Guida galattica per possibilisti

Stati generali di Possibile

Napoli, 21 novembre 2015

Possibile è un movimento libero e autonomo, che nasce nelle strade e nelle piazze, reali e virtuali (perché sono reali anche quelle), che si costituisce a partire da un impegno che si è definito «Patto repubblicano».

Si colloca a sinistra ma non «a sinistra del Pd» perché il Pd è ormai un partito di centro alleato a destra e a sinistra per stare al governo, con un programma che continua a cambiare senza alcun riferimento ai contenuti ma soltanto al consenso elettorale: in quello spazio lasciato libero c’è un mondo intero, che noi immaginiamo plurale e articolato.

Crede che la ‘battaglia’ sia, prima ancora che politica, culturale.

Propone una formula politica e quindi organizzativa che lo caratterizza e ne costituisce la coerente declinazione sotto il profilo organizzativo e soprattutto democratico.

Propone un’alleanza di tutte le forze che non si riconoscono nel «partito della nazione» e che corrispondano agli ideali contenuti nel Patto repubblicano.

Possibile è stato inizialmente proposto a tutti coloro che si trovano a contestare il «partito della nazione» e il pensiero (?) unico, nella speranza che la prospettiva dal basso verso l’alto, con modalità collaborative e non gerarchiche e attraverso la costituzione di comitati aperti, potesse portare a quel solve et coagula di cui parlava Alexander Langer più di vent’anni fa (il suo pensiero per Possibile è molto importante). Possibile si riconosce in una leadership plurale perché siamo contro l’uomo solo al comando e tutti gli altri al telecomando.

E non è certo con un ritorno al passato, a classi dirigenti che hanno già avuto la loro possibilità, a formule che hanno già dimostrato i loro limiti, che si può cambiare. E con un ritorno al futuro, a politiche che abbiano respiro, che sappiano progettare e descrivere come saranno l’Italia e l’Europa dei nostri figli.

Non ci rassegniamo

Possibile è a favore di una democrazia piena, permeata di fiducia verso le Istituzioni, dove la politica possa essere anche fonte di ispirazione. Possibile è a favore di nuovi modelli politici e amministrativi, pensati per una società che è cambiata e che si evolve giorno dopo giorno. Possibile è a favore di una politica cooperativa e partecipativa, dove le cose si possono fare bene, insieme e in modo trasparente.

La politica del futuro, la condivisione

L’innovazione è parola abusata, stravolta, rovesciata. Si spaccia per innovazione quello che la destra italiana proponeva quindici anni fa. Si liquidano diritti, rappresentanza, fondamentali elementi di funzionamento della vita democratica del paese. Si usano parole violente, banali, superficiali, in una contrapposizione feroce.

Possibile pensa che innovazione sia soprattutto sociale. Che sia capacità di investire e di promuovere una cultura di impresa più responsabile e più innovativa. Che anche la politica si debba muovere nel nuovo paradigma della dimensione collaborativa.

È la sfida di un nuovo modello di sviluppo che richiede il ripensamento di Istituzioni e imprenditorialità, di cittadinanza attiva e nuova cooperazione, di tecnologie al servizio del bene comune e di una politica che sappia lasciarsi permeare da quei movimenti di idee che oggi concepiscono il conflitto come sfida alla costruzione di soluzioni per i problemi sociali provocati o lasciati irrisolti dai “pochi” e che si riversano sulle condizioni di vita dei “molti”.

Per questo Possibile è un movimento politico concepito come piattaforma per i “molti”, per tutti coloro che intendono trovare nella politica la via possibile (appunto) per un nuovo mondo, per un impegno civile che sappia appassionare e reincantare. E non saremo in grado di farlo da soli, non saremo mai sufficienti a noi stessi: dobbiamo riconoscere la parzialità nostra e della stessa politica. Partire dal basso per Possibile non è retorico: vuol dire credere nelle intelligenze diffuse e osare l’ambizione di una visione per la sinistra e la politica nel suo complesso del futuro. Perché la politica ormai «non serve a niente», come ha spiegato Stefano Feltri in una sua recente pubblicazione: non decide davvero, non cambia gli equilibri, è eterodiretta. E non dipende dal Palazzo, ma dalla capacità di rigenerarsi nella società e attraverso di essa.

Vale la pena di spiegare che una simile impostazione cambia completamente il quadro economico. Pretende ad esempio l’introduzione del reddito minimo, un ripensamento degli investimenti pubblici, a cominciare dai fondi per l’innovazione e per il benessere (come hanno già fatto altri paesi), una nuova epoca di politiche in cui l’università sia al centro di politiche attive, direttamente o attraverso spin-off.

Sul piano culturale cambia le prospettive della vecchia (e usurata) cooperazione, ribalta il modello di contrapposizione individuo-società e pubblico-privato, senza privatizzare a vanvera ma senza per questo riproporre una vecchia statalizzazione.

Le nostre campagne, i nostri principi, i nostri obiettivi

Possibile si batte per l’uguaglianza, per il rispetto dei diritti, per la promozione della partecipazione democratica, per un nuovo modello di sviluppo e per restituire senso alla parola innovazione, che esiste solo se è anche (e soprattutto) culturale e sociale. Possibile vuole realizzare un programma di governo che muova dai punti del Patto repubblicano, promuovendo la partecipazione democratica dei cittadini, la credibilità delle Istituzioni.

Possibile si batte per l’introduzione di nuove politiche di sviluppo che puntino sull’ambiente all’insegna di una vera e propria “conversione”, per l’istituzione del reddito minimo garantito, per la progressività fiscale, per l’introduzione di una tassa di successione più congrua, per il conflitto di interessi e una concorrenza leale, per l’autonomia locale, per la legalizzazione della cannabis, per l’introduzione del matrimonio egualitario, per una legge sul fine-vita. Possibile odia le discriminazioni, i diritti concessi e non per tutti. Possibile è laico, senza eccezioni. Possibile contrasta in tutti i modi la questione maschile. Possibile si prende cura delle diverse abilità e dell’uguaglianza nella differenza.

Possibile si batte contro il trasformismo, contro il partito della nazione che dimentica la nazione, per posizioni limpide e maturate attraverso il consenso informato dei cittadini. Ci muoviamo da sinistra per rivolgerci a tutta la società. E crediamo che la laicità sia un principio e un metodo, che cambia le cose.

Contro le oligarchie

I tempi sono cambiati: non si può continuamente riproporre formule precedenti alla crisi, all’era digitale, alla frantumazione delle classi sociali. Non c’è dubbio: la piazza, telematica e reale, è più importante di tutto il resto, soprattutto se non è sobillata in termini populistici, ma informata e resa consapevole. Democrazia rappresentativa e diretta, insieme. Processi decisionali trasparenti. Un programma di governo scritto a 100.000 mani. Insomma, dobbiamo rovesciare l’oligarchia, a cominciare dalla nostra, quella più insidiosa, quella che riguarda e dirige la politica e degli interessi che l’accompagnano.

La piramide rovesciata

Il modello organizzativo di Possibile è perciò intrinsecamente politico: luoghi fondamentali sono i comitati e l’assemblea generale e permanente. Il ‘vertice’ è pensato esclusivamente per rappresentare all’esterno i due elementi fondamentali e per promuoverne l’organizzazione e la crescita. «Tutto è in tutto»: la campagna per il fine-vita ne è l’esempio migliore. È partita da Max Fanelli e da una piccola città delle Marche, è arrivata in Parlamento ed è tornata nelle piazze, per un confronto e una chiamata a raccolta dei cittadini stessi. Il progetto per la #conversione ecologica muoverà da un confronto con le amministrazioni locali, perché sposino un modello energetico nuovo e diverso. La promozione della legalizzazione della cannabis avverrà nello stesso modo, a partire da chi se ne occupa da tempo e da chi sull’argomento ha sviluppato competenze e prodotto documentazione.

La discussione dello Statuto ha coinvolto tutti i comitati con proposte emendative che portano a una prima formulazione, che sarà ancora in discussione – per le parti ‘controverse’ – nelle settimane successive agli Stati generali di Napoli e sarà votata da iscritti e comitati per giungere a una formulazione definitiva.

A tu per tu con le cittadine e i cittadini

Possibile vuole occupare le piazze e i social network con campagne condivise con le cittadine e i cittadini. Così ha proposto una campagna referendaria, nella speranza che altre forze politiche e sociali aderissero, con lo stesso spirito. Altri hanno ripreso i nostri quesiti, ripresentandoli nelle scorse settimane: ovviamente Possibile porgerà l’altro quesito e sarà al loro fianco e a fianco di chi vuole cambiare il paese partendo dal basso, all’insegna di un vero e proprio rovesciamento degli equilibri. Senza adottare lo schema populistico, ma offrendo un percorso che libera e che rende consapevoli i cittadini, unici sovrani della Repubblica.

«La campagna dei banchetti»

Come in Francia nel 1848, quando l’opposizione si diffuse nelle piazze, promuoviamo una campagna permanente e di mobilitazione attraverso i banchetti e i gazebo, per la raccolta delle firme. Per una campagna referendaria che non si è conclusa con il raggiungimento delle firme ma che ci porterà a riprovarci, con analoghi quesiti e altre raccolte di firme, come quella della legge di iniziativa popolare per la cannabis e per i matrimoni equalitari, perché l’Italia è il paese che più discrimina sotto il profilo matrimoniale i gay in Europa e che rischia di rimanere tale anche dopo l’approvazione se mai arriverà delle unioni civili. Come stiamo facendo per il fine-vita.
I banchetti, insieme all’adozione di strumenti telematici fanno pensare a un «partito di strada», come l’ha definito Beatrice Brignone, che abbia l’ossessione di coinvolgere i cittadini, di promuovere con loro l’iniziativa politica. Non solo (se non esclusivamente, come accade da troppo tempo) in campagna elettorale.
Le città possibili, le città in comune
Fin dalla sua ‘fondazione’, il 21 giugno 2015, Possibile ritiene di creare da subito, con tutti quelli che ci stanno, un percorso. Autonomo e, mi viene da dire, necessariamente alternativo.

Mettere una mano e sotto tutte le dita che ci vogliono stare, come abbiamo proposto e poi fatto in Liguria (Pastorino fece il 10% in due mesi). Città dove non ci siano periferie escluse dal centro, dove la questione sociale (reddito e casa) siano assunte come prioritarie, dove ci si difenda dall’attacco tardo-liberista ai servizi pubblici (qualsiasi servizio pubblico), dove si smantellino ceti di potere e si chiuda con gli sperperi (oligarghici). Dove si lotti palmo a palmo contro le disuguaglianze e contro le discriminazioni, per la trasparenza e per la condivisione degli spazi, delle opportunità, dei tempi. Città che chiudano con la stagione del cemento e puntino tutto sull’efficienza energetica e la valorizzazione ambientale, che cambino definitivamente la politica dei rifiuti, che diano voce agli esclusi (e quindi assenteisti dal voto, come spiegavamo con Andrea Pertici in Appartiene al popolo). Come è già successo a Ravenna, in un concorso di forze, prima libere che di partito, che individuino entro la fine dell’anno cinque proposte cinque per la propria città, da condividere e da sottoporre al vaglio degli elettori.

«Governare l’Italia» 20 anni dopo

Possibile pensa che qualsiasi alleanza passi dall’elaborazione di un programma di governo coerente e partecipato, promosso a tutti i livelli e discusso con metodo democratico. Un programma che si elabori costantemente e sia la carta fondamentale di tutti coloro che si riconoscono in una nuova prospettiva politica. Come quando nel 1995 l’Ulivo si presentò con un programma di governo (scritto e non orale, per smentire se stesso ogni volta che si può come accade di questi tempi) e un libretto che si intitolava Governare l’Italia. Possibile farà la stessa cosa, in un percorso aperto e inclusivo. Vent’anni dopo, per i prossimi venti.

La piattaforma democratica per conoscere, deliberare e votare

Possibile ha una struttura intrinsecamente democratica, in cui i comitati nazionali – organizzativo e scientifico – non fanno altro che consentire il lavoro tutto politico degli Stati generali, un’assemblea permanente, convocata sul web e in appuntamenti periodici, in cui siano rappresentati i comitati e gli iscritti siano sempre protagonisti attraverso il loro voto. Intrinsecamente federale, invita i comitati a coordinarsi a livello locale in modo collegiale, scegliendo l’ambito ottimale in cui farlo, senza replicare burocrazie di partito che non hanno più ragione di esistere. I comitati a livello locale e nella dimensione organizzativa e l’assemblea per quanto riguarda la direzione politica sono le istanze fondamentali di Possibile.

Attraverso la piazza di Possibile, potranno convergere le vie possibili, i progetti di ciascun comitato o di più comitati collegati tra loro, perché i percorsi tematici si sviluppino a livello orizzontale, in collaborazione e con il contributo del comitato scientifico nazionale.

Possibile avvia iniziative che possano essere valutate e deliberate da tutti i comitati e gli iscritti prima ancora di essere promosse.

Un movimento che connette e che abilita

Un movimento che connette e che mette in relazione, che sa essere abilitante, nel promuovere le competenze e nel crearne di nuove. Una politica che non ti dà un lavoro, ma eventualmente crea le competenze per trovarlo. Che si rivolge ai più giovani senza paternalismo.

Un gruppo parlamentare che rappresenta chi non è rappresentato

Con i parlamentari che hanno costituito Alternativa libera abbiamo appena creato una componente nel gruppo misto alla Camera dei deputati con l’obiettivo di estendere al lavoro istituzionale la collaborazione maturata per le piazze d’Italia per i referendum e per i diritti civili.

L’ambizione è quella di diventare un gruppo aperto, che promuova laicamente tutto ciò che non è rappresentato nella politica italiana, il patrimonio civico, le denunce sociali e politiche più importanti. Fuori dai tre blocchi (e blocchi in tutti i sensi) di partenza, in cui la sinistra sta diventando di destra, la destra va ancora più a destra e tutti gli altri dicono di non essere né di destra né di sinistra, ma forse più precisamente sono un po’ di destra e un po’ di sinistra.

Un gruppo di deputati che si batta per far funzionare il Parlamento, devastato da anni di scivolamento verso una governabilità fine a se stessa che si compie nelle riforme del governo attualmente in carica.

Un gruppo che si sottragga alle logiche del trasformismo di potere e rispetti il pluralismo al proprio interno, per promuovere la massima collaborazione tra i propri membri e nel dibattito nazionale.

Quella serie tv americana…

C’è chi ha in mente House of cards, anche nella versione nostrana della casa delle 3 cardsPossibile preferisce Newsroom, dove il giornalista protagonista, repubblicano, conduce un’impopolarissima azione di contro-informazione contro le derive estremiste del suo partito, per riportare le cose alle loro giuste proporzioni. Una laica operazione-verità sulle cose che dicono gli altri e che diciamo anche noi. Un factchecking continuo, per non smentire il nostro profilo.

La garanzia e il sorteggio

Al vertice di un’organizzazione siffatta si colloca il comitato di garanzia, che consentirà la massima trasparenza. Perché il comitato non sia banalmente indicato dall’assemblea per rispecchiarne le proporzioni – come accade nelle attuali formazioni politiche – una quota del comitato sarà sorteggiata tra gli iscritti a Possibile. Garanzia nella garanzia, insomma, perché l’assemblea e il protagonismo degli iscritti sia sempre assicurato.

Chi siamo, dove siamo

5000 iscritti (online, tutti ‘tracciati’), 240 comitati, almeno un comitato per provincia, in tutto il Paese, dal 21 giugno: in una sola estate. I comitati sono composti da un minimo di dieci persone a un massimo di cinquanta. Possibile adotta una piattaforma democratica online per la partecipazione, la condivisione, la votazione e la preparazione delle assemblee nazionali.

Il modello, anzi i modelli

Un modello che prende spunto dal documento organizzativo di Podemos, dagli elementi offerti dal lavoro di Fabrizio Barca (con particolare riguardo alla mobilitazione cognitiva), dagli studi sul «post-partito» (Paolo Mancini), da Marco Revelli e dal suo finale di partito, dalla discussione di un’estate intera. L’obiettivo è la creazione di una rete in cui tutto sia in collegamento: parole chiave sono relazione e solidarietà. Una rete associativa che misceli al meglio l’utilizzo della piattaforma democratica con i momenti assembleari. Solo così si può essere efficienti. E democratici.

La piazza di Possibile

Una piattaforma democratica online per la mobilitazione e la votazione, con il metodo più accessibile e trasparente, verificato costantemente da un comitato di garanzia. A ciò si aggiungono canali tematici, a rete, e a due direzioni, tra centro e periferia. Perché le questioni locali diventino nazionali e viceversa. Un collegamento quotidiano e in tempo reale per assumere le decisioni, per promuovere e verificare gli effetti dell’iniziativa politica. Democrazia e mobilitazione, partecipazione e iniziativa viaggiano di pari passo, sulla rete e nelle nostre comunità.

Le vie di Possibile

Ogni comitato locale avrà un progetto specifico da promuovere nella propria città, in collegamento con progetti analoghi e con il comitato scientifico. Le vie di Possibile diventano percorsi di cambiamento da condividere e da trasformare in politiche nazionali. Ogni comitato potrà collaborare con altri comitati che si occupano dello stesso argomento, per condividere esperienze, competenze, documentazione e promozione dell’iniziativa politica. Ogni comitato avrà al proprio fianco il Comitato scientifico di Possibile, per l’elaborazione dei contenuti e la loro definizione.

L’assemblea permanente di Possibile

Tutti gli iscritti a Possibile hanno diritto di voto e lo esercitano secondo il regolamento, ispirato all’articolo 48 della Costituzione e tenendo conto delle norme previste dalle proposte di legge più avanzate (di cui Possibile tiene conto fin d’ora). Attraverso la piattaforma di Possibile e le assemblee nazionali, ogni iscritto e ogni comitato concorreranno alla definizione della linea politica nazionale.

Le sedi di Possibile

Non più le sedi esclusive di partito, ma un ritorno alle Coffee Houses e delle Tischgemeinschaften di cui scrisse Habermas: luoghi dove la società lavora, si incontra, spazi di coworking, sedi condivise. Non proprietarie. Lo spazio politico è per sua natura pubblico. Anche per questa ragione Possibile nasce a tu per tu con gli elettori, con la raccolta firme, con le petizioni, con le campagne dedicati a temi politici e sociali.

Come si vota

Chi aderisce a Possibile può votare e decidere sulle questioni locali e nazionali, sulle alleanze politiche e programmatiche, sulla selezione dei rappresentanti a tutti i livelli. Saranno valorizzati la discussione e il consenso informato. I comitati potranno votare dopo avere discusso e partecipato, discutendo e condividendo le questioni.

I comitati nazionali

Il comitato organizzativo garantisce il funzionamento della rete, predispone le campagne, interviene per facilitare il rapporto tra i comitati. Un comitato scientifico che approfondisce le questioni fondamentali, secondi valori fondamentali del movimento e le sollecitazioni degli iscritti e dei comitati. Un lavoro programmatico che si declina nelle città e nelle comunità. Un comitato di garanzia totalmente indipendente dalle altre funzioni di Possibile.

Possibile (=) culturale e sociale

Possibile si concepisce come elaborazione e azione ma non dimentica la formazione e la necessità di intervenire in campo culturale, per un’estensione della consapevolezza nel superamento delle disuguaglianze, nella diffusione dei diritti, nel campo dell’innovazione (sociale e appunto culturale). Dal 2016 avvieremo una scuola di formazione su alcuni temi fondamentali, di valore teorico e di straordinaria attualità, come ad esempio la progettazione e la presentazione di progetti europei.

Possibile (=) tracciabile

Nessun finanziamento occulto, nessuna segretezza per chi ci sostiene, tutto online, elettronico, per evitare qualsiasi pasticcio. Perché sia tutto rendicontato e rappresentato nei minimi dettagli, all’interno e all’esterno. «Fuori le grande ricchezze dalla politica», come ripete negli Usa Bernie Sanders. Non c’è bisogno di pochi grandi finanziatori, ma di molti piccoli ‘contribuenti’.

Possibile (=) plurale

Non ci piace la logica e la politica dell’uomo solo al comando (e tutti gli altri, soli anche loro, al telecomando). Ci piace l’idea di un network sociale e politico che viva nelle piazze e nelle strade del Paese. Una coalizione di forze e non di sigle. Una collettività che muova dagli individui e dalle loro sensibilità (e, quindi, dal loro protagonismo). Ci piace pensare che ci siano più soggetti a guidare, alternandosi, con responsabilità precise e compiti chiari, decisi collettivamente e collettivamente verificati.

“Campioni” di democrazia

Possibile introdurrà il sorteggio come elemento di accompagnamento delle decisioni, per poter dare vita a sondaggi deliberativi, a un confronto approfondito e non episodico. Veri e propri ‘campioni’ che possano informarsi, valutare, decidere. La stessa composizione degli organismi di garanzia sarà sottoposta all’indicazione di membri sorteggiati tra gli iscritti, per dare autonomia e indipendenza all’organismo.

www.possibile.com

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