La rimozione del voto disgiunto

Non serve allearsi col PD per votare Gori o Zingaretti
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La contestualità tra le elezioni politiche e quelle di alcune Regioni italiane riporta al centro del dibattito (purtroppo) la questione delle “alleanze” tra partiti politici, che appassiona da sempre molto i nostri media, soprattutto nei talk della politica-intrattenimento. La domanda preferita, se in trasmissione capita un esponente di Liberi e Uguali, è in sostanza: «ma non volete un po’ bene al Pd?». È il filone della politica sentimentale, per così dire, contro quella delle proposte, che tracciano, appunto, la linea politica. Se si chiedesse cosa si intende fare sull’energia, sulle tasse, sui finanziamenti alla ricerca, sulla risoluzione dei conflitti d’interessi, sulla cittadinanza e l’immigrazione, sulla pace, sulla scuola e sulla sanità, forse non si arriverebbe proprio alla domanda sui rapporti con il Pd. Sarebbe tutto già molto chiaro.

Queste domande – e risposte – nel merito sbaraglierebbero una volta per tutte la stanca narrazione per cui i progressisti non stanno più nel Pd per motivi personali, per antipatia o invidia. Intendiamoci, può anche darsi che tra alcuni esponenti politici, magari dalla lunga storia, vi siano questioni personali, ma che ce ne importa? La questione – ripetiamo – è politica. Tra Liberi e Uguali e il Pd c’è una chiara distinzione politica su tutti i temi già ricordati e su molti altri ancora.

Venendo quindi alle elezioni regionali, la prima questione da considerare è il rilievo politico delle Regioni nel nostro assetto istituzionale, svolgendo queste importanti funzioni legislative e di amministrazione. Inoltre, le forze politiche di cui si sta parlando hanno una rilevanza nazionale che rende difficilmente distinguibile la loro connotazione regionale. Per questo anche l’apprezzamento che talvolta emerge per i singoli candidati sembra fuorviante, perché non pare poter far premio su un’intera linea politica di partito.

In ogni caso, da quest’ultimo punto di vista, per coloro che intendessero valorizzare in particolare il proprio apprezzamento per un candidato alla Presidenza e che volessero scongiurare «la vittoria della destra» (altro argomento molto utilizzato, forse trascurando un po’ il fatto che qualcuno ha governato per cinque anni con ampi pezzi del centrodestra) deve anche considerarsi che molte leggi regionali prevedono la possibilità di un voto disgiunto. Tra queste, quelle del Lazio e della Lombardia, per cui è possibile votare la propria lista preferita, con la sua chiara linea politica, ed eventualmente un diverso candidato alla presidenza (che non sarà – diciamolo una volta per tutte – un “governatore”), in funzione eventualmente meramente oppositiva alla vittoria di un altro.

Il voto disgiunto, in effetti, serve proprio a questo: a poter dare un voto a favore (della lista preferita) e uno contro (il candidato più sgradito, rafforzando quello che più è accreditato per sconfiggerlo). Un’opzione che, del resto, avevamo sostenuto anche per la legge elettorale per le Camere. In questo caso, naturalmente, non vi è nessuna elezione del Presidente, ma con il c.d. “Rosatellum bis” sono previsti comunque due circuiti elettorali: uno composto da listini i cui candidati vengono eletti con sistema proporzionale e uno fatto di collegi uninominali, nei quali viene eletto (solo) il candidato più votato. Se – come avevamo chiesto in più occasioni e a più riprese – questa possibilità fosse stata data si sarebbe potuto valutare, collegio per collegio, quale candidato avrebbe potuto semmai «battere la destra». Ma questo non è interessato a chi ha approvato questa legge elettorale. L’interesse torna solo per le regionali, rispetto alle quali, pur ritenendosi in generale poco utile il sostegno a candidati di un partito concorrente nelle contestuali elezioni politiche, è appunto possibile, per chi voglia, raggiungere quell’obiettivo di mera opposizione a qualcuno tramite il previsto voto disgiunto (art. 5-bis, comma 3, lett. c) l.r. Lazio, n. 2 del 2005, come modificata con l.r. Lazio n. 10 del 2017; art. 1, comma 20, lett. c) l.r. Lombardia n. 17 del 2012).

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