La “beffa” del Governo sulla Legge d’iniziativa popolare sulla pace e il disarmo

Ieri mattina alla Camera dei Deputati è stata messa in scena un’ulteriore beffa ai danni di cittadine e cittadini: è stata respinta la proposta di legge popolare “Trattati internazionali, basi e servitù militari”, presentata da cittadine e cittadini nel lontano 2008 e, grazie all’ipocrita magnificenza del Governo, mantenuta all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 107, comma 4, del Regolamento.

Immaginiamo per un momento la gioia enorme e le speranze di quelle persone che, dopo essere riuscite a raccogliere l’enorme numero di 50mila firme, hanno presentato con convinzione la proposta di legge popolare nel 2008, e le speranze che riponevano in quel gesto perché convinte di aver posato la prima pietra di un processo di riconversione alla pace e al disarmo.

Contrariamente a quanto ricordato in sede referente in Commissione, i firmatari dell’appello per il sostegno alla proposta di legge non furono rappresentanti di una “sinistra alternativa”, bensì associazioni per la pace e il disarmo e singole persone, primo fra tutti padre Alex Zanotelli, provenienti da realtà con professioni diverse: scienziati, sindacalisti, religiosi, attori, fisici, economisti, personalità conosciute e gente comune, tutti quanti con a cuore il ripudio della guerra, come sancito dall’articolo 11 della Costituzione Italiana, e tutti convinti che per renderlo operativo si dovessero avviare concrete politiche di disarmo;

Il provvedimento, già bollato dalla Commissione Esteri che ne proponeva la reiezione, è arrivato comunque in Aula perché, per “concessione” del Governo sarebbe dovuto servire per una costruttiva discussione con il Parlamento. Utile a cosa non ci è dato saperlo, dal momento che, ogni punto della proposta di legge è stato comunque ritenuto non degno di essere preso in considerazione e quindi il dibattito si è svolto in un clima improduttivo, frustrante e rassegnato.

Respinto il provvedimento nel suo complesso non si è proceduto nemmeno all’esame degli ordini del giorno.

Noi di Possibile ne avevamo presentato uno semplice, coerente con il testo della proposta di legge e al quale il Governo avrebbe dovuto dare (forse) una risposta positiva accogliendolo, almeno come raccomandazione: la richiesta di rendere pubblici i trattati e gli accordi militari stipulati con gli Stati Uniti, in particolare quelli sulle basi militari.

Questa è una legittima richiesta, dato che la concessione delle basi non proviene né dall’articolo 3 (obbligo di cooperazione) né dall’articolo 9 (istituzione del Consiglio Atlantico) del Trattato Nato.

Il fondamento di una base militare è sempre un accordo bilaterale.

Il trattato fondamentale che disciplina lo status delle basi americane in Italia è l’Accordo bilaterale sulle infrastrutture (Bia), stipulato tra Italia e Stati Uniti il 20 ottobre 1954 e firmato dall’allora ministro italiano degli esteri (Giuseppe Pella) e dall’ambasciatrice Usa in Italia (Clara Boothe Luce) . Si tratta di un accordo in forma semplificata, noto come “Accordo ombrello” che non è mai reso pubblico.

Nell’ordinamento italiano esistono due procedure per la stipulazione degli accordi internazionali: una procedura solenne – che comporta che l’accordo venga sottoposto al Parlamento (art. 80 Cost.) che autorizza il Presidente della Repubblica alla ratifica (art. 87, 8° comma) mediante una legge – e una procedura semplificata, non disciplinata esplicitamente dalla Costituzione ma affermatasi come prassi – che comporta che l’accordo entri immediatamente in vigore non appena sottoscritto dai rappresentanti dell’esecutivo.

La Legge 11 dicembre 1984, n. 839, stabilisce la pubblicazione degli accordi, inclusi quelli in forma semplificata.

Abbiamo comunque trasformato il nostro ordine del giorno in una interrogazione al Governo perché riteniamo che, alla luce della politica di riorganizzazione militare del nuovo Presidente degli Stati Uniti, con il potenziamento di aerei, navi, mezzi e una “modernizzazione dell’arsenale nucleare” indicati come obiettivi durante la sua campagna elettorale, che inevitabilmente coinvolgerà i Paesi alleati come l’Italia e le basi statunitensi nel proprio territorio, sia quanto mai urgente e opportuno conoscere il contenuto di tutti gli accordi stipulati nel tempo con gli Stati Uniti.

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