Cannabis: scappate da chi vi dice «non è importante»

Nello scorso fine settimana in Italia sono spuntati i banchetti per la raccolta delle firme sulla legalizzazione dell cannabis. Gente di tutte le età s’è messa a infilare tubi di plastica per farne gazebo, stendere bandiere, fermare volantini dal vento e riempire moduli. Niente di virtuale: i nodi del social network erano il mercato rionale di Acerra, l’ingresso della metropolitana a Genova, un’enoteca a Modena, le piazze del mercato come a Ravenna o le vie dello struscio.
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Suc­ce­de sem­pre così: quan­do ci si but­ta in una bat­ta­glia poli­ti­ca che imba­raz­za i gover­nan­ti il pri­mo modo di smon­tar­la è nascon­der­la e poi subi­to dopo mini­miz­zar­la. «Ma con tut­ti i pro­ble­mi che ci sono dav­ve­ro cre­de­te che sia il momen­to di occu­par­si di x?», dove x è una varia­bi­le qual­sia­si che con­tie­ne un argo­men­to che richie­de stu­dio, nume­ri, posi­zio­ni net­te e soprat­tut­to il dove­re di espor­si. Se poi si trat­ta di un tema con risvol­ti eti­ci la situa­zio­ne peg­gio­ra: «lo fan­no per spac­ca­re la mag­gio­ran­za», dico­no quel­li che s’impegnano tut­ti i gior­ni tut­to il gior­no a con­vin­cer­ci che una mag­gio­ran­za esi­sta davvero.

Se vi capi­ta di sen­ti­re qual­cu­no che vi dice «non è impor­tan­te» anda­te­ve­ne, per­ché fuo­ri c’è un Pae­se inve­ce che è mol­to più ricet­ti­vo di chi è diven­ta­to clas­se “dili­gen­te” per meri­ti di pro­ni­tà al pro­prio segre­ta­rio di par­ti­to. Se ave­te ener­gie da spen­de­re non spre­ca­te­le con gli appas­si­to­ri pro­fes­sio­ni­sti di una poli­ti­ca con­cen­tra­ta sul­la dilui­zio­ne dei temi degli altri, scrol­lan­do­se­li di dos­so con un fit­ta piog­gia primaverile.

Nel­lo scor­so fine set­ti­ma­na in Ita­lia sono spun­ta­ti i ban­chet­ti per la rac­col­ta del­le fir­me sul­la lega­liz­za­zio­ne dell can­na­bis. Gen­te di tut­te le età s’è mes­sa a infi­la­re tubi di pla­sti­ca per far­ne gaze­bo, sten­de­re ban­die­re, fer­ma­re volan­ti­ni dal ven­to e riem­pi­re modu­li. Nien­te di vir­tua­le: i nodi del social net­work era­no il mer­ca­to rio­na­le di Acer­ra, l’ingresso del­la metro­po­li­ta­na a Geno­va, un’enoteca a Mode­na, le piaz­ze del mer­ca­to come a Raven­na o le vie del­lo stru­scio. A ascol­ta­re alcu­ni pare­ri sui gior­na­li o l’agenda dei pro­gram­mi tele­vi­si­vi si direb­be che que­sti volon­ta­ri sia­no degli aso­cia­li scol­le­ga­ti dal mondo.

E inve­ce no. A Tori­no in piaz­za Castel­lo 516 per­so­ne han­no aspet­ta­to il loro tur­no per chie­de­re che la can­na­bis non con­ti­nui a resta­re nell’oscurità di cui si nutro­no le mafie, a Vare­se in piaz­za San Giu­sep­pe 300 per­so­ne han­no pen­sa­to che for­se sareb­be il caso di met­ter­si al pas­so con il resto del mon­do, a Caglia­ri in 256 han­no volu­to sma­sche­ra­re la pate­ti­ci di un proi­bi­zio­ni­smo che è un rega­lo alla cri­mi­na­li­tà, ad Avel­li­no in 200 si sono pre­si la bri­ga di met­ter­ci nome e cogno­me e car­ta d’identità e così via. Qua­si 3000 fir­me in un fine set­ti­ma­na rac­col­te da un par­ti­to che in mol­ti vor­reb­be­ro non esi­stes­se. È Pos­si­bi­le, appunto.

Allo­ra for­se sareb­be il caso di tor­na­re a dare il giu­sto peso alle per­so­ne. Occu­par­si di noi e di loro. Con­ta­re, oltre che con­tar­ci. Per­ché alla fine, se qual­cu­no non bara, i con­ti tornano.

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