Se la sinistra fosse un giallo: intervista a De Giovanni, ospite d’onore del nostro Camp a Salerno

Intervista a Maurizio De Giovanni, per rimettere assieme tutti i pezzi del giallo che dura tra troppe stagioni politiche e che sembra non giungere mai a una conclusione.
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Gial­li, noir, cal­cio. Auto­re di suc­ces­so, Mau­ri­zio De Gio­van­ni sarà ospi­te d’eccezione del Poli­ti­camp di Saler­no vener­dì sera, a par­ti­re dal­le 21. Lo abbia­mo inter­vi­sta­to per rimet­te­re assie­me tut­ti i pez­zi del gial­lo che dura tra trop­pe sta­gio­ni poli­ti­che e che sem­bra non giun­ge­re mai a una conclusione.

Caro Mau­ri­zio, la sta­gio­ne del­le lar­ghe inte­se ha con­di­zio­na­to quel­lo che vole­va esse­re il cen­tro­si­ni­stra ita­lia­no. Pri­ma Mon­ti, poi Let­ta, infi­ne Ren­zi, con la pro­mes­sa che tut­to sareb­be cam­bia­to. Se la sini­stra fos­se un gial­lo, chi sareb­be l’assassino?

Cre­do che la situa­zio­ne sia assi­mi­la­bi­le a un cold case, un vec­chio omi­ci­dio di cui assi­stia­mo alle con­se­guen­ze. Più o meno incon­sa­pe­vo­le, cre­do anco­ra che l’assassino sia sta­to Ber­lu­sco­ni: l’uomo che ha cam­bia­to le posi­zio­ni ideo­lo­gi­che che lo han­no pre­ce­du­to in due fazio­ni, pro e con­tro di lui, tese solo a vin­ce­re rinun­cian­do a qual­sia­si iden­ti­tà e valo­re poli­ti­co, sen­za alcu­no scru­po­lo e rinun­cian­do, se neces­sa­rio, alla demo­cra­zia stes­sa. Non è un caso che nes­su­no degli ulti­mi tre pre­si­den­ti del Con­si­glio sia sta­to elet­to dal popolo.

Come dice­va­mo, il pro­ta­go­ni­sta indi­scus­so di que­sta sta­gio­ne poli­ti­ca sem­bra esse­re sen­za alcun dub­bio Mat­teo Ren­zi. E’ il vero pro­ta­go­ni­sta o dob­bia­mo aspet­tar­ci un col­po di sce­na, una mos­sa che ribal­ta tut­to e ci pre­sen­ta un nuo­vo pro­ta­go­ni­sta? Da dove può nasce­re que­sto col­po di scena?

Un col­po di sce­na sareb­be auspi­ca­bi­le, se non altro per dare un’identità e una for­ma soprat­tut­to alla poli­ti­ca eco­no­mi­ca di una nazio­ne dav­ve­ro allo sban­do; pur­trop­po cre­do che il con­trol­lo asso­lu­to dell’informazione da par­te dell’attuale clas­se gover­na­ti­va lasci poco spa­zio al for­mar­si di una libe­ra opi­nio­ne, e quin­di a una vali­da pro­po­sta alter­na­ti­va. For­se pro­prio il refe­ren­dum, al qua­le lo stes­so Ren­zi ha annes­so un’enorme valen­za poli­ti­ca, può rive­lar­si uno stru­men­to di pre­sa di coscien­za popolare.

In tut­to ciò, come giu­di­chi la situa­zio­ne di tut­ti colo­ro che si dichia­ra­no di sini­stra, ma che non rie­sco­no a imma­gi­na­re una sto­ria diver­sa rispet­to a quel­la che stan­no viven­do ora?

La Sini­stra pro­pria­men­te det­ta è un valo­re che si sta facen­do di tut­to per can­cel­la­re; e inve­ce mai come ades­so ce n’è un enor­me biso­gno, per affer­ma­re valo­ri euro­pei ma ega­li­ta­ri, con atten­zio­ne alle clas­si debo­li che sono schiac­cia­te dall’economia ger­ma­no­cen­tri­ca e capi­ta­li­sti­ca, pri­va di una dia­let­ti­ca effettiva.

Sarà da un col­po di sce­na che capi­re­mo cosa ci sta anco­ra a fare la sini­stra e qual è il suo ruolo?

Ove mai esi­stes­se anco­ra, la sini­stra emer­ge­rà dall’attuale situa­zio­ne affer­man­do la pro­pria neces­si­tà. Pur­trop­po uno degli effet­ti del­la poli­ti­ca recen­te del Par­ti­to Demo­cra­ti­co è una spe­cie di son­no del­la ragio­ne, attra­ver­so un’omologazione che ha tol­to sen­so ai valo­ri fon­dan­ti del­lo stes­so par­ti­to ormai a ege­mo­nia cat­to­li­ca e tra­sfor­mi­sta, alla con­ti­nua ricer­ca di aggre­ga­zio­ni che ren­de­ran­no anco­ra più amor­fa la poli­ti­ca governativa.

Pos­si­bi­le ha rifiu­ta­to una sto­ria già scrit­ta, met­ten­do in discus­sio­ne tut­to ciò di cui pote­va dispor­re, rifiu­tan­do qual­sia­si tat­ti­ci­smo. E’ una mos­sa azzar­da­ta: è la mos­sa che può cam­bia­re le car­te in tavola?

E’ una mos­sa iden­ti­ta­ria, e quin­di neces­sa­ria. Pos­si­bi­le riem­pie un vuo­to: quel­lo di un idea­le peren­ne di sini­stra che non c’è più, ma del qua­le non c’è mai sta­to tan­to bisogno.

Se pos­sia­mo: come vote­rai al refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le? E per qua­li ragioni?

Vote­rò no, per­ché la natu­ra del­le modi­fi­che pro­po­ste con l’attuale leg­ge elet­to­ra­le pre­pa­ra il ter­re­no a una for­ma di gover­no che ha por­ta­to que­sto Pae­se sull’orlo del­la distru­zio­ne totale.

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