E se fosse Draghi (e gli altri) ad ascoltare “i giovani”?

Se fossero le nuove generazioni a chiedere una vera presa di coscienza - non “un pizzico di incoscienza” - rispetto a tutte le lotte e le battaglie che i giovani che portano avanti da anni? Se, ad esempio, chi è al governo prendesse sul serio le richieste di giustizia climatica, giustizia sociale e diritti di cui le nuove generazioni si fanno portatrici da anni?  In fondo, le richieste sono sempre le stesse proprio perché, governo dopo governo, nessuno se n’è mai occupato davvero.

Ha ragio­ne il Pre­si­den­te del Con­si­glio Dra­ghi a dire, come ha fat­to pochi gior­ni fa in visi­ta all’all’Its Cuc­co­vil­lo di Bari, che per trop­pi anni “l’I­ta­lia si è dimen­ti­ca­ta del­le sue ragaz­ze e dei suoi ragaz­zi”. Non potrem­mo esse­re più d’accordo.

Il pro­ble­ma è che ammet­ter­lo è solo un pri­mo pas­so neces­sa­rio, ma non suf­fi­cien­te, per inver­ti­re la rot­ta. Le cose si cam­bia­no cam­bian­do­le e, in que­sto caso, pro­prio per­ché nel nostro pae­se l’istruzione e il futu­ro del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni sono sta­ti trop­po spes­so tra­scu­ra­ti, occor­re­reb­be fare mol­to di più per ribal­ta­re le consuetudini.

La reto­ri­ca, sem­pre la stes­sa, “a voi gio­va­ni il com­pi­to di tra­sfor­ma­re l’Italia, con pas­sio­ne, deter­mi­na­zio­ne e — per­chè no — un piz­zi­co di inco­scien­za” dovreb­be esse­re sosti­tui­ta da pro­po­ste con­cre­te, che pren­da­no in con­si­de­ra­zio­ne dav­ve­ro il pun­to di vista e i biso­gni del­le nuo­ve generazioni. 

Sgom­bria­mo subi­to il cam­po da un equi­vo­co di fon­do: i gio­va­ni sono ben “coscien­ti” dell’incoscienza che ci vuo­le per pro­get­ta­re il pro­prio futu­ro in Ita­lia, sen­za rinun­cia­re alle ambi­zio­ni e pro­van­do a tene­re insie­me stu­dio, lavo­ro, tem­po libe­ro e sfe­ra pri­va­ta. Chie­de­re più inco­scien­za di quel­la che vie­ne mes­sa in con­to di default per non affo­ga­re nel mare magnum di disa­gi, man­ca­te oppor­tu­ni­tà, sfrut­ta­men­to e sala­ri da fame non solo suo­na pater­na­li­sti­co, ma anche irragionevole.

Fac­cia­mo noi una pro­po­sta: inver­tia­mo il racconto.

Se fos­se­ro le nuo­ve gene­ra­zio­ni a chie­de­re una vera pre­sa di coscien­za — non “un piz­zi­co di inco­scien­za” — rispet­to a tut­te le lot­te e le bat­ta­glie che i gio­va­ni che por­ta­no avan­ti da anni?

Se, ad esem­pio, chi è al gover­no pren­des­se sul serio le richie­ste di giu­sti­zia cli­ma­ti­ca, giu­sti­zia socia­le e dirit­ti di cui le nuo­ve gene­ra­zio­ni si fan­no por­ta­tri­ci da anni? 

In fon­do, le richie­ste sono sem­pre le stes­se pro­prio per­ché, gover­no dopo gover­no, nes­su­no se n’è mai occu­pa­to dav­ve­ro. Ciò che è cam­bia­to è l’urgenza: non c’è più tem­po, occor­re agi­re ora, non basta­no più i buo­ni auspici.

Tor­nan­do all’istruzione, ad esem­pio, vie­ne da chie­der­si come mai il gover­no abbia anco­ra una vol­ta tra­scu­ra­to l’università e la ricer­ca nel­la ripar­ti­zio­ne dei fon­di del PNRR. Per­ché non ci si impe­gna fino in fon­do a ren­de­re acces­si­bi­le il patri­mo­nio cul­tu­ra­le offer­to dai nostri atenei?

Sia­mo cer­ti che Pre­si­den­te Dra­ghi e i suoi mini­stri cono­sca­no il Pia­no Amal­di, dal momen­to che lo han­no scar­ta­to eli­mi­nan­do­lo dal PNRR. Il Pia­no era sta­to pro­po­sto dal fisi­co Ugo Amal­di e soste­nu­to da una rete di acca­de­mi­ci e mira­va a ripor­ta­re l’Italia in pari con gli altri pae­si euro­pei in rela­zio­ne agli inve­sti­men­ti pub­bli­ci nel­la ricer­ca di base. Eppu­re, anche di fron­te a quest’occasione straor­di­na­ria offer­ta­ci dai fon­di euro­pei, si è scel­to di ridi­men­sio­na­re la spe­sa in ricer­ca (leg­ga­si futu­ro), negan­do nuo­vo ossi­ge­no pro­prio alle nuo­ve generazioni.

Gli slo­gan non basta­no, occor­re dare dav­ve­ro voce e stru­men­ti alla “next gene­ra­tion”, con la con­sa­pe­vo­lez­za che, affin­ché i gio­va­ni sia­mo pro­ta­go­ni­sti, la poli­ti­ca deve esse­re aper­ta e acces­si­bi­le e che, sen­za la garan­zia di dirit­ti e digni­tà, nes­su­na per­so­na, gio­va­ne o meno gio­va­ne, potrà per­met­ter­si l’incoscienza, la pas­sio­ne e la deter­mi­na­zio­ne idea­le per pro­get­ta­re il pae­se del futu­ro che Dra­ghi chie­de ai giovani.

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