La “marcia per la dignità” per la chiusura del Centro di accoglienza/Lager di Cona

cona

Tut­ta la nostra soli­da­rie­tà e ammi­ra­zio­ne ai 240 richie­den­ti asi­lo che, stan­chi del­le pro­mes­se non man­te­nu­te e del­le con­di­zio­ni di abban­do­no e di mise­ria in cui era­no costret­ti a vive­re al Cen­tro di acco­glien­za di Cona, l’ex-caser­ma di Conet­ta in pro­vin­cia di Vene­zia, da lune­dì 13 novem­bre han­no deci­so di pren­de­re in mano la situa­zio­ne inac­cet­ta­bi­le e dare una svol­ta alle loro vite dan­do for­ma alla “mar­cia per la dignità”.
Il cor­teo che sareb­be volu­to arri­va­re fin sot­to la Pre­fet­tu­ra di Piaz­za San Mar­co a Vene­zia, dopo appe­na 6 chi­lo­me­tri è sta­ta bloc­ca­to dal­le For­ze del­l’Or­di­ne, ma non si è lascia­to con­vin­ce­re a tor­na­re indie­tro e dopo esser­si accam­pa­to nei pres­si di Code­vi­go ha trat­ta­to con il Que­sto­re e il Pre­fet­to per solu­zio­ni alter­na­ti­ve, che pare sia­no sta­te tro­va­te in varie desti­na­zio­ni spar­se sul ter­ri­to­rio regio­na­le. Una pro­te­sta simi­le si è svol­ta anche in con­tem­po­ra­nea nel­l’ex-caser­ma, dove i cir­ca 900 migran­ti rima­sti si sono bar­ri­ca­ti nel­la strut­tu­ra incon­tran­do anche loro pre­fet­to e que­sto­re e chie­den­do anche loro la chiu­su­ra del Cen­tro di accoglienza.

Anco­ra una vol­ta gra­zie a una “for­za­tu­ra” è arri­va­ta la noti­zia che (for­se) final­men­te il cen­tro di acco­glien­za di Cona ver­rà chiu­so. Que­sto alme­no è ciò che tra­pe­la dal­le dichia­ra­zio­ni all’An­sa del Pre­fet­to di Vene­zia Bof­fi che ha det­to, appun­to, che l’o­biet­ti­vo è lavo­ra­re per la sua chiu­su­ra defi­ni­ti­va, dove attual­men­te sareb­be­ro rima­sti cir­ca 900 richie­den­ti asilo.
Un obiet­ti­vo sul qua­le è leci­to nutri­re seri dub­bi se si dà cre­di­to alle pre­ci­sa­zio­ni del Pre­fet­to che par­la di lavo­ri svol­ti nel­la strut­tu­ra ele­fan­tia­ca — di 210 mila metri qua­dra­ti, di cui 13 mila coper­ti — per un milio­ne e 628 mila euro, con 213 bagni e che negli ulti­mi mesi ha rice­vu­to 3 ispe­zio­ni dell’Asl per quan­to riguar­da i pasti, due ispe­zio­ni dell’ufficio igie­ne e altre due dei Nas, sen­za che venis­se­ro evi­den­zia­te gra­vi caren­ze o irregolarità.
Ispe­zio­ni che non han­no tenu­to con­to del­le tem­pe­ra­tu­re geli­de di un inver­no alle por­te e del fat­to che il Cen­tro di acco­glien­za acco­glie per­so­ne alle qua­li da due anni sono sta­te pro­mes­se siste­ma­zio­ni più acco­glien­ti e dignitose.

Infat­ti, è sta­to pro­prio il fred­do e la deci­sio­ne di chi gesti­sce il cen­tro di spe­gne­re le “stu­fet­te” per que­stio­ni di sicu­rez­za del­la ten­so­strut­tu­ra, a far scat­ta­re la rivol­ta dei suoi ospiti.
Le con­di­zio­ni disu­ma­ne dei migran­ti all’in­ter­no del cen­tro era­no sali­ti agli ono­ri del­la cro­na­ca a gen­na­io 2017 dopo che la mor­te di una ragaz­za ivo­ria­na di 25 anni, San­dri­ne Bakayo­ko, ave­va sca­te­na­to le pro­te­ste degli altri 1.300 ospi­ti del cen­tro. Un fat­to che mise con le spal­le al muro il Mini­stro Min­ni­ti che dispo­se un pri­mo imme­dia­to tra­sfe­ri­men­to di un cen­ti­na­io di migran­ti dal cen­tro di Cona a strut­tu­re pre­sen­ti in Emi­lia Roma­gna, con la pro­mes­sa di impe­gnar­si per la sua defi­ni­ti­va chiusura.

Ad ago­sto 2017 abbia­mo inter­ro­ga­to il Mini­stro del­l’In­ter­no per sape­re come mai, anzi­ché pro­gres­si­va­men­te svuo­tar­si, il cen­tro di acco­glien­za di Cona era arri­va­to a con­te­ne­re 1.422 migran­ti. Un nume­ro impres­sio­nan­te sti­pa­to in una strut­tu­ra sem­pre più “lager”, per la qua­le inve­ce la Asl ave­va con­ces­so l’a­gi­bi­li­tà una pri­ma vol­ta per 540 per­so­ne e, in segui­to a del­le modi­fi­che pla­ni­me­tri­che per 947. Rispon­den­do alla nostra inter­ro­ga­zio­ne, in sin­te­si, il Vice­mi­ni­stro Bub­bi­co ci con­fer­mò che le inten­zio­ni del Gover­no era­no quel­le di “archi­via­re” il ricor­so del­l’ac­co­glien­za nei gran­di cen­tri a favo­re di una stra­te­gia di acco­glien­za dif­fu­sa, soprat­tut­to con­fi­dan­do nel­la par­te­ci­pa­zio­ne degli enti ter­ri­to­ria­li. Se da par­te di que­sti non ci fos­se una suf­fi­cien­te rispo­sta neces­sa­ria alla chiu­su­ra imme­dia­ta del cen­tro, si sareb­be prov­ve­du­to a ren­de­re il più con­for­te­vo­le pos­si­bi­le la strut­tu­ra ospi­tan­te. Con­sta­tia­mo dai recen­ti avve­ni­men­ti che fino­ra non si è avve­ra­ta nes­su­na del­le due ipotesi.
Per­so­nal­men­te riten­go che l’a­zio­ne di un Gover­no che non por­ta a risul­ta­ti apprez­za­bi­li e non rie­sce a tro­va­re solu­zio­ni alter­na­ti­ve può esse­re com­pre­so e giu­sti­fi­ca­to, una, due, tre vol­te al mas­si­mo, per­ché oltre si rico­no­sce l’i­ner­zia e l’i­nef­fi­cien­za, soprat­tut­to quan­do è accom­pa­gna­ta dal­l’in­ca­pa­ci­tà di ammet­te­re le pro­prie respon­sa­bi­li­tà, Che sono enor­mi e han­no sca­te­na­to anche le rea­zio­ni di intol­le­ran­za di cit­ta­di­ni stan­chi del pres­sa­po­chi­smo e del­la casua­li­tà con cui fino­ra sono sta­ti gesti­ti i flus­si migra­to­ri e l’ac­co­glien­za sui territori.

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