Voto fuorisede: un diritto non può costare

Garantire il voto ai fuorisede significa riconoscere che quelle vite sospese tra due luoghi continuano a far parte della stessa comunità politica. Significa difendere l’idea stessa di diritto, che smette di esistere nel momento in cui diventa accessibile solo a chi può permetterselo. Noi di Possibile crediamo che le cause sono perse solo se nessuno è disposto a combattere per loro, e il diritto di voto non è una causa persa. È una battaglia democratica per cui vale la pena combattere.

C’è una sce­na che in que­ste ore sta giran­do mol­to, di una stu­den­tes­sa fuo­ri sede che pro­te­sta per­ché per tor­na­re a vota­re dovreb­be spen­de­re più di cen­to euro di viag­gio. È una cosa sem­pli­cis­si­ma, ele­men­ta­re: vota­re è un dirit­to, ma costa trop­po, ed è una fra­se che dovreb­be far­ci riflet­te­re.

I fuo­ri­se­de sono una cate­go­ria fra­gi­le del­la demo­cra­zia ita­lia­na: invi­si­bi­li nel­le poli­ti­che pub­bli­che, ma cen­tra­lis­si­mi nel­la real­tà socia­le del Pae­se. Vivo­no tra due case e tra due ter­ri­to­ri, e spes­so sono pro­prio loro a man­te­ne­re vivi i lega­mi con le comu­ni­tà che si stan­no svuo­tan­do. Non sono emi­gra­ti defi­ni­ti­va­men­te, non sono resi­den­ti nel luo­go in cui vivo­no. Stan­no in mez­zo. E in quel mez­zo, spes­so, si per­do­no dirit­ti.

Per noi che venia­mo da una ter­ra di par­ten­ze que­sta non è una que­stio­ne mar­gi­na­le. Per chi vie­ne dal Sud que­sto è anco­ra più evi­den­te, per­chè die­tro la paro­la “fuo­ri­se­de” c’è qual­co­sa di gra­ve che cono­scia­mo bene, lo spo­po­la­men­to. La Cala­bria per­de ogni anno miglia­ia di cit­ta­di­ni che van­no a stu­dia­re o lavo­ra­re altro­ve. Non per­ché lo voglia­no dav­ve­ro, ma é per il siste­ma li spin­ge fuo­ri; e poi, quan­do arri­va il momen­to di vota­re, lo Sta­to gli chie­de di paga­re cen­ti­na­ia di euro per eser­ci­ta­re un dirit­to fon­da­men­ta­le. Se vota­re signi­fi­ca per­met­ter­si un tre­no o un aereo, allo­ra non è più un dirit­to uni­ver­sa­le, ma diven­ta un pri­vi­le­gio eco­no­mi­co. I fuo­ri sede sono una cate­go­ria fra­gi­le e invi­si­bi­le del­la Demo­cra­zia ita­lia­na.

Un Pae­se che costrin­ge i suoi gio­va­ni a par­ti­re e poi chie­de di paga­re per poter vota­re sta dicen­do, impli­ci­ta­men­te, che la par­te­ci­pa­zio­ne non è per tut­ti, e inve­ce dovreb­be esse­re esat­ta­men­te il con­tra­rio. Chi vive lon­ta­no da casa non è meno cit­ta­di­no, ma è spes­so sem­pli­ce­men­te qual­cu­no che è sta­to costret­to ad anda­re via. E se la demo­cra­zia non rie­sce a rag­giun­ge­re anche loro, allo­ra il pro­ble­ma non sono i fuo­ri sede. È la demo­cra­zia che si è fat­ta trop­po stret­ta.

Garan­ti­re il voto ai fuo­ri­se­de signi­fi­ca rico­no­sce­re che quel­le vite sospe­se tra due luo­ghi con­ti­nua­no a far par­te del­la stes­sa comu­ni­tà poli­ti­ca. Signi­fi­ca difen­de­re l’idea stes­sa di dirit­to, che smet­te di esi­ste­re nel momen­to in cui diven­ta acces­si­bi­le solo a chi può per­met­ter­se­lo.

Noi di Pos­si­bi­le cre­dia­mo che le cau­se sono per­se solo se nes­su­no è dispo­sto a com­bat­te­re per loro, e il dirit­to di voto non è una cau­sa per­sa.
È una bat­ta­glia demo­cra­ti­ca per cui vale la pena com­bat­te­re.

Sil­via Gian­do­rig­gio
Pos­si­bi­le Cala­bria

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