Il grande bluff dell’abolizione dei vitalizi

Un bluff, l’en­ne­si­mo. Una for­za­tu­ra pro­pa­gan­di­sti­ca pen­sa­ta per le con­di­vi­sio­ni social indi­gna­te in sti­le Movi­men­to 5 Stel­le degli esor­di. Quel­lo duro e puro anti­ca­sta. Il vice­pre­si­den­te del Con­si­glio, Lui­gi Di Maio, è tor­na­to a suo­na­re le fan­fa­re del­l’abo­li­zio­ne dei vita­li­zi. Un cor­to­cir­cui­to slo­ga­ni­sti­co, che però – per amo­re di cor­ret­tez­za – è dove­ro­so sma­sche­ra­re. Per­ché ci si muo­ve sul cri­na­le tra una fake news e una mez­za veri­tà.

Il lea­der del M5S vuo­le abo­li­re qual­co­sa che è sta­to già abo­li­tonel 2012, ven­den­do­la come una sua ini­zia­ti­va. Pri­ma di pro­se­gui­re è neces­sa­rio un inci­so: chi scri­ve è favo­re­vo­le a un inter­ven­to sui pri­vi­le­gi del pas­sa­to, e quel­li del pre­sen­te, così come Pos­si­bi­le ha già mani­fe­sta­to posi­zio­ni chia­re, mes­se nero su bian­co con una pro­po­sta di leg­ge. Sì, per­ché un pun­to deve esse­re chia­ri­to al cit­ta­di­no: quel­la sban­die­ra­ta dai 5 Stel­le come “abo­li­zio­ne dei vita­li­zi” è sem­pli­ce­men­te un rical­co­lo sugli asse­gni dei par­la­men­ta­ri che han­no matu­ra­to que­sto bene­fi­cio sul­la base del­le vec­chie nor­me.

Per inten­der­ci Ales­san­dro Di Bat­ti­sta, ex depu­ta­to ora non in Par­la­men­to, non per­ce­pi­sce alcun vita­li­zio, né lo per­ce­pi­sce chi ha ter­mi­na­to la scor­sa legi­sla­tu­ra e non è tor­na­to nel­le Aule di Came­ra e Sena­to: e non si trat­ta di una scel­ta per­so­na­le, ben­sì del rispet­to di quan­to pre­scrit­to da una leg­ge in vigo­re. Insom­ma, il rical­co­lo è un bene, per­ché taglia le unghie. Ma non è una rivo­lu­zio­ne.

Quin­di per­ché tan­to rumo­re sul vita­li­zio? Una ragio­ne c’è: gli ex par­la­men­ta­ri, quel­li che han­no matu­ra­to il bene­fi­cio pri­ma del 2012, per­ce­pi­sco­no l’as­se­gno men­si­le sul­la base del meto­do retri­bu­ti­vo e non con­tri­bu­ti­vo. In que­sto modo la som­ma è più alta: la sosti­tu­zio­ne con il mec­ca­ni­smo con­tri­bu­ti­vo por­te­reb­be una ridu­zio­ne. Ma, con som­mo dispia­ce­re di Di Maio e gran­de rispet­to per la veri­tà, non ci sarà alcu­na can­cel­la­zio­ne. Anche per que­sto il ter­mi­ne “abo­li­zio­ne” risul­ta una for­za­tu­ra del con­cet­to in otti­ca elet­to­ra­le. Una bufa­li­na. Per­ché dopo tan­to atti­vi­smo sal­vi­nia­no, Di Maio è già pron­to a pre­sen­tar­si come l’uo­mo che, insie­me al Movi­men­to 5 Stel­le, ha “tol­to” i vita­li­zi. Ecco, pri­ma che si veri­fi­chi que­sto bluff pro­pa­gan­di­sti­co è bene dire che, qua­lo­ra l’o­pe­ra­zio­ne andas­se in por­to, lui ha solo fat­to un maquil­la­ge ai vita­li­zi. Giu­sto, ma nien­te di epo­ca­le rispet­to a quan­to acca­du­to nel 2012. Il rispar­mio, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, ammon­ta a cir­ca 75 milio­ni di euro all’an­no. Con una nota a mar­gi­ne: i per­cet­to­ri del vita­li­zio sono in nume­ro fis­so, è anzi decre­scen­te (per appro­fon­di­men­ti, l’e­len­co è dispo­ni­bi­le nel libro Orgo­glio e vita­li­zio). Quin­di si par­la, ine­vi­ta­bil­men­te, di un feno­me­no in esau­ri­men­to, una spe­sa che con il pas­sa­re degli anni diven­te­rà resi­dua­le. Benin­te­so: è qual­co­sa di neces­sa­rio e sacro­san­to. Ma pur sem­pre mar­gi­na­le, gra­zie alla misu­ra entra­re in vigo­re nel 2012. E per que­sto, inve­ce, di pre­sen­ta­re il pro­get­to come qual­co­sa di rivo­lu­zio­na­rio con un tira-e-mol­la tut­to pie­no di slo­gan, sareb­be il caso di pro­ce­de­re con un pre­lie­vo, sti­le con­tri­bu­to di soli­da­rie­tà, aggi­ran­do il peri­co­lo di ricor­si che potreb­be­ro vani­fi­ca­re il rical­co­lo. Per­ché tut­ta que­sta gran­cas­sa a 5 Stel­le fa imma­gi­na­re di voler tene­re il pro­ble­ma in vita per far­la diven­ta­re una ren­di­ta – un vita­li­zio in pie­na rego­la – di con­sen­so.

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