Vi proponiamo l’intervento di Thomas Predieri, consigliere comunale a Castelnovo ne’ Monti (RE) all’Assemblea Nazionale delle Città per la Pace, tenutasi il 9–10 ottobre a Perugia.
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Un anno fa eravamo qui, all’Assemblea ONU dei Popoli, a discutere sempre sulle prospettive di pace. In un anno ci ritroviamo in un mondo ancora più in guerra, ancora più infiammato, ancora più spaventato e diviso. Avanzano le destre estreme, avanzano le ideologie che distruggono i diritti di tutte e tutti noi. Gli Enti Locali hanno in questo campo uno scopo fondamentale: quello di rappresentare in forma diretta le cittadine e i cittadini. E, in questo campo, noi dobbiamo imporci come portatori e portatrici di Pace.
Nel ’92 l’allora Presidente della Repubblica Cossiga sciolse le camere dopo che furono gli Enti Locali a sostenere la promozione di una legge popolare sull’obiezione di coscienza. E allora facciamolo anche ora! Obblighiamo il Parlamento a sciogliersi finché la pace non sarà al centro del nostro impegno politico.
Non possiamo, come Enti Locali, cedere il passo a riforme che mettano i soldi dei nostri cittadini, delle nostre cittadine sulla guerra! Non abbiamo i soldi per gli ospedali, per l’istruzione, per l’integrazione, per la sicurezza sociale, che non è semplicemente armare gli eserciti, è costruire reti di coscienza e di dialogo all’interno delle comunità. Questo è un tema che abbiamo perso e che dobbiamo recuperare assolutamente. Non possiamo militarizzare le società, dobbiamo, per l’appunto, lasciarle libere di dialogare e di costruire con forza ponti. Se non ci permettono di costruire strade almeno si costruiscano i ponti tra le persone che abitano i nostri comuni, le nostre comunità.
Ci siano, quindi, più iniziative da questo punto di vista. Abbiamo parlato di Marcia per la Pace, di dialogo interreligioso, abbiamo parlato di educazione, ma parliamo anche delle scelte politiche che vogliamo fare. I nostri bilanci comunali sono all’osso, oggi, e quindi tutto ciò che facciamo è sulla base dei volontari, del volontariato. Dobbiamo, invece, riappropriarci delle economie pacifiste all’interno, anche, delle nostre amministrazioni.
In questi due giorni le notizie che arrivavano da fuori questa nostra bellissima iniziativa purtroppo non sono state delle più positive. Nonostante il Premio Nobel per la Pace sia stato dato al “braccio destro” di Nelson Mandela e a una delle persone che per prima ha condannato il genocidio palestinese, oggi sia Israele che gli Stati Uniti hanno scelto di non riconoscere il Nobel per la Pace e, anzi, gli Stati Uniti hanno sanzionato pesantemente la Corte Internazionale di Giustizia. Inoltre, hanno riaperto i rapporti con la Russia, scavalcando e distruggendo definitivamente ogni speranza per il popolo ucraino.
Siamo quindi davanti a un mondo che non ha alcun interesse per la persona, non ha alcun interesse per il corpo del cittadino e della cittadina. Dobbiamo costruire un futuro, io sono un giovane amministratore, io voglio costruire un futuro per chi verrà dopo di me, un futuro per chi, come me, abiterà il mondo per i prossimi 50 anni. Un futuro in cui l’ecologismo, il socialismo, il transfemminismo siano alla base del discorso politico.
E proprio perché cito il socialismo, e chiudo il mio discorso, uno dei più grandi pensatori del Novecento, Antonio Gramsci, scrisse che a volte siamo guidati dal pessimismo dell’intelligenza, ma le nostre azioni devono essere guidate dall’ottimismo della volontà.










