Ilva, lettera aperta di Toni Matarrelli a Renzi

Caro Pre­si­den­te del Con­si­glio,

mi per­do­ni lo stru­men­to del­la let­te­ra aper­ta, for­se inu­sua­le per un Par­la­men­ta­re del­la Repub­bli­ca, ma qui ed ora – come acca­de quan­do la misu­ra è col­ma – è neces­sa­rio far­si ascol­ta­re.

Mi rife­ri­sco ai fat­ti di Taran­to, agli ulti­mi ovvia­men­te, giac­chè l’intera lun­ga sto­ria dell’ILVA gri­da ven­det­ta fin dal­le ori­gi­ni. Per sem­pli­fi­ca­re, si è trat­ta­to di un inse­dia­men­to indu­stria­le dap­pri­ma pub­bli­co, poi pri­va­to ma sem­pre garan­ti­to dall’occhio bene­vo­lo o com­pli­ce dei gover­ni, rea­liz­za­to e man­te­nu­to in nome di un assur­do com­pro­mes­so: la cer­tez­za del posto di lavo­ro a sca­pi­to del­la tute­la ambien­ta­le e del­la salu­te pub­bli­ca, come se due dirit­ti costi­tu­zio­nal­men­te garan­ti­ti potes­se­ro fron­teg­giar­si sul­le oppo­ste spon­de di un con­flit­to.

Eppu­re, una visto­sa vicen­da giu­di­zia­ria ha pun­ta­to i riflet­to­ri, pur se in ritar­do, su un ecci­dio dura­to decen­ni, uomi­ni, don­ne e bam­bi­ni pie­ga­ti e trop­po spes­so ucci­si dal can­cro, esi­sten­ze sacri­fi­ca­te in nome del ricat­to occu­pa­zio­na­le. Ma nien­te, nep­pu­re gli aller­ta di scru­po­lo­se pro­cu­re sono ser­vi­ti a fer­ma­re un abo­mi­nio così tan­to raro da rin­ve­ni­re in un Pae­se occi­den­ta­le, eppu­re pro­prio del­la nostra sto­ria nazio­na­le, per­chè nes­su­no potreb­be ridur­re la ver­ten­za ILVA entro gli angu­sti con­fi­ni puglie­si.

Anzi, i gover­ni si sono pre­mu­ra­ti di sca­val­ca­re le con­clu­sio­ni giu­di­zia­rie soste­nen­do sen­za se e sen­za ma quel­la impo­sta­zio­ne indu­stria­le, asfit­ti­ca di inve­sti­men­ti per la boni­fi­ca di un’area più vasta di quel­la del­la stes­sa cit­tà, inve­sti­men­ti che non esclu­de­reb­be­ro affat­to la con­ser­va­zio­ne dei posti di lavo­ro. Così, anzi­chè inve­sti­re nell’ambientalizzazione, che avreb­be raf­for­za­to e mes­so in sicu­rez­za il lavo­ro ope­ra­io, si è pre­fe­ri­to pro­se­gui­re in una poli­ti­ca di gal­leg­gia­men­to, irre­spon­sa­bi­le rispet­to alla sicu­rez­za e quin­di nei fat­ti bef­far­da quan­to alle istan­ze che a gran voce si leva­no dall’intera comu­ni­tà puglie­se. Ma pos­si­bi­le che anco­ra oggi si elu­da la nevral­gi­ca que­stio­ne del­la decar­bo­niz­za­zio­ne dell’ILVA come se si trat­tas­se di un tabù?

E sia­mo all’oggi. I cin­quan­ta milio­ni di euro pro­mes­si dal suo Gover­no per fron­teg­gia­re l’emergenza sani­ta­ria ori­gi­na­ta dall’inquinamento dell’ILVA sal­ta­no per­chè pri­vi di coper­tu­ra finan­zia­ria, quan­do è ben noto che le scel­te poli­ti­che si com­pio­no pro­prio nel momen­to in cui si desti­na­no (o non si desti­na­no) deter­mi­na­ti fon­di. Né inten­do accor­da­re cre­di­to a colo­ro che ipo­tiz­za­no una sor­ta di sua ritor­sio­ne per­so­na­le ver­so la Puglia ed il suo Gover­na­to­re, col­pe­vo­le di man­ca­to alli­nea­men­to, voce tan­to aber­ran­te da non poter esse­re plau­si­bi­le. Resta tut­ta­via strin­gen­te la neces­si­tà di una rispo­sta effet­ti­va al noc­cio­lo del pro­ble­ma, ben più cre­di­bi­le dei bal­bet­tii mini­ste­ria­li che riman­da­no sen­za garan­zie a dopo il refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le lo svol­gi­men­to di una pra­ti­ca tan­to bol­len­te.

Non si può più aspet­ta­re, e non in vir­tù di una oppo­si­zio­ne cer­ta­men­te tut­ta poli­ti­ca al suo Gover­no, ma in nome e per con­to di bam­bi­ni deva­sta­ti da mor­bi inno­mi­na­bi­li, di fami­glie fiac­ca­te dall’angoscia, di una inte­ra comu­ni­tà ter­ri­to­ria­le atter­ri­ta tan­to dall’incudine del licen­zia­men­to, quan­to dal mar­tel­lo di malat­tie ingiu­ste.

Pre­si­den­te, lei ha il dove­re di dare una rispo­sta imme­dia­ta e non equi­vo­ca­bi­le a Taran­to, alla Puglia e all’Italia. Altri­men­ti, diver­rà cogen­te che tut­te le isti­tu­zio­ni puglie­si, a par­ti­re dai par­la­men­ta­ri, si muo­va­no in un cor­po uni­co per ele­va­re la più alta del­le bar­ri­ca­te ad una gestio­ne dis­sen­na­ta del­la salu­te pub­bli­ca e in defi­ni­ti­va del­la vita stes­sa di suoi con­cit­ta­di­ni iner­mi.

 

Toni Matar­rel­li

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