Quaderni

Il ginocchio sul collo dei migranti invisibili in Libia è anche il nostro

Men­tre tut­to il mon­do sta veden­do e rive­den­do, con orro­re, il video nel qua­le un poli­ziot­to di Min­nea­po­lis sof­fo­ca con un ginoc­chio un nero di nome Geor­ge Floyd, incu­ran­te del­le sue invo­ca­zio­ni, Nel­lo Sca­vo su Avve­ni­re rac­con­ta del­la con­dan­na di tre tor­tu­ra­to­ri al sol­do del­la Guar­dia Costie­ra libi­ca e di una nuo­va stra­ge di migran­ti, assas­si­na­ti dai loro car­ce­rie­ri, men­tre la guer­ra fra le oppo­ste fazio­ni libi­che si fa sem­pre più san­gui­no­sa.

Smart world. Quali regole per uno smart working sostenibile

Solo intra­pren­den­do que­sta stra­da pos­sia­mo ren­de­re uti­le lo smart wor­king per i lavo­ra­to­ri e l’intera socie­tà. In que­sta pri­ma fase occor­re ave­re la capa­ci­tà di costrui­re e svi­lup­pa­re un model­lo lavo­ra­ti­vo che si adat­ti ai lavo­ra­to­ri e non il con­tra­rio! È neces­sa­rio agi­re subi­to, in que­sto momen­to, non a cri­si fini­ta. Biso­gna rego­la­men­ta­re ora per assi­cu­ra­re i dirit­ti ai lavo­ra­to­ri che a emer­gen­za fini­ta con­ti­nue­ran­no a lavo­ra­re con que­sta moda­li­tà. 

Se continuiamo a bruciare i rifiuti quando investiamo nell’economia circolare?

Se con­ti­nuia­mo ad inve­sti­re sul­l’in­ce­ne­ri­men­to di rifiu­ti rin­vie­re­mo a data futu­ra gli inve­sti­men­ti neces­sa­ri sul­l’e­co­no­mia cir­co­la­re, sul­la rimo­du­la­zio­ne del­le filie­re pro­dut­ti­ve dove i pro­dot­ti ven­go­no pen­sa­ti nel loro inte­ro ciclo (non solo fino al con­su­ma­to­re), fino a tor­na­re come mate­ria pri­ma secon­da­ria. Non sono poche le cri­ti­ci­ta nor­ma­ti­ve anco­ra da risol­ve­re sul­l’End of Waste, fon­da­men­ta­li per tut­te le azien­de del set­to­re che pos­so­no inter­rom­pe­re la linea­ri­tà del model­lo pro­dut­ti­vo (ormai inso­ste­ni­bi­le per il Pia­ne­ta).

Testare, tracciare e trattare, altroché assistenti civici

Gli “assi­sten­ti civi­ci”, quel­li che secon­do le inten­zio­ni del mini­stro Boc­cia dovreb­be­ro con­vin­ce­re le per­so­ne a rispet­ta­re il “distan­zia­men­to socia­le”, avver­ten­do le Auto­ri­tà ove non venis­se­ro “ascol­ta­ti”, rap­pre­sen­ta­no l’en­ne­si­mo gra­ve erro­re meto­do­lo­gi­co nel­la gestio­ne di que­sta pan­de­mia. Un approc­cio scien­ti­fi­co alle ria­per­tu­re, come inu­til­men­te invo­ca­to da epi­de­mio­lo­gi e viro­lo­gi, pre­ve­de un (vero) rischio cal­co­la­to, com­pen­sa­to …

Testa­re, trac­cia­re e trat­ta­re, altro­ché assi­sten­ti civi­ci Leg­gi altro »