Educare alle Differenze è sempre una boccata d’ossigeno

Non sappiamo ancora se il nuovo Governo deciderà di mettere in discussione la chiusura mostrata dalla precedente maggioranza su questi temi. Quello che sappiamo noi, uomini e donne resistenti e resilienti, è che un futuro diverso passa obbligatoriamente dalla Scuola e dalla Formazione. Passa da una Legge nazionale che introduca nelle scuole di ogni ordine e grado l’Educazione alle Differenze, all’Affettività, alla Sessualità libera e consapevole. Solo così potremo abbattere la cultura della paura e dell’odio.
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La sesta edizione di Educare alle Differenze si è tenuta a Pisa e ha visto la partecipazione di circa 700 persone tra docenti, educatori, formatori e membri delle associazioni facenti parte del network. Non una scelta a caso, quella della città toscana, che dalle scorse amministrative è amministrata da una Lega che non si nasconde nel voler cancellare i traguardi raggiunti in termini di diritti e uguaglianza per tutte e tutti.

Lo slogan scelto quest’anno era “Sull’odio non cresce futuro”, a testimonianza della volontà di marcare chiaramente la differenza da chi nell’ultimo anno ha costruito una narrazione intrisa di odio e violenza contro le persone e le identità considerate diverse, divergenti dal modello maschile e patriarcale che non accetta alcuna sfumatura. 

A Pisa, invece, si è rivendicata la differenza come elemento essenziale di ricchezza sociale e culturale. Proprio per questo il mare di partecipanti che ha invaso una scuola si è messo in ascolto e confronto nei tantissimi laboratori (tutti talmente pieni che per molti è stato possibile seguirli solo in affollatissime aule) che hanno toccato esperienze formative per ogni fascia d’età e sui tanti argomenti che riguardano la complessità sociale che ci troviamo intorno a noi.

È stato molto interessante prendere parte al tavolo politico che è stato incentrato sul contrasto all’odio e le buone prassi a livello territoriale. È proprio il livello territoriale quello preso di mira dalla destra conservatrice e radicale, molto più del piano nazionale: con le mozioni e gli odg nei consigli comunali, si possono completamente disintegrare le leggi dello Stato senza doverle cancellare a livello nazionale. È il caso di Verona e della mozione contro la 194, ne sono esempio le decisioni di Pisa e Siena di uscire dalla rete RE.A.DY. Una deriva che è sintomatica della visione che la destra vuole imporre nei governi locali specialmente in quelle realtà dove il cambio dal csx alla Lega è stato repentino e drastico. 

Elementi che sono apparsi chiaramente negli interventi di Ciccio Auletta, consigliere di Pisa, e Sara Ferrari, ex Assessora alle Pari Opportunità della provincia di Trento, oggi consigliera di opposizione: il lavoro fatto negli anni per costruire realtà aperte, inclusive, capaci di legiferare a rispetto delle differenze e della comunità LGBTI, è stato messo in discussione sin da subito e cancellato con atti che servissero a marcare un chiaro territorio ideologico.

Di questi tempi, pertanto, non si può restare indifferenti, tanto meno in silenzio. È necessario ed urgente che gli amministratori prendano posizione su questi temi perché è fondamentale fare rete sui territori e costruire un argine a questi fenomeni che sono sempre più frequenti. Serve mettere in connessione le buone pratiche che già esistono, come affermava Marco Giusta, assessore di Torino e coordinatore della rete RE.A.DY, e come spiegava Claudia Pratelli nel suo contributo dove ha raccontato esperimenti di inclusione nel III Municipio di Roma dove è Assessora all’Istruzione, ai Diritti Civili ed alle Pari Opportunità.

Sono emerse proposte interessanti, prima tra tutte quella di Auletta che ha lanciato una grande campagna nazionale sui temi delle differenze che possa essere accompagnata da proposte e atti concreti da riportare sui territori, ma anche bozze di leggi regionali capaci di colmare, seppur non completamente, le lacune generate da leggi nazionali. Un esempio su tutti: una bozza di protocollo da sottoscrivere tra Regione e Ufficio Scolastico Regionale per chiedere l’attivazione di percorsi di formazione sulle differenze e l’inclusione anche in virtù delle norme contenute nella L.107, seppur con tutti i limiti della legge.

Con Possibile non possiamo che sostenere le proposte che vanno nella direzione di maggiori diritti e libertà, proposte che facciano emergere la necessità di attuare il principio di autodeterminazione di tutte e tutti. Per questo eravamo presenti alla conferenza stampa di presentazione della Rete nazionale di Educare alle Differenze ed in questi anni non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno partecipando ai meeting e dando a questi temi la rilevanza che spetta loro, nel lavoro che abbiamo svolto con le campagne “Alla Base La Scuola” e Possibile LGBTI+ e che fa parte del nostro Manifesto.

Non sappiamo ancora se il nuovo Governo deciderà di mettere in discussione la chiusura mostrata dalla precedente maggioranza su questi temi. Quello che sappiamo noi, uomini e donne resistenti e resilienti, è che un futuro diverso passa obbligatoriamente dalla Scuola e dalla Formazione. Passa da una Legge nazionale che introduca nelle scuole di ogni ordine e grado l’Educazione alle Differenze, all’Affettività, alla Sessualità libera e consapevole. Solo così potremo abbattere la cultura della paura e dell’odio.

Alla politica spetta, invece, un compito che forse è ancora più difficile: trovare il coraggio. Il coraggio di legiferare per il benessere di tutte e tutti senza nascondersi come per troppo tempo ha fatto. Un coraggio che passa anche dal ricambio generazionale di una classe dirigente che in troppe occasioni ha dimostrato di essere inadeguata nel cogliere le sfide del presente e del futuro.

Gianmarco Capogna

Portavoce Nazionale Possibile LGBTI+

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