta appli­ca­to”, tran­si­tan­do­lo attra­ver­so una pro­po­sta di decre­to leg­ge che trat­ta di “affi­do con­di­vi­so, man­te­ni­men­to diret­to e garan­zia di bige­ni­to­ria­li­tà”, ma che ha ben altre diret­te e indi­ret­te conseguenze.

Pote­te infor­mar­vi rapi­da­men­te su chi sia  Simo­ne Pil­lon e qua­le sia la sua pro­po­sta apren­do i link e pote­te com­pren­der­ne appie­no la rea­le por­ta­ta e le rea­li con­se­guen­ze sia andan­do a rileg­ge­re que­sto arti­co­lo del Post («Il ddl pil­lon spie­ga­to bene») ben­ché l’iter sia ormai avan­za­to rispet­to alla data in cui l’articolo è sta­to scrit­to, oppu­re acqui­stan­do e leg­gen­do­vi I nostri cor­pi come anti­cor­pi , il libro che Bea­tri­ce Bri­gno­ne e Fran­ce­sca Druet­ti (rispet­ti­va­men­te, segre­ta­ria  e com­po­nen­te del comi­ta­to orga­niz­za­ti­vo di Pos­si­bi­le), han­no scrit­to sul tema: anzi sul “pro­ble­ma” rap­pre­sen­ta­to da Pil­lon, dal suo pen­sie­ro e soprat­tut­to, dal suo retro­pen­sie­ro, e dal suo decreto.

In bre­ve: 

Il dise­gno di leg­ge Pil­lon nasce da uomi­ni che vedo­no le don­ne come nemi­che, usur­pa­tri­ci di spa­zi e di pote­ri che devo­no rima­ne­re appan­nag­gio maschi­le. Uomi­ni che non accet­ta­no di esse­re mes­si in discus­sio­ne, né tan­to­me­no che gli si dica di no. Uomi­ni che odia­no le don­ne. Una reto­ri­ca tan­to fal­sa quan­to stu­dia­ta che ten­ta di rida­re slan­cio al nega­zio­ni­smo nato negli anni Novan­ta, a pochi anni di distan­za dal­le pri­me e par­zia­li con­qui­ste del­le don­ne. Il pia­no con­tro le don­ne che que­sti uomi­ni stan­no met­ten­do in atto vie­ne da lon­ta­no, è ben radi­ca­to e soste­nu­to. Dob­bia­mo aver­ne con­sa­pe­vo­lez­za, per esse­re pron­ti a con­tra­star­lo, tut­te e tut­ti insie­me.

Imme­dia­ta è l’assonanza con altri nega­zio­ni­smi, e con altre neces­si­tà di assu­me­re con­sa­pe­vo­lez­za per intra­pren­de­re una radi­ca­le e asso­lu­ta azio­ne di con­tra­sto imme­dia­ta: quel­li rela­ti­vi  all’emer­gen­za climatica.

Dal Poli­ti­camp 2019  di Pos­si­bi­le svol­to­si per que­sto 10° anno a Seni­gal­lia,  dove la paro­la d’ordine è sta­ta For Futu­re per­ché è li che biso­gna guar­da­re, ed è con quel­lo sguar­do lì — quel­lo di Gre­ta Thun­berg e di tan­ti gio­va­ni e “diver­sa­men­te gio­va­ni” come me — che biso­gna inda­ga­re il pre­sen­te,  ascol­tan­do il pas­sa­to, è emer­so chia­ra­men­te che si rispon­de a que­sta emer­gen­za solo met­ten­do final­men­te insie­me cono­scen­ze, com­pe­ten­ze, ana­li­si, pro­ble­mi e solu­zio­ni, poli­ti­ca e socie­tà civi­le, per­ché, oggi, solo dan­do rispo­ste che risol­va­no più que­stio­ni insie­me è pos­si­bi­le guar­da­re ad un pos­si­bi­le futu­ro: e le rispo­ste non può mai dar­le uno solo, ma tut­ta una comunità!

E’ con que­sta chia­ve quin­di che voglio ripren­de­re e ripro­por­re, ria­scol­tan­do­lo insie­me,  quel­lo che “ci dis­se”  l’Europa con la pro­po­sta di riso­lu­zio­ne 2017/2086(INI) sul­le don­ne, le pari oppor­tu­ni­tà e la giu­sti­zia cli­ma­ti­ca: che come tan­te cose buo­ne e posi­ti­ve dell’Europa da noi, in Ita­lia, pare let­te­ra morta.

L’invito, ovvia­men­te, è di leg­ger­la con atten­zio­ne, ma gli ele­men­ti foca­li sono sostan­zial­men­te rias­sun­ti nel Pare­re del­la Com­mis­sio­ne per gli Affa­ri Este­ri:

A.  gli effet­ti nega­ti­vi dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci pos­so­no por­ta­re alla migra­zio­ne; alla pro­te­zio­ne del­le per­so­ne sfol­la­te per ragio­ni ambien­ta­li non è sta­ta pre­sta­ta suf­fi­cien­te atten­zio­ne;  l’im­pat­to del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co si riper­cuo­te­rà in modo più gra­ve sui pae­si meno svi­lup­pa­ti, sul­le comu­ni­tà più vul­ne­ra­bi­li e sul­le regio­ni insu­la­ri sen­si­bi­li che sono più dipen­den­ti dal­le risor­se natu­ra­li per il loro sosten­ta­men­to o che dispon­go­no di una mino­re capa­ci­tà e di stru­men­ti insuf­fi­cien­ti per adat­tar­si al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, seb­be­ne i prin­ci­pa­li respon­sa­bi­li sto­ri­ci del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co sia­no i pae­si più ric­chi del mon­do;

B.  le don­ne sono più vul­ne­ra­bi­li al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e rap­pre­sen­ta­no il 70 % degli 1,2 miliar­di di per­so­ne che gua­da­gna­no meno di un dol­la­ro al gior­no; il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co accen­tua le disu­gua­glian­ze di gene­re in rela­zio­ne, tra l’al­tro, al traf­fi­co di esse­ri uma­ni; l’ac­ces­so e il con­trol­lo limi­ta­ti in ter­mi­ni di risor­se pro­dut­ti­ve e mag­gio­ri restri­zio­ni ai dirit­ti dan­no loro mino­ri oppor­tu­ni­tà di deter­mi­na­re deci­sio­ni e influen­za­re la poli­ti­ca, come rico­no­sciu­to uffi­cial­men­te dopo la 13a Con­fe­ren­za del­le par­ti sul cam­bia­men­to cli­ma­ti­co (COP13) tenu­ta­si a Bali nel 2007;

C.  esi­ste un lega­me diret­to tra i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e il loro impat­to sul degra­do ambien­ta­le, la sicu­rez­za ali­men­ta­re e idri­ca, l’ac­ces­so alle risor­se natu­ra­li, la salu­te uma­na e la migra­zio­ne e  que­sti feno­me­ni minac­cia­no diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te il pie­no godi­men­to dei dirit­ti uma­ni, com­pre­si i dirit­ti alla vita, all’ac­qua e ai ser­vi­zi igie­ni­co-sani­ta­ri, al cibo, alla salu­te e agli allog­gi; il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co può por­ta­re a disa­stri eco­no­mi­ci e a insta­bi­li­tà poli­ti­ca e socia­le che pos­so­no deter­mi­na­re gli sfol­la­men­ti e la fuga indot­ti da con­flit­ti e dal cli­ma;  i pro­get­ti estrat­ti­vi in aree natu­ra­li di par­ti­co­la­re inte­res­se met­to­no in peri­co­lo le comu­ni­tà loca­li e gli altri grup­pi vul­ne­ra­bi­li, com­pre­se le don­ne, e acui­sco­no i cam­bia­men­ti climatici;

D.  le con­se­guen­ze nega­ti­ve del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co pre­giu­di­ca­no le pro­spet­ti­ve di svi­lup­po di un pae­se e costi­tui­sco­no un fat­to­re aggra­van­te del­le dispa­ri­tà di gene­re già esi­sten­ti (attra­ver­so nume­ro­si deter­mi­nan­ti socioe­co­no­mi­ci, isti­tu­zio­na­li, cul­tu­ra­li e poli­ti­ci); il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co può esse­re con­si­de­ra­to come un cata­liz­za­to­re dei pro­ble­mi ambien­ta­li e uma­ni­ta­ri, in quan­to i suoi effet­ti avver­si sono diret­ta­men­te cor­re­la­ti al degra­do ambientale;

E.  l’uguaglianza tra don­ne e uomi­ni è un prin­ci­pio fon­da­men­ta­le del­l’U­nio­ne euro­pea e dei suoi Sta­ti mem­bri e la sua pro­mo­zio­ne uno dei prin­ci­pa­li obiet­ti­vi del­l’U­nio­ne; l’a­zio­ne sul cli­ma è una prio­ri­tà fon­da­men­ta­le e i deci­so­ri poli­ti­ci non pos­so­no per­met­ter­si di igno­ra­re il con­tri­bu­to intel­let­tua­le e atti­vo del­le don­ne; la poli­ti­ca cli­ma­ti­ca ha un impat­to diret­to sul­l’u­gua­glian­za di gene­re e sul­l’e­man­ci­pa­zio­ne del­le don­ne e le don­ne sono fon­da­men­ta­li per le solu­zio­ni inte­se a miti­ga­re le sfi­de cli­ma­ti­che e ad adat­tar­vi­si;

F.  secon­do l’Or­ga­niz­za­zio­ne inter­na­zio­na­le del­le Nazio­ni Uni­te per la migra­zio­ne, entro il 2050 gli sfol­la­ti a cau­sa del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co potreb­be­ro esse­re 200 milio­ni;  secon­do il Grup­po inter­go­ver­na­ti­vo sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci (IPCC), l’A­fri­ca e la sua popo­la­zio­ne sono par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li agli effet­ti nega­ti­vi del­l’e­spo­si­zio­ne al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co;

G.  la con­ven­zio­ne del 1951 sul­lo sta­tus dei rifu­gia­ti non con­tem­pla la cate­go­ria dei “rifu­gia­ti climatici”.

A que­ste pre­mes­se seguo­no 9 pun­ti, di cui 7 pun­ti car­di­ne che la Com­mis­sio­ne affa­ri este­ri sot­to­po­ne all’attenzione del­la  Com­mis­sio­ne per i dirit­ti del­la don­na e l’u­gua­glian­za di gene­re, pro­mo­tri­ce del­la risoluzione:

1.  il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co aggra­va le dispa­ri­tà esi­sten­ti e le don­ne e le ragaz­ze sono tra le più col­pi­te dal cam­bia­men­to cli­ma­ti­co; che le per­so­ne che vivo­no in ambi­to rura­le nei pae­si in via di svi­lup­po, segna­ta­men­te le don­ne, sono par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li, in quan­to spes­so dipen­do­no dal­le risor­se natu­ra­li, svol­go­no gran par­te del lavo­ro agri­co­lo, in par­ti­co­la­re nel­la pro­du­zio­ne ali­men­ta­re e nel­la ricer­ca di acqua e com­bu­sti­bi­le per la fami­glia, e sono mol­to spes­so colo­ro che si fan­no cari­co del­la mag­gior par­te del lavo­ro non retri­bui­to nel­le fami­glie e nel­le comu­ni­tà; sot­to­li­nea che l’a­gri­col­tu­ra è diret­ta­men­te col­le­ga­ta alle con­di­zio­ni ambien­ta­li; sot­to­li­nea che le don­ne, tro­van­do­si in pri­ma linea, sono le pri­me ad esse­re con­fron­ta­te con l’in­giu­sti­zia e la povertà;

2. l’in­no­va­zio­ne nel­l’a­gri­col­tu­ra può  con­tri­bui­re alla col­ti­va­zio­ne di pro­dot­ti agri­co­li più resi­lien­ti ai cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, il che per­met­te­reb­be ren­di­men­ti miglio­ri e più pre­ve­di­bi­li e for­ni­reb­be livel­li di red­di­to più ele­va­ti per gli agri­col­to­ri, le fami­glie e le comu­ni­tà locali;

3.  il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co esi­ge una rispo­sta sen­si­bi­le alla dimen­sio­ne di gene­re e basa­ta sui dirit­ti uma­ni; chie­de l’ef­fet­ti­va par­te­ci­pa­zio­ne del­le don­ne al pro­ces­so deci­sio­na­le a tut­ti i livel­li, com­pre­si i nego­zia­ti inter­na­zio­na­li sul cli­ma, al fine di svi­lup­pa­re rispo­ste di gene­re per affron­ta­re le ine­gua­glian­ze di base; insi­ste sul­l’im­por­tan­za fon­da­men­ta­le del­la for­ma­zio­ne del­le ragaz­ze e del­le don­ne in varie disci­pli­ne, nel­l’ot­ti­ca di crea­re oppor­tu­ni­tà eco­no­mi­che, e sul­la neces­si­tà di finan­zia­re la par­te­ci­pa­zio­ne del­le don­ne ai pro­ces­si deci­sio­na­li su sca­la internazionale;

4.  l’e­man­ci­pa­zio­ne di tut­te le don­ne e ragaz­ze costi­tui­sce un obiet­ti­vo espli­ci­to da rag­giun­ge­re in tut­ti gli obiet­ti­vi di svi­lup­po soste­ni­bi­le; insi­ste, a que­sto pro­po­si­to, sul fat­to che la Com­mis­sio­ne e gli Sta­ti mem­bri sosten­ga­no atti­va­men­te un ruo­lo più for­te del­le don­ne in tali nego­zia­ti; invi­ta la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le a pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne la pro­spet­ti­va di gene­re e le prio­ri­tà spe­ci­fi­che fem­mi­ni­li nel finan­zia­re ini­zia­ti­ve e nel soste­ne­re nuo­ve tec­no­lo­gie per affron­ta­re il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co; appog­gia pie­na­men­te, a tale riguar­do, i pro­gram­mi a favo­re del­l’im­pren­di­to­ria­li­tà che sono sta­ti avvia­ti e che sono fina­liz­za­ti alla pie­na par­te­ci­pa­zio­ne del­le donne;

5.  la neces­si­tà che le don­ne sia­no coin­vol­te nel­l’at­tua­zio­ne e nel­l’e­se­cu­zio­ne del­la poli­ti­ca ambien­ta­le a livel­lo nazio­na­le e loca­le, tenen­do con­to del fat­to che le cono­scen­ze e le espe­rien­ze del­le don­ne loca­li pos­so­no esse­re uti­liz­za­te per garan­ti­re l’ef­fi­ca­cia del­le politiche;

6.  pren­de atto con pre­oc­cu­pa­zio­ne del­lo sfol­la­men­to del­le popo­la­zio­ni lega­to al cli­ma, con­te­sto in cui le don­ne con figli e le ragaz­ze gio­va­ni costi­tui­sco­no i grup­pi più vul­ne­ra­bi­li e sono espo­ste a vio­la­zio­ni dei loro dirit­ti fon­da­men­ta­li; chie­de che lo sfol­la­men­to indot­to dal cli­ma ven­ga pre­so seria­men­te, è aper­to ad una discus­sio­ne sul­l’i­sti­tu­zio­ne di una dispo­si­zio­ne sul­la “migra­zio­ne cli­ma­ti­ca”; chie­de di isti­tui­re un grup­po di esper­ti per valu­ta­re tale que­stio­ne a livel­lo inter­na­zio­na­le e chie­de che la que­stio­ne del­la migra­zio­ne cli­ma­ti­ca sia iscrit­ta all’or­di­ne del gior­no inter­na­zio­na­le; chie­de una coo­pe­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le raf­for­za­ta al fine di garan­ti­re la resi­lien­za cli­ma­ti­ca;

7.  invi­ta la Com­mis­sio­ne a garan­ti­re un approc­cio di gene­re che assi­cu­ri che i dirit­ti del­le don­ne, la pro­mo­zio­ne del­le pari oppor­tu­ni­tà e la giu­sti­zia cli­ma­ti­ca sia­no inte­gra­ti attra­ver­so i pro­gram­mi stra­te­gi­ci nazio­na­li e regio­na­li, il pia­no d’a­zio­ne sui dirit­ti uma­ni e la demo­cra­zia e i suoi dia­lo­ghi sui dirit­ti uma­ni con i pae­si ter­zi e chie­de che si ten­ga con­to del gene­re come obiet­ti­vo gene­ra­le e tra­sver­sa­le in tut­te le poli­ti­che rela­ti­ve al cam­bia­men­to climatico.

Una sfi­da epo­ca­le, alla qua­le l’Italia di oggi  come si pre­sen­ta? Con il decre­to Pil­lon in ram­pa di lan­cio e con la nomi­na a mini­stro agli affa­ri euro­pei,  dell’ex Mini­stro del­la Fami­glia Loren­zo Fon­ta­na, ben noto per le sue posi­zio­ni mol­to con­ser­va­tri­ci, soprat­tut­to su temi come abor­to, dirit­ti del­le don­ne, dirit­ti LGBTI e richie­den­ti asi­lo. Come affi­da­re i pro­pri figli a Ero­de .

D’altronde cosa pos­sia­mo dire del­le poli­ti­che di gene­re e del­le stra­te­gie per le pari oppor­tu­ni­tà attua­te nel nostro pae­se?

In un Euro­pa che va comun­que avan­ti a pas­si di luma­ca nel 2017 rispet­to al  Gen­der equa­li­ty index l’Italia si posi­zio­na a 62.1 pun­ti, sot­to la media euro­pea (66.2), poco sopra a Mal­ta (60.1) e sot­to l’Austria (63.3). Inu­ti­le dire che al top si piaz­za­no Sve­zia (82.6), Dani­mar­ca (76.8) e Fin­lan­dia (73.1): i pae­si più svi­lup­pa­ti e avan­za­ti nel­la pari­tà di gene­re, guar­da caso, lo sono anche dal pun­to di vista del­le stra­te­gie per affron­ta­re l’emergenza climatica.

Non va meglio a livel­lo glo­ba­le. Nel­l’ul­ti­mo Glo­bal Gen­der Gap Report 2018  su 149 pae­si inda­ga­ti rela­ti­va­men­te ai quat­tro prin­ci­pa­li para­me­tri di gene­re ana­liz­za­ti (Par­te­ci­pa­zio­ne ed oppor­tu­ni­tà eco­no­mi­che; Istru­zio­ne Alfa­be­tiz­za­zio­ne, Salu­te e aspet­ta­ti­va di vita in salu­te, Valo­riz­za­zio­ne poli­ti­ca) l’I­ta­lia è appe­na al 70° posto.

Poli­ti­che e scel­te fal­li­men­ta­ri anche quel­le di affi­da­re, ormai quat­tro anni fa con la “rifor­ma Del­rio”, a Pro­vin­cie e Cit­tà Metro­po­li­ta­ne anche la fun­zio­ne fon­da­men­ta­le del «con­trol­lo dei feno­me­ni discri­mi­na­to­ri in ambi­to occu­pa­zio­na­le e pro­mo­zio­ne del­le pari oppor­tu­ni­tà sul ter­ri­to­rio pro­vin­cia­le». Que­ste isti­tu­zio­ni fiac­ca­te da tagli e cri­si di risor­se uma­ne ed eco­no­mi­che spes­so non han­no nep­pu­re pre­vi­sto l’istituzione del­la fun­zio­ne stes­sa e i Comi­ta­ti Uni­ci di Garan­zia (CUG) che nel 2010 han­no sosti­tui­to e assor­bi­to i Comi­ta­ti pari oppor­tu­ni­tà e mob­bing, sono spes­so dei simu­la­cri, del­le “foglie di fico” atte a nascon­de­re l’assoluta insi­pien­za e ine­lut­ta­bi­le inca­pa­ci­tà e man­can­za di volon­tà rea­le del­le ammi­ni­stra­zio­ni loca­li, di voler inci­de­re e ope­ra­re fat­ti­va­men­te nell’attuazione del­le fun­zio­ni e com­pi­ti loro asse­gna­ti.

Nep­pu­re di fron­te ad azio­ni estre­me qua­li le dimis­sio­ni del­le com­po­nen­ti sin­da­ca­li, che for­ma­no la quo­ta pari­ta­ria dei com­po­nen­ti dei CUG, come acca­du­to ad esem­pio nel­la Cit­tà Metro­po­li­ta­na di Geno­va, per cer­ca­re di scuo­te­re le ammi­ni­stra­zio­ni obbli­ga­te ad isti­tui­re que­sti comi­ta­ti e a redi­ge­re e aggior­na­re i Pia­ni trien­na­li del­le Azio­ni Posi­ti­ve, sono sta­ti otte­nu­ti risul­ta­ti. 

E da feb­bra­io di que­st’an­no,  sen­za che le Orga­niz­za­zio­ni Sin­da­ca­li sia­no sta­te anco­ra chia­ma­te a con­fron­tar­si su nuo­ve con­cre­te azio­ni e impe­gni pro­mes­si “sul­la car­ta” ma mai assol­ti, l’en­te va per la sua stra­da sen­za un CUG isti­tui­to, sen­za un pia­no aggior­na­to, e sen­za che diri­gen­ti e ammi­ni­stra­to­ri com­pe­ten­ti ven­ga­no in alcun modo san­zio­na­ti per que­sto. La nor­ma va cambiata.

Intan­to fem­mi­ni­ci­di, vio­len­za di gene­re, discri­mi­na­zio­ni sul lavo­ro, dif­fi­col­tà di acces­so al lavo­ro, alla par­te­ci­pa­zio­ne, e alle cure, aumen­ta­no, i dirit­ti dimi­nui­sco­no, quel­li dati per acqui­si­ti ven­go­no pesan­te­men­te attac­ca­ti, e retro­ce­dia­mo: non più luma­che, ma gam­be­ri: si va all’indietro!

Per que­sto for­ze che, come Pos­si­bi­le, cre­do­no che la sfi­da cli­ma­ti­ca sia una sfi­da glo­ba­le, epo­ca­le, che ne rac­chiu­de tan­te, gran­di e com­ples­se, chia­ma­no a rac­col­ta tut­te le for­ze civi­li e socia­li, i sin­go­li, i par­ti­ti, i comi­ta­ti, i movi­men­ti, le asso­cia­zio­ni per far­si cor­po uni­co con­di­vi­den­do 7 pun­ti car­di­ne da decli­na­re e svi­lup­pa­re insie­me, dal loca­le al glo­ba­le e dal glo­ba­le al loca­le. Ma occor­re fare pre­sto, che non c’è più tem­po: le solu­zio­ni ci sono, met­tia­mo insie­me le volon­tà e le for­ze, “for future”.

Doma­ni potrem­mo dover  rac­con­ta­re che “ce lo dis­se l’Europa”. La  sto­ria e come andrà a fini­re dob­bia­mo (e pos­sia­mo) deci­der­li e scri­ver­li ades­so.

Rober­ta Burroni

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Guar­da i video del panel con­clu­si­vo del Politicamp:

Bea­tri­ce Bri­gno­ne – Resistenti

Giu­sep­pe Civa­ti – Il pas­sag­gio del­la borraccia

Pao­lo Cos­sed­du – Fir­ma­men­to[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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E così il Governo ha deciso di abbassare l’Iva sugli assorbenti femminili al 10%, bene ma non benissimo visto che la misura corretta sarebbe quella del 4%, ma in più viene da chiedersi cosa stiano facendo esattamente i partiti in Parlamento se su una misura di questo tipo arrivano a farsi bagnare il naso da Draghi. Osservazioni simili si potrebbero fare a proposito di eutanasia e cannabis legale, e lo stesso ci si augura accada per la proposta di legge d'iniziativa popolare sul salario minimo su cui Possibile si impegna a raccogliere adesioni.
Dopo molti anni, ben 6 dalla proposta che facemmo con Giuseppe Civati e Possibile, se ne è colto il significato simbolico e però concretissimo. Un passo avanti, sicuramente. Anche se spiace per il tempo perso. E spiace perché l'IVA sugli assorbenti non è ancora al 4%, come quella per i prodotti di prima necessità, com'è giusto che sia. Perché le mestruazioni non sono un lusso. Continueremo a insistere.
Il tempo del bla bla bla è finito e bisogna agire: non c'è più tempo. Infine c’è da cambiare un paradigma e da riscrivere una storia: sembra che le decisioni sul clima le prendano in pochi e in tavoli decisamente ristretti con la presenza delle lobby del carbone. Va completamente ribaltato il tavolo, dando voce e ruolo a chi oggi subisce le conseguenze maggiori di questa crisi socio climatica e ambientale.