Emergenza climatica: l’Australia va a fuoco

La più grande evacuazione della storia australiana: sono decine di migliaia le persone a cui è stato ordinato di evacuare le proprie abitazioni per questioni di sicurezza. La tempesta di fuoco ha innescato una crisi umanitaria senza precedenti. Dopo l'Amazzonia ora anche l'Australia è in fiamme.
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La più grande evacuazione della storia australiana: sono decine di migliaia le persone a cui è stato ordinato di evacuare le proprie abitazioni per questioni di sicurezza. La tempesta di fuoco ha innescato una crisi umanitaria senza precedenti. Dopo l’Amazzonia ora anche l’Australia è in fiamme.

Il governo ha chiesto l’intervento dell’esercito dopo che il conto delle vittime è salito a 18 e a 4 come i milioni gli ettari andati in fiamme, di più della superficie del Belgio.

Questo il bilancio dell’ondata di incendi che ha colpito l’Australia a partire dal mese di settembre. Ma non è la notizia peggiore: l’estate è appena cominciata (da queste parti inizia il 21 dicembre). La parte più colpita è il Nuovo Galles del Sud (New South Wales, NSW), lo stato più popoloso di un Paese abituato alle grandi ondate di caldo estremo e incendi ma che ne sta affrontando una delle peggiori della sua storia. Niente a che vedere col più circoscritto ma decisamente più doloroso incendio del febbraio 2009 (ricordato come ‘black saturdays bushfires’) il quale causò quasi duecento vittime. Il numero delle vittime è destinato a salire a causa dei numerosi dispersi e dei circa 200 focolai ancora fuori controllo. Gli sfollati sono migliaia. Le autorità di Victoria hanno annunciato l’invio di elicotteri per recuperari quanti si sono riparati sulla spiaggia di Mallacoota (circa 4000 persone). Così come ha dichiarato Andrew Crisp (il capo della gestione dell’emergenza), confermando l’invio via mare di cibo e acqua per gli sfollati e di riforzi per i pompieri impegnati nello spegnimento degli incendi nel sud-est del Paese. Nel fine settimana si attendono temperature superiori ai 40 gradi.

Il Premier del NSW, Daniel Andrews, ha dichiarato lo ‘stato di disastro’, che qui chiamiamo stato di calamità, quindi non più emergenza (dichiarato più volte negli ultimi mesi) ma vero e proprio disastro. Lisa Neville, la ministra degli Interni, dice che lo stato di disastro, con tutte le conseguenze per le popolazioni coinvolte (piani di evacuazione) durerà almeno una settimana. Aspramente criticato Scott Morrison, primo ministro aussie, rientrato dalle vacanze alle Hawaii, per le sue uscite sui cambiamenti climatici (e le ‘inutili ansie climatiche’ che possono generare i discorsi di Greta Thunberg sui giovani australiani), in parte ritrattati nel corso della conferenza stampa di ieri, dove ha giustificato la gravità degli incendi con la siccità che ha colpito la vasta zona ora in fiamme in questi ultimi tre anni. Ma è proprio per effetto dei cambiamenti climatici se le condizioni climatiche del NSW sono diventate più calde e asciutte aumentando la possibilità che gli incendi abbiano effetti catastrofici come sta accadendo. I propositi del primo ministro, come quelli dei conservatori che stanno al governo, cioè affrontare i cambiamenti climatici senza tagliare l’industria del carbone (di cui l’Australia è ricca) stanno piano piano sfumando come le cittadine e i numerosi villaggi rimasti deserti, appena invasi dalle fiamme, in un paesaggio post-apocalittico.

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