Legge elettorale: quando la destra va al potere, lo usa con tutta la forza che riesce a dispiegare

Le forze politiche di destra, quando raggiungono il potere, non sono disposte a riconoscere alcun limite derivante dall’esperienza istituzionale di decenni o di secoli, non intendono rispettare accordi o consuetudini che hanno garantito l’equilibrata gestione del potere da parte della maggioranza di turno. Quando conquistano il potere, lo usano con tutta la forza che riescono a dispiegare, senza alcuna forma di autolimitazione.

Shaf­ter (Texas), 13 feb­bra­io 2016

Anto­nin Sca­lia, giu­di­ce ultra­con­ser­va­to­re del­la Cor­te Supre­ma, nomi­na­to nel 1986 da Ronald Rea­gan, muo­re improv­vi­sa­men­te in un resort nel qua­le sog­gior­na­va per par­te­ci­pa­re a una bat­tu­ta di cac­cia.

Poche ore dopo l’an­nun­cio del­la mor­te di Sca­lia, Mitch McCon­nell, lea­der del­la mag­gio­ran­za repub­bli­ca­na al Sena­to, dichia­ra che il Sena­to non avreb­be pre­so in con­si­de­ra­zio­ne alcu­na nomi­na da par­te del pre­si­den­te in cari­ca, Barack Oba­ma, in quan­to, essen­do un anno elet­to­ra­le, “spet­ta al popo­lo ame­ri­ca­no” sce­glie­re il pre­si­den­te che avreb­be nomi­na­to un nuo­vo giu­di­ce del­la Cor­te Supre­ma.

Il 16 mar­zo Oba­ma eser­ci­ta la sua pre­ro­ga­ti­va costi­tu­zio­na­le e, sce­glien­do un giu­di­ce dal pro­fi­lo mode­ra­to e cen­tri­sta per inter­cet­ta­re con­sen­si bipar­ti­san, nomi­na Mer­rick Gar­land.

Con una con­dot­ta sen­za pre­ce­den­ti, la mag­gio­ran­za repub­bli­ca­na al Sena­to, gui­da­ta da McCon­nell, pra­ti­ca un ostru­zio­ni­smo tota­le, rifiu­tan­do a prio­ri di eser­ci­ta­re il pro­prio dove­re costi­tu­zio­na­le di “advi­ce and con­sent” (con­si­glio e con­sen­so), arri­van­do per­si­no a non calen­da­riz­za­re mai le audi­zio­ni pre­li­mi­na­ri del­la Com­mis­sio­ne Giu­sti­zia.

Dopo un perio­do record di 293 gior­ni, alla sca­den­za del man­da­to del Con­gres­so avve­nu­ta il 3 gen­na­io 2017, la nomi­na deca­de. Il nuo­vo pre­si­den­te, Donald Trump, già il 31 gen­na­io suc­ces­si­vo pro­ce­de alla nomi­na di Neil Gor­such nel posto lascia­to vacan­te da Sca­lia.

La tesi di McCon­nell secon­do cui esi­ste­va una “tra­di­zio­ne” di non con­fer­ma­re giu­di­ci nel­l’an­no del voto pre­si­den­zia­le era pri­va di soli­di fon­da­men­ti sto­ri­ci, in quan­to in 29 pre­ce­den­ti casi i pre­si­den­ti in sca­den­za ave­va­no nomi­na­to giu­di­ci del­la Cor­te Supre­ma e in 19 di que­sti casi il Sena­to li ave­va anche con­fer­ma­ti, sen­za comun­que mai rifiu­tar­si di avvia­re le pro­ce­du­re di valu­ta­zio­ne.

La pre­te­stuo­si­tà del­le moti­va­zio­ni addot­te emer­se niti­da­men­te quat­tro anni dopo, alla mor­te del­la cele­bre giu­di­ce pro­gres­si­sta del­la Cor­te Ruth Bader Gin­sburg, avve­nu­ta il 18 set­tem­bre 2020, quan­do Trump si affret­tò a nomi­na­re al suo posto la giu­di­ce con­ser­va­tri­ce Amy Coney Bar­rett e pro­prio Mitch McCon­nell acce­le­rò al mas­si­mo le pro­ce­du­re di con­fer­ma del Sena­to, otte­nen­do che la nuo­va giu­di­ce entras­se in cari­ca il 27 otto­bre, cioè una set­ti­ma­na pri­ma del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li vin­te da Joe Biden.

Roma, 30 otto­bre 2025

Il Sena­to appro­va in secon­da e defi­ni­ti­va let­tu­ra la leg­ge costi­tu­zio­na­le di modi­fi­ca del Tito­lo IV del­la Costi­tu­zio­ne.

Cono­sciu­to come “rifor­ma Nor­dio”, ma for­te­men­te volu­to dal­la Pre­si­den­te del Con­si­glio Melo­ni, il dise­gno di leg­ge costi­tu­zio­na­le era sta­to licen­zia­to dal Con­si­glio dei Mini­stri nel mag­gio del 2024 e impo­sto al Par­la­men­to sen­za con­sen­ti­re che fos­se emen­da­to, a par­te aggiu­sta­men­ti for­ma­li in pri­mis­si­ma let­tu­ra.

La natu­ra stes­sa del­le rifor­me costi­tu­zio­na­li esi­ge il coin­vol­gi­men­to e la con­di­vi­sio­ne del più ampio spet­tro pos­si­bi­le di for­ze poli­ti­che, ma la mag­gio­ran­za gover­na­ti­va sce­glie deli­be­ra­ta­men­te di respin­ge­re o far riti­ra­re ogni sin­go­lo emen­da­men­to duran­te le pri­me let­tu­re par­la­men­ta­ri e limi­ta for­te­men­te le audi­zio­ni e la discus­sio­ne nel­le secon­de let­tu­re, con una stra­te­gia di chiu­su­ra al dia­lo­go mai appli­ca­ta in pre­ce­den­za a una rifor­ma com­ples­sa del­la Costi­tu­zio­ne (i soli pre­ce­den­ti riguar­da­va­no modi­fi­che ampia­men­te con­di­vi­se e per­lo­più di sin­go­li arti­co­li, come nel caso dell’abolizione tota­le del­la pena di mor­te), rom­pen­do così una con­sue­tu­di­ne costi­tu­zio­na­le di rispet­to reci­pro­co fra mag­gio­ran­za e oppo­si­zio­ne.

Stoc­col­ma, 29 apri­le 2026

Il Par­la­men­to sve­de­se deve deli­be­ra­re sul­le nuo­ve dispo­si­zio­ni in mate­ria di immi­gra­zio­ne.

È già chia­ro che vi sia una mag­gio­ran­za a favo­re dell’inasprimento del­le rego­le, ma sul pun­to dell’aumento del requi­si­to mini­mo di anni di resi­den­za da cin­que a otto si pro­fi­la una pre­va­len­za dell’opposizione di cen­tro­si­ni­stra, che chie­de di intro­dur­re nor­me tran­si­to­rie per chi si tro­va già nel pae­se.

Due depu­ta­ti usci­ti da uno dei par­ti­ti­ti di gover­no, ma che con­ti­nua­no a vota­re con la mag­gio­ran­za, fan­no capi­re che soster­ran­no l’emendamento dell’opposizione.

Il par­ti­to di estre­ma destra dei Demo­cra­ti­ci Sve­de­si rom­pe allo­ra il pat­to isti­tu­zio­na­le non scrit­to che veni­va rispet­ta­to da oltre un seco­lo, fin dai pri­mi del ‘900: se depu­ta­ti di uno schie­ra­men­to sono assen­ti per moti­vi legit­ti­mi (malat­tia, mis­sio­ne, con­ge­do geni­to­ria­le), lo schie­ra­men­to oppo­sto fa assen­ta­re al momen­to del­le vota­zio­ni un nume­ro cor­ri­spon­den­te di depu­ta­ti, così da non alte­ra­re i rap­por­ti di for­za par­la­men­ta­ri deci­si dagli elet­to­ri.

Gra­zie a que­sta improv­vi­sa rot­tu­ra del­la tra­di­zio­ne par­la­men­ta­re sve­de­se, il prov­ve­di­men­to vie­ne appro­va­to nel­la for­ma desi­de­ra­ta dai Demo­cra­ti­ci Sve­de­si.

Poi­ché non si trat­ta­va di una leg­ge, ma di una con­ven­zio­ne infor­ma­le basa­ta sul­la fidu­cia reci­pro­ca, il Par­la­men­to sve­de­se non ha potu­to appli­ca­re san­zio­ni giu­ri­di­che o annul­la­re il voto.

Nel­le set­ti­ma­ne suc­ces­si­ve e fino alle ele­zio­ni di poche set­ti­ma­ne fa, i lavo­ri par­la­men­ta­ri sono diven­ta­ti cao­ti­ci, con tut­ti i 349 depu­ta­ti costret­ti a esse­re fisi­ca­men­te pre­sen­ti a ogni sin­go­la vota­zio­ne per evi­ta­re che il pro­prio schie­ra­men­to andas­se sot­to. La stam­pa sve­de­se ha rife­ri­to di par­la­men­ta­ri costret­ti a vota­re anche in pre­ca­rie con­di­zio­ni di salu­te, per­si­no cor­ren­do fuo­ri dal­l’au­la per vomi­ta­re, pur di non per­de­re la mag­gio­ran­za per un solo voto.

Ciò che que­ste tre vicen­de rac­con­ta­no è che for­ze poli­ti­che di destra, quan­do rag­giun­go­no il pote­re, non sono dispo­ste a rico­no­sce­re alcun limi­te deri­van­te dall’esperienza isti­tu­zio­na­le di decen­ni o di seco­li, non inten­do­no rispet­ta­re accor­di o con­sue­tu­di­ni che han­no garan­ti­to l’equilibrata gestio­ne del pote­re da par­te del­la mag­gio­ran­za di tur­no: quan­do con­qui­sta­no il pote­re, lo usa­no con tut­ta la for­za che rie­sco­no a dispie­ga­re, sen­za alcu­na for­ma di auto­li­mi­ta­zio­ne.

Qual­co­sa di simi­le sta acca­den­do anche in que­sti gior­ni in Ita­lia, con l’approvazione di una nuo­va leg­ge elet­to­ra­le, idea­ta dal­la mag­gio­ran­za di cen­tro­de­stra con l’obiettivo di garan­tir­si la per­ma­nen­za al pote­re anche attri­buen­do al voto di una mino­ran­za del cor­po elet­to­ra­le un’ampia mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re, al limi­te del­la facol­tà di modi­fi­ca­re da soli la Costi­tu­zio­ne.

Nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, dun­que, se le for­ze di oppo­si­zio­ne pre­var­ran­no, occor­re “met­te­re in sicu­rez­za” il siste­ma attra­ver­so alcu­ne modi­fi­che mira­te del­la Costi­tu­zio­ne.

Com’è noto, ben­ché la Costi­tu­zio­ne dise­gni un siste­ma isti­tu­zio­na­le che, spe­cial­men­te nel­la quan­ti­fi­ca­zio­ne del­le mag­gio­ran­ze richie­ste per l’elezione alle varie cari­che del­lo Sta­to, sem­bra pre­sup­por­re un siste­ma elet­to­ra­le pro­por­zio­na­le, tut­ta­via l’Assemblea Costi­tuen­te scel­se di non costi­tu­zio­na­liz­za­re uno spe­ci­fi­co mec­ca­ni­smo elet­to­ra­le.

Costi­tu­zio­na­liz­za­re il siste­ma pro­por­zio­na­le avreb­be signi­fi­ca­to esi­ge­re una leg­ge di revi­sio­ne costi­tu­zio­na­le per ogni futu­ra modi­fi­ca, impe­den­do al Par­la­men­to di ade­gua­re il siste­ma elet­to­ra­le ai muta­men­ti poli­ti­co-socia­li del pae­se. Inol­tre mol­ti Costi­tuen­ti teme­va­no la fram­men­ta­zio­ne poli­ti­ca, memo­ri dell’esperienza disa­stro­sa del­la Repub­bli­ca di Wei­mar.

La Cor­te Costi­tu­zio­na­le ha lun­ga­men­te segui­to una linea di asso­lu­to rispet­to del­le scel­te dei Costi­tuen­ti, negan­do l’esistenza di un model­lo costi­tu­zio­nal­men­te vin­co­la­to in mate­ria elet­to­ra­le, ma più di recen­te, a par­ti­re dal­la sen­ten­za n. 1 del 2014, pur riba­den­do che la Costi­tu­zio­ne non impo­ne il siste­ma pro­por­zio­na­le, ha ini­zia­to a cen­su­ra­re le leg­gi elet­to­ra­li ordi­na­rie che crei­no una spro­por­zio­ne mani­fe­sta. Occor­re, dice la Cor­te, che le leg­gi elet­to­ra­li assi­cu­ri­no un vero bilan­cia­men­to dei valo­ri costi­tu­zio­na­li (in par­ti­co­la­re con rife­ri­men­to all’u­gua­glian­za e alla liber­tà del voto san­ci­ti dal­l’art. 48), per cui pre­mi di mag­gio­ran­za ecces­si­vi o pri­vi di una soglia mini­ma defor­ma­no il voto popo­la­re in modo irra­gio­ne­vo­le e vio­la­no lo spi­ri­to demo­cra­ti­co che ha ispi­ra­to i Costi­tuen­ti.

In un simi­le qua­dro, “met­te­re in sicu­rez­za” il siste­ma non signi­fi­ca dun­que inse­ri­re il siste­ma elet­to­ra­le pro­por­zio­na­le in Costi­tu­zio­ne, ben­sì intro­dur­re in quest’ultima alcu­ne modi­fi­che che ne sal­va­guar­di­no lo spi­ri­to, impe­den­do pos­si­bi­li abu­si del­le mag­gio­ran­ze par­la­men­ta­ri del momen­to.

A pare­re di chi scri­ve, in pri­mo luo­go andreb­be sta­bi­li­to che, lad­do­ve il legi­sla­to­re, a qual­sia­si livel­lo isti­tu­zio­na­le, opti per siste­mi elet­to­ra­li mag­gio­ri­ta­ri, non sia in alcun caso con­sen­ti­ta l’elezione di can­di­da­ti che non con­se­gua­no alme­no il 50%+1 dei voti, cioè andreb­be intro­dot­to l’obbligo di pre­ve­de­re in tali casi il dop­pio tur­no con bal­lot­tag­gio: ciò por­reb­be fine, per esem­pio, alla ver­go­gna di pre­si­den­ti di Regio­ne che pos­so­no esse­re elet­ti diret­ta­men­te da una mino­ran­za di elet­to­ri.

In secon­do luo­go andreb­be pre­vi­sto che, a pre­scin­de­re dal siste­ma elet­to­ra­le adot­ta­to, una quo­ta di depu­ta­ti sia elet­ta con siste­ma pro­por­zio­na­le puro, sen­za soglie di sbar­ra­men­to, così da assi­cu­ra­re la rap­pre­sen­tan­za di tut­te le for­ze poli­ti­che atti­ve nel pae­se. Dato il nume­ro di depu­ta­ti attual­men­te sta­bi­li­to dal­la Costi­tu­zio­ne, 100 dovreb­be­ro esse­re elet­ti in que­sto modo.

In ter­zo luo­go, le mag­gio­ran­ze pre­vi­ste dal­la Costi­tu­zio­ne dovreb­be­ro esse­re rivi­si­ta­te per costrin­ge­re gli schie­ra­men­ti, nel­la misu­ra del pos­si­bi­le, a tene­re le cari­che isti­tu­zio­na­li fuo­ri dal­la logi­ca mag­gio­ri­ta­ria, impo­nen­do ampie mag­gio­ran­ze. Una simi­le modi­fi­ca va cali­bra­ta con cura, per­ché l’esperienza del­la para­li­si nell’elezione dei giu­di­ci costi­tu­zio­na­li evi­den­zia il rischio che for­ze poli­ti­che che mira­no a bloc­ca­re le isti­tu­zio­ni abu­si­no di que­sto “pri­vi­le­gio del­le mino­ran­ze” per fina­li­tà ever­si­ve del siste­ma.

Una men­zio­ne sepa­ra­ta meri­ta il modo in cui l’art. 138 del­la Costi­tu­zio­ne disci­pli­na il pro­ce­di­men­to di modi­fi­ca del­la Costi­tu­zio­ne stes­sa. L’esperienza sopra descrit­ta, di for­za­tu­ra del per­cor­so di appro­va­zio­ne del­la modi­fi­ca costi­tu­zio­na­le in mate­ria di giu­sti­zia, è cul­mi­na­ta in un ampio rifiu­to popo­la­re, con­fer­man­do l’efficacia del dise­gno costi­tu­zio­na­le che pre­ve­de la pos­si­bi­li­tà del refe­ren­dum con­fer­ma­ti­vo.

Eppu­re que­sto dise­gno può esse­re raf­for­za­to modi­fi­can­do la pre­vi­sio­ne dell’intervallo tem­po­ra­le fra le due dop­pie let­tu­re. Attual­men­te, cia­scu­na Came­ra deve appro­va­re le leg­gi di revi­sio­ne costi­tu­zio­na­le con due suc­ces­si­ve deli­be­ra­zio­ni adot­ta­te con un inter­val­lo non mino­re di tre mesi. Ebbe­ne, con­ser­van­do il mec­ca­ni­smo refe­ren­da­rio, appa­re oppor­tu­no raf­for­za­re que­sta pre­vi­sio­ne sta­bi­len­do che la secon­da deli­be­ra­zio­ne di cia­scu­na Came­ra abbia luo­go nel­la legi­sla­tu­ra suc­ces­si­va alla pri­ma. Ciò spin­ge­reb­be le for­ze poli­ti­che, nell’incertezza cir­ca la con­ser­va­zio­ne del­la pro­pria mag­gio­ran­za nel­la legi­sla­tu­ra suc­ces­si­va, a con­cor­da­re con l’opposizione le even­tua­li rifor­me.

Accan­to a que­sto com­ples­so di modi­fi­che costi­tu­zio­na­li, andreb­be­ro final­men­te adot­ta­te leg­gi elet­to­ra­li che non sia­no costrui­te sul­la base del van­tag­gio che le for­ze poli­ti­che del momen­to pos­so­no trar­ne, ben­sì dell’interesse di tut­ta la cit­ta­di­nan­za a vota­re secon­do leg­gi che, garan­ten­do la rap­pre­sen­tan­za di tut­te le for­ze poli­ti­che, riflet­ta­no più fedel­men­te pos­si­bi­le quel plu­ra­li­smo socia­le e valo­ria­le che costi­tui­sce una ric­chez­za del nostro Pae­se.

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