Bad bank e dintorni: “la prova muscolare”

Il Presidente del Consiglio è riuscito a mettere in ridicolo il Governo e in difficoltà il Paese in un colpo solo. Ora andrà dalla Merkel e millanterà qualche grandioso accordo, che la Germania non ci ha mai concesso, non fosse altro perché continua invece a considerarci un concorrente, che ha interesse piuttosto a contenere.

Ora che la “pro­va musco­la­re” con l’Europa si è con­clu­sa, pro­via­mo a tira­re due som­me, anche per capi­re se era dav­ve­ro neces­sa­ria, o anche solo oppor­tu­na. E comin­cia­mo col ricor­da­re un dato che sem­bra spa­ri­to dall’immaginario col­let­ti­vo nazio­na­le, e che pure ci ha mol­to tor­men­ta­to: il rating finan­zia­rio asse­gna­to all’Italia da tre del­le quat­tro agen­zie inter­na­zio­na­li (solo Moody’s ci trat­ta leg­ger­men­te meglio) è BBB (- o +), ovve­ro al livel­lo del­la Roma­nia, del Suda­fri­ca, del­la Colom­bia. Natu­ral­men­te la valu­ta­zio­ne dipen­de prin­ci­pal­men­te dal debi­to pub­bli­co, ma si esten­de a tut­to il siste­ma finan­zia­rio. Quin­di, la con­si­de­ra­zio­ne del­le ban­che ita­lia­ne nel mon­do par­te da quel livel­lo tri­pla B, al qua­le si aggiun­ge un altro vizio capi­ta­le, che non si sono sogna­te di cor­reg­ge­re nono­stan­te la lezio­ne — ormai plu­rien­na­le — del­la cri­si: il nani­smo. Basti pen­sa­re che di tut­to il capi­ta­le del­le 17 ban­che quo­ta­te in Bor­sa, l’80% è in capo alle pri­me due (Inte­sa-San­Pao­lo e Uni­cre­dit). Di tut­te le innu­me­re­vo­li altre non quo­ta­te, capi­ta­le e mer­ca­to sono “impal­pa­bi­li” agli occhi del mon­do. Ma allo­ra come han­no fat­to a reg­ger­si? Sem­pli­ce: gra­zie a quel­la intri­ca­ta rete di rela­zio­ni per­so­na­li e ter­ri­to­ria­li, che attra­ver­so la poli­ti­ca, più che la finan­za, è in gra­do di gene­ra­re como­de ren­di­te di posi­zio­ne per chi, natu­ral­men­te, si tro­va nel­la posi­zio­ne giu­sta. Il pro­ble­ma è scop­pia­to quan­do, a furia di ridu­zio­ne di sala­ri e pen­sio­ni, di dif­fu­sio­ne del­la pre­ca­rie­tà e del­la sot­tooc­cu­pa­zio­ne, il mer­ca­to inter­no si è tal­men­te com­pres­so da non esse­re più in gra­do di gene­ra­re ren­di­te e ric­chez­za. E il mana­ge­ment, ina­de­gua­to e spes­so col­lu­so con pote­ri det­ti “for­ti”, ha cer­ca­to di arra­bat­tar­si pen­san­do che, pri­ma o poi, ‘a nut­ta­ta sareb­be pas­sa­ta, o comun­que qual­che san­to (leg­gi: il con­tri­buen­te) avreb­be provveduto.

Ma nel frat­tem­po veni­va­no pro­gres­si­va­men­te intro­dot­te in Euro­pa nuo­ve rego­le di sal­va­guar­dia, a par­ti­re pro­prio dal 2007, di con­cer­to tra BCE e Com­mis­sio­ne, con­ce­den­do agli Sta­ti di inter­ve­ni­re in soc­cor­so del­le pro­prie ban­che anco­ra fino al 2012, e poi basta: la Ger­ma­nia ci ha impie­ga­to il 7% del PIL; noi, stan­te la limi­ta­tis­si­ma capa­ci­tà del bilan­cio pub­bli­co, sia­mo riu­sci­ti a non far chiu­de­re MPS e nien­te più.

Poi, i tem­pi del­la pie­na entra­ta in vigo­re del­le nuo­ve rego­le sono sta­ti scan­di­ti ed era­no di pub­bli­co domi­nio, ovun­que tran­ne che in Ita­lia, sem­bre­reb­be: o comun­que alle ban­che ita­lia­ne, tran­ne le più gran­di sot­to il diret­to con­trol­lo del­la BCE, è sta­to con­sen­ti­to di anda­re avan­ti come se nien­te fos­se dagli orga­ni di dire­zio­ne poli­ti­ca (MEF, Gover­no) e di vigi­lan­za (Ban­ca d’Italia, Consob).

Ma è arri­va­to il momen­to dei con­ti, e ci si è accor­ti che il siste­ma ban­ca­rio ita­lia­no, con tut­ti i suoi vizi capi­ta­li di cui sopra, sta­va entran­do nel nuo­vo regi­me con un far­del­lo com­ples­si­vo di cre­di­ti non esi­gi­bi­li (Non Per­for­ming Loans, NPL) di oltre 200 miliar­di di euro, per i qua­li nei loro bilan­ci ave­va mes­so in con­to una sva­lu­ta­zio­ne pru­den­zia­le del 50%. In sin­te­si il pro­ble­ma è che se del valo­re di quei debi­ti riu­sci­ran­no a recu­pe­ra­re meno del 50%, la dif­fe­ren­za dovrà veni­re coper­ta dal capi­ta­le del­la ban­ca: è evi­den­te che le ban­che medie, pic­co­le e pic­co­lis­si­me, tut­te gene­ral­men­te sot­to­ca­pi­ta­liz­za­te, rischia­no di anda­re giù una dopo l’altra come biril­li.

Il pro­ble­ma non riguar­da solo l’Italia, e pote­va esse­re dav­ve­ro “mal comu­ne mez­zo gau­dio”: la BCE, infat­ti, ha pro­po­sto di garan­ti­re uno stru­men­to di car­to­la­riz­za­zio­ne a livel­lo euro­peo (sostan­zial­men­te dila­zio­nan­do il rien­tro di quei debi­ti, a prez­zo del paga­men­to di inte­res­si che, dato il livel­lo gene­ra­le dei tas­si e il “peso” del­la garan­zia, sareb­be­ro sta­ti rela­ti­va­men­te bas­si), det­to impro­pria­men­te bad bank. E’ ovvio che i tem­pi e i modi del rien­tro sareb­be­ro sta­ti vigi­la­ti dal­la stes­sa BCE, il cui pote­re di sor­ve­glian­za sul siste­ma finan­zia­rio euro­peo sareb­be sostan­zial­men­te cresciuto.

Qua­le pae­se è sta­to sem­pre con­tra­rio a que­sta even­tua­li­tà? La Ger­ma­nia, che aven­do però siste­ma­to le sue cas­se di rispar­mio è poco coin­vol­ta nel­la vicen­da (anche se le tri­me­stra­li di Deu­tsche Bank for­se impor­reb­be­ro più pru­den­za, ma que­sto è un altro discor­so) e non ave­va mol­to tito­lo a inter­ve­ni­re a favo­re o con­tro. Ma ce l’aveva l’Italia, tito­lo a inter­ve­ni­re, anche con­tro gli inte­res­si dei suoi stes­si ope­ra­to­ri eco­no­mi­ci e finan­zia­ri, che avreb­be­ro visto sostan­zial­men­te ridot­to il prez­zo da paga­re in ter­mi­ni di capi­ta­le pro­prio gra­zie alla garan­zia del­la BCE, resa pra­ti­ca­bi­le e non distor­si­va per il fat­to di esse­re appli­ca­ta in tut­to il mer­ca­to finan­zia­rio dell’Eurozona; e la posi­zio­ne dell’Italia, che è pur sem­pre la ter­za eco­no­mia dell’Eurozona, avreb­be fat­to pen­de­re la bilan­cia a favo­re o con­tro.

E così il nostro Pre­si­den­te del Con­si­glio si è inven­ta­to la “pro­va musco­la­re”, con la sem­pre più inspie­ga­bi­le con­ni­ven­za del Mini­stro “tec­ni­co” Padoan, ha opta­to per una bad bank (o, addi­rit­tu­ra, più bad banks) nazio­na­le, pre­ten­den­do di garan­ti­re attra­ver­so il bilan­cio pub­bli­co per la qua­si tota­li­tà degli NPL. Ovvia­men­te la disci­pli­na degli aiu­ti di sta­to impe­di­va, all’Italia come a tut­ti, una solu­zio­ne di que­sto tipo e Padoan è tor­na­to a casa a mani pra­ti­ca­men­te vuo­te. Le ban­che ita­lia­ne, anche le più gran­di come Uni­cre­dit, MPS e Ubi­ban­ca, si ritro­va­no sole e nude di fron­te all’esigenza di rac­co­glie­re capi­ta­li, alla mer­cé del mer­ca­to, giu­di­ce più impie­to­so di qua­lun­que Com­mis­sa­rio euro­peo. Il biso­gno di capi­ta­li per se stes­se e la neces­sa­ria mag­gio­re pru­den­za le ren­de­rà anco­ra meno pro­pen­se ad allen­ta­re i lac­ci del cre­di­to, nei con­fron­ti di un siste­ma pro­dut­ti­vo che la sta­gna­zio­ne del red­di­to con­ti­nua a ren­de­re poco solvibile.

Que­sta “pro­va musco­la­re” è ser­vi­ta esclu­si­va­men­te a lascia­re l’Italia più sola in Euro­pa: cer­to non potre­mo aspet­tar­ci più alcun riguar­do dal­la BCE, nono­stan­te Dra­ghi. E il Pre­si­den­te del Con­si­glio è riu­sci­to a met­te­re in ridi­co­lo il Gover­no e in dif­fi­col­tà il Pae­se in un col­po solo. Ora andrà dal­la Mer­kel e mil­lan­te­rà qual­che gran­dio­so accor­do, che la Ger­ma­nia non ci ha mai con­ces­so, non fos­se altro per­ché con­ti­nua inve­ce a con­si­de­rar­ci un con­cor­ren­te, che ha inte­res­se piut­to­sto a contenere.

Maga­ri stam­pa e tele­vi­sio­ne, con una RAI sem­pre più “di regi­me”, pro­ve­ran­no anche a far­ci cre­de­re in qual­che fur­ba­ta ben riu­sci­ta dell’ultimo minu­to. Ma tran­quil­li: saran­no i mer­ca­ti a dar­ci l’informazione giu­sta.

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