Il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi definitivi delle intese sull’autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, compiendo un ulteriore passo verso un modello di regionalismo che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali già esistenti nel nostro Paese.
Mentre il Governo accelera sull’attribuzione di nuove competenze alle Regioni economicamente più forti, rimangono aperte questioni fondamentali sul superamento della spesa storica, sul riequilibrio delle risorse e sulle garanzie per il Mezzogiorno. Ci chiediamo quanto questa accelerazione risponda alle necessità del Paese e quanto alla volontà accontentare un partito della Maggioranza di Governo che dell’autonomia differenziata ha fatto una delle proprie principali battaglie.
Le intese riguardano anche la sanità e prevedono maggiori margini di autonomia su tariffe, investimenti, fondi sanitari integrativi e risorse per il personale. In un Paese dove le Regioni dispongono di capacità economiche profondamente differenti, il rischio è che quelle più ricche possano rafforzare ulteriormente i propri servizi, ampliando il divario con i territori già penalizzati.
I Calabresi pagano il prezzo di queste con la mobilità sanitaria, carenza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure e progressivo indebolimento dei servizi nelle aree interne. Il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza, previsto dalle intese, deve essere accompagnato da investimenti e garanzie reali perchè i diritti costituzionali siano effettivamente esercitabili su tutto il territorio nazionale senza lasciare indietro nessuno.
A fronte di una decisione di questa portata, dalla Calabria manca ancora una voce, quella del Presidente della Regione Roberto Occhiuto, che non ha espresso pubblicamente una posizione sul via libera del Consiglio dei ministri. Lo stesso Occhiuto che nel 2024 chiedeva una moratoria sull’autonomia differenziata fino al superamento della spesa storica. Cosa è cambiato da allora? Quali garanzie sono state ottenute per la Calabria?
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte costituzionale, richiamando il rischio di ulteriori squilibri territoriali. E la Calabria? Intende partecipare a questo confronto istituzionale oppure assistere in silenzio a decisioni che potrebbero incidere sul futuro dei suoi cittadini?
Possibile chiede che il presidente Occhiuto riferisca in Consiglio regionale, renda pubbliche le valutazioni della Giunta sulle intese e chiarisca quali iniziative intenda assumere per tutelare gli interessi della regione che governa. La responsabilità di rappresentare una Regione impone di difenderne i diritti anche quando questo comporta assumere posizioni differenti dalla propria maggioranza nazionale.
Non possiamo continuare ad accettare un’Italia a due velocità, nella quale l’accesso ai diritti dipenda dalla ricchezza del territorio in cui si vive. Il Mezzogiorno ha già pagato abbastanza il prezzo dei divari territoriali. Il Governo dovrebbe impegnarsi a ridurli, anziché rischiare di renderli ancora più profondi per puri accordi pre-elettorali tra partiti di maggioranza.










