Mentre il ministro Valditara (supportato da tutto il Governo Meloni) continua a buttare fumo negli occhi dell’opinione pubblica con proclami anti-straniero e decreti legge inattuabili, chi lavora davvero con i bambini e le bambine, con i ragazzi e le ragazze, propone risposte concrete.
Va letto l’articolo che Federica Lento, collega docente di italiano per alloglotti, ha scritto per Domani.
Gli insegnanti specializzati, facenti parte della classe di concorso A023, vengono spesso impiegati in mansioni completamente diverse dalla loro professionalità: sostituzioni, mansioni burocratiche, sostegno e insegnamenti diversi dal loro titolo. Un iter che chi è inserito nell’organico di “potenziamento” oramai ben conosce.
Ovviamente la mancata valorizzazione di questi insegnanti ha effetti diretti su studentesse e studenti, dalla scuola dell’obbligo ai Centri Per l’Istruzione degli Adulti.
Secondo Lento, e secondo tutte e tutti noi di Scuola Possibile, non basta affermare che l’italiano sia fondamentale per l’integrazione: bisogna mettere concretamente le scuole nelle condizioni di insegnarlo, attraverso personale qualificato e risorse adeguate, cosa che Valditara and Co. si vedono bene dal realizzare.
Perché? Perché è un investimento, ha dei costi, mentre smistare studenti e ripetere che serve un tetto del 30% (già esistente dall’epoca di Gelmini e virtualmente impossibile da rispettare) è solo propaganda.
Soluzioni pratiche, dunque, esistono:
- Inserire i docenti A023 nelle cattedre curricolari, anziché relegarli al solo potenziamento.
- Stabilizzare i posti in organico di diritto, sia nelle scuole ordinarie sia nei CPIA.
- Assumere più insegnanti specializzati e ampliare le strutture dedicate all’istruzione degli adulti.
- Definire con chiarezza le mansioni dei docenti, impedendo che vengano impiegati sistematicamente in attività estranee alla loro specializzazione.
L’integrazione linguistica non può essere soltanto uno slogan politico, quando il sistema finisce continuamente per contraddire i propri obiettivi.
E, se proprio a Palazzo Chigi non riescono a capire la professionalità di colleghe e colleghi specializzati in materia, almeno potrebbero ricordarsi che il diritto allo studio è, appunto, un diritto scritto nella nostra Costituzione ed è rivolto proprio a tutte e tutti.
Flavia Farina
Alla Base La Scuola










