All’indomani del voto sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, in cui milioni di cittadine e cittadini, tra cui molte e molti giovani che hanno partecipato con convinzione e consapevolezza, hanno detto NO a una riforma che avrebbe alterato gli equilibri fondamentali della nostra Costituzione, le forze che hanno contribuito alla campagna referendaria si trovano di fronte a una grande responsabilità. Quel voto non si può ricondurre a nessun singolo partito, anche se sono stati necessari gli sforzi di tutti, partiti, movimenti, associazioni, società civile, per raggiungere il risultato. Appartiene alla Repubblica, e alla nostra Costituzione.
Come Possibile riteniamo che prendersi carico di questa responsabilità sia fondamentale.
Per questo guardiamo con preoccupazione al dibattito che si è aperto nel campo progressista dal giorno dopo il voto. Un dibattito che rischia di risolversi troppo presto in una discussione di nomi, di leadership, di posizionamenti. Non è quello che le persone che hanno votato NO si aspettano da chi si vuole proporre di rappresentarle, e nemmeno quello che si aspettano i milioni di persone che sono scese in piazza in questi mesi per difendere spazi di democrazia e di dissenso, per chiedere politiche efficaci di contrasto alle diseguaglianze, e che la pace, la solidarietà e la giustizia internazionale tornino a essere centrali negli sforzi di governo e non siano viste come ostacoli a un sempre più violento sfruttamento delle persone e dei popoli.
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito. Non è un’idea nuova, è ancora la necessità che esprimeva Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955: “La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare”.
L’articolo 3, nella sua parte più esigente, ci ricorda che rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini è compito della Repubblica. Quegli ostacoli sono ancora lì: le diseguaglianze economiche e territoriali, le ingiustizie generazionali, la precarietà strutturale che segna la vita dei più giovani, il divario tra chi può esercitare i propri diritti e chi non li conosce nemmeno. La Costituzione parla di lavoro, di salute, di istruzione, di tutela dell’ambiente, di pace, e su ciascuno di questi temi deve avere delle risposte chiunque voglia costituire un’alternativa a questa destra sempre più estrema che non ha saputo, in anni di governo, avanzare una sola proposta che migliori la vita delle persone, dal posto di lavoro al conto in bolletta.
Per questo, nel ribadire che siamo pronti a portare il nostro contributo all’interno del processo di costruzione di questa alternativa che si deve presentare alle prossime elezioni politiche, vogliamo che si ribalti la discussione e chiediamo a tutte le forze politiche di lavorare insieme a una serie di risposte prima di discutere dei nomi in campo. Lavoriamo a tracciare lo spazio di un fronte democratico, antifascista, costituzionale, repubblicano, in grado di opporsi alla destra radicale che ci governa. È da lì, e solo da lì, che può nascere una leadership credibile: non soltanto nazionale, ma diffusa nei territori, radicata nelle comunità, capace di parlare alle persone che vivono le contraddizioni di questo Paese ogni giorno. Ragioniamo su laboratori territoriali di partecipazione, aperti alle cittadine e ai cittadini, costruiti attorno ai temi che la Costituzione pone al centro, lavoro, salute, istruzione, ambiente, diritti, perché un programma che la applichi davvero non si scrive in una stanza, ma si costruisce attraverso processi collettivi, costituenti.
Per questo riprendiamo l’appello lanciato negli scorsi giorni da ACLI, ANPI, ARCI, Libera e Pax Christi Italia, che hanno ricordato come la partecipazione che abbiamo visto in queste settimane non possa essere considerata un episodio. È una risorsa preziosa, dicono, che va coltivata e resa permanente. Condividiamo ogni parola. E aggiungiamo: la società civile organizzata che ha animato i comitati per il NO non è un serbatoio di voti da intercettare, ma un interlocutore politico con cui costruire insieme la fase che si apre.
La via maestra è la Costituzione. Noi siamo pronti a percorrerla.
Francesca Druetti – Segretaria Nazionale di Possibile
Gianmarco Capogna – Coordinatore Comitato Scientifico di Possibile
Marco Vassalotti – Coordinatore Comitato Organizzativo di Possibile









