Le mille balle blu

Le acci­se sul­la ben­zi­na le avreb­be­ro eli­mi­na­te “duran­te il pri­mo con­si­glio dei mini­stri”, le clau­so­le sull’aumen­to dell’Iva addi­rit­tu­ra sareb­be­ro sta­te disin­ne­sca­te pri­ma del­la for­ma­zio­ne del gover­no. Per non par­la­re del red­di­to di cit­ta­di­nan­za, del­la flat tax, dell’abo­li­zio­ne del­la For­ne­ro, cioè dei pun­ti for­ti del famo­so con­trat­to di gover­no. Che fine han­no fat­to? Anzi, che fine ha fat­to pro­prio il con­trat­to di gover­no? Chiu­sa la peno­sa vicen­da del­la for­ma­zio­ne dell’esecutivo, da “road map” dell’azione dell’alleanza Lega‑5 Stel­le, è pas­sa­to a esse­re usa­to per nega­zio­ne: “Non è nel con­trat­to di gover­no”, è diven­ta­ta una del­le fra­si più get­to­na­te per argi­na­re, ad esem­pio, le fol­lie omo­fo­be, xeno­fo­be e miso­gi­ne del mini­stro Fon­ta­na, o le spa­ra­te di que­sto o quel sot­to­se­gre­ta­rio in cer­ca di like.

Ma di ciò che nel con­trat­to è scrit­to, inve­ce, non si è più sen­ti­to par­la­re. Del­le mira­bo­lan­ti pro­mes­se fat­te da Di Maio e Sal­vi­ni ai lavo­ra­to­ri, alle impre­se, ai pen­sio­na­ti, che ne è sta­to?

Spa­ri­te, rimos­se, dimen­ti­ca­te. Mes­se via assie­me a cami­cie e cra­vat­te appe­na è ini­zia­ta l’estate, tut­ta domi­na­ta da un solo vero e gran­de tema: l’invasione, l’Italia abban­do­na­ta dall’Europa matri­gna.

Un vero e pro­prio blob che ha fago­ci­ta­to tut­to il discor­so pub­bli­co, e che non sem­bra voler­si fer­ma­re. Sia­mo arri­va­ti infat­ti alla fine di ago­sto, e se per­si­no i pove­ri ostag­gi del­la Diciot­ti sem­bra stia­no per scen­de­re, il dibat­ti­to è anco­ra seque­stra­to dai deli­ri di Sal­vi­ni e del suo ese­cu­ti­vo (a pro­po­si­to, Con­te lo ave­te visto da qual­che par­te? Comin­cia­mo a pre­oc­cu­par­ci).

E seb­be­ne quan­to scrit­to nel con­trat­to sia per lo più un ammas­so di fan­fa­lu­che impos­si­bi­li a rea­liz­zar­si, in alcu­ni casi ver­reb­be da dire “for­tu­na­ta­men­te”, ciò che è vera­men­te gra­ve e che l’improbabile pro­gram­ma di que­sto gover­no si è por­ta­to con sé in esi­lio anche la real­tà.

Per­ché assie­me al red­di­to di cit­ta­di­nan­za si è smes­so di par­la­re di lavo­ro, red­di­to e di ammor­tiz­za­to­ri socia­li. Insie­me alla flat tax si è smes­so di par­la­re di fisco, insie­me ai dazi si è smes­so di par­la­re di cre­sci­ta.

Ma fat­ta ecce­zio­ne per l’ectoplasmico pri­mo mini­stro, que­sto silen­zio assor­dan­te è sta­to sovra­sta­to da bor­bo­rig­mi gut­tu­ra­li e da urla nevra­ste­ni­che con­tro l’invasione, i buo­ni­sti, i com­plot­ti inter­na­zio­na­li, l’Europa sor­da ai nostri pro­ble­mi.

Un’autentica rimo­zio­ne del­la real­tà quo­ti­dia­na di tut­te e tut­ti noi, non cer­to scan­di­ta que­sto gene­re di cose. Con buo­na pace di chi rite­ne­va chi ci gover­na, o dovreb­be gover­na­re, più vici­no al sen­ti­re dei cit­ta­di­ni, non solo non si è miglio­ra­ta di una vir­go­la la con­di­zio­ne di nes­su­no di noi, ma non si è nem­me­no par­la­to più di come lo vor­reb­be­ro fare. E in che tem­pi. E con qua­li risor­se. Ver­so qua­li pro­spet­ti­ve.

Tut­to sva­ni­to, tut­to sepol­to sot­to cumu­li di cian­ce su bar­co­ni, sca­fi­sti, ricol­lo­ca­men­ti, dibat­ti­ti su qua­li por­ti sia­no sicu­ri, da qua­li pae­si si pos­sa legit­ti­ma­men­te scap­pa­re, in qua­li pae­si si dovreb­be esse­re accol­ti, pas­san­do per qua­li navi bat­ten­ti qua­li ban­die­re. Per cari­tà, tut­to legit­ti­mo, tut­te cose di cui par­la­re. Basta che non ci si ven­ga a dire che que­sti sareb­be­ro quel­li che pen­sa­no pri­ma agli ita­lia­ni.

Ci sem­bra dif­fi­ci­le, a que­sto pun­to, che con set­tem­bre e con l’inizio del dibat­ti­to sul bilan­cio, si cam­bi musi­ca. Avre­te nota­to che più si avvi­ci­na la fine dell’estate, più il livel­lo del­lo scon­tro vie­ne alza­to da par­te di Sal­vi­ni e del suo gover­no (ormai è evi­den­te­men­te suo, vista la resa incon­di­zio­na­ta dei 5 Stel­le e la spa­ri­zio­ne defi­ni­ti­va di Con­te). Pen­sa­te sia un caso? Noi temia­mo di no.

Nel frat­tem­po la real­tà si osti­na ad anda­re avan­ti comun­que, sen­za aspet­ta­re loro. Sen­za aspet­ta­re nes­su­no. Pur­trop­po non basta­no i like su Face­book, per cam­biar­la. Non in meglio, per lo meno.

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