L’affidabile prevedibilità dell’editoriale sulla sinistra divisa

Se anche il diluvio dovesse privare le future generazioni delle stagioni, c’è un tipo di articolo di rito che possiamo star certi sopravvivrà anche alla grande transizione: l’editoriale critico sulla sinistra.
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Ci sono alcuni rituali da non cui non si scappa, a cui sembriamo essere condannati nei secoli dei secoli. I figli dei figli dei nostri figli probabilmente riceveranno le notizie tramite oloproiezioni nei loro impianti neuronali mentre viaggeranno su macchine volanti autoguidanti, ma state pur certi che (se esisteranno ancora le stagioni), ogni estate leggeranno pagine e pagine di articoli di rito sui luoghi della movida estiva, su quanti italiani vanno o non vanno in vacanza, sull’emergenza caldo, su come anziani e bambini debbano bere molta acqua, mangiare frutta e verdura fresca e astenersi da uscire nelle ore più calde, e i temutissimi articoli sul tormentone radiofonico dell’anno.

Ma se anche il diluvio dovesse privare le future generazioni delle stagioni, c’è un tipo di articolo di rito che possiamo star certi sopravvivrà anche alla grande transizione: l’editoriale critico sulla sinistra.

Genere già ampiamente destagionalizzato, ma che in estate rinvigorisce nel vuoto delle redazioni e nel diradarsi di più ghiotti lanci d’agenzia, l’editoriale critico sulla sinistra è comodo, pratico, si abbina con tutto, non impegna. È, in fondo, un gadget a cui il pubblico è abituato, come il pareo o la borsa mare in omaggio a solo 1,99€.

E praticamente si scrive da solo, a partire da un canovaccio sperimentatissimo: la sinistra è divisa, la sinistra è litigiosa, la sinistra è fatta solo di vecchi arnesi della politica, la sinistra ripete i suoi errori storici da cui non sembra voler imparare, la sinistra ormai è distante dal popolo che vota Lega o M5S, la sinistra non parla dei temi importanti, ma solo di poltrone da spartire, e così via.

Il segreto del successo dell’editoriale di sinistra è farlo scrivere (o per lo meno firmare) a qualcuno che sia considerato un esperto del settore, e quindi possibilmente un elitario, litigiosissimo e divisivo vecchio arnese della sinistra che abbia partecipato a uno o più progetti fallimentari e/o minoritari. Se poi si vuole fare jackpot, allora è bene sceglierlo tra chi scrive solo ed esclusivamente articoli sulla sinistra divisa.

Questa vuole essere una provocazione, magari un po’ abrasiva, ma fatta col cuore.

Perché se abbiamo, come abbiamo, un estremo bisogno di concentrarci sulle cose da proporre per cambiare l’Italia e su chi meglio possa rappresentarle, e su come coinvolgere larga parte del Paese in questo processo, abbiamo anche bisogno di una mano da chi poi queste cose dovrebbe diffonderle.

Perché se ogni tentativo, per quanto iniziale, per quanto timido, per quanto parziale, di portare il dibattito dai nomi ai temi, è ignorato, mentre viene colta ogni minima occasione per sottolineare i litigi, le divisioni e le beghe che animano il nostro campo politico, abbiamo il timore che quella sulla sinistra litigiosa e condannata a dividersi diventi una profezia auto avverante.

Per carità, tutti siamo legati alle tradizioni, e una parte nascosta in ciascuno di noi desidera vivamente che il robo-bagnino attivi l’ombrellone-laser anti-UV per i nostri pronipoti cantando A-A-BBBRONZATISSIMA, ma crediamo ci sia spazio anche per un racconto diverso, e ci piacerebbe poter leggere anche di quello, senza dover aspettare due o tre generazioni.

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