L’inchiesta sulle chat neonaziste dimostra che servono più scuola e più antifascismo

Da anni ci sentiamo ripetere che l'antifascismo è cosa anacronistica e pretestuosa. Le chat sequestrate raccontano altro. L'antifascismo si fa anche in classe, ogni giorno. Le scuole che scrivono "qui nessuno è straniero" stanno facendo prevenzione e andrebbero sostenute. Questa propaganda nera non può e non deve avere agibilità. Ognuno di noi è chiamato a questa Resistenza. Su ogni fronte.

L’inchiesta del­le pro­cu­re di Roma e di Vene­zia sui grup­pi di matri­ce neo­fa­sci­sta che ha coin­vol­to tut­to il ter­ri­to­rio nazio­na­le ha toc­ca­to anche Reg­gio Emi­lia e pro­vin­cia con tre mino­ren­ni inda­ga­ti.

Que­sta è solo l’ultima di una serie di inchie­ste por­ta­te avan­ti negli ulti­mi anni dal­le pro­cu­re in Ita­lia e nel mon­do che riguar­da­no l’emer­gen­za del­la pro­pa­gan­da neo­fa­sci­sta, la radi­ca­liz­za­zio­ne lega­ta al supre­ma­ti­smo bian­co e la vio­len­za su grup­pi e chat on line da par­te di ado­le­scen­ti.

È un vero e pro­prio eco­si­ste­ma, den­tro il qua­le tro­va­no casa orga­niz­za­zio­ni ter­ro­ri­sti­che che si muo­vo­no tra pro­pa­gan­da nazi­fa­sci­sta, vio­len­za e glo­ri­fi­ca­zio­ne di stra­gi­sti come Bren­ton Tar­rant e Anders Brei­vik. Un’emergenza che deve esse­re affron­ta­ta su più livel­li, da quel­lo poli­ti­co a quel­lo edu­ca­ti­vo e sco­la­sti­co.

Sul pia­no poli­ti­co, l’estrema destra è ormai sdo­ga­na­ta e il lin­guag­gio car­di­ne del­la loro pro­pa­gan­da è entra­to di fat­to in quel­lo comu­ne. Tesi nere come la remi­gra­zio­ne sono ormai discus­se nel­la quo­ti­dia­ni­tà. Van­nac­ci, grup­pi e par­ti­ti poli­ti­ci come For­za Nuo­va e Casa­Pound, AFD, Vox e l’Alt-Right Maga ame­ri­ca­na sono i vei­co­li pub­bli­ci di que­ste idee. Non pos­sia­mo arren­der­ci. Dob­bia­mo con­ti­nua­re a con­tra­sta­re l’ondata nera.
A Reg­gio Emi­lia ci sia­mo oppo­sti con for­za all’apertura di una sede di For­za Nuo­va e il nostro con­si­glie­re comu­na­le Ales­san­dro Miglio­li ha già subi­to minac­ce di que­re­le da Fio­re solo per aver ricor­da­to che l’ideologia fasci­sta da loro pro­mul­ga­ta è incom­pa­ti­bi­le con il nostro ordi­na­men­to demo­cra­ti­co e con la vita pub­bli­ca del­le nostre cit­tà. L’antifascismo su cui si fon­da la Costi­tu­zio­ne non è nego­zia­bi­le.

Sul pia­no socioe­du­ca­ti­vo, inve­ce, in quel­le chat c’e­ra­no gra­di, ruo­li, un capo da segui­re. Per un 17enne tut­to que­sto può signi­fi­ca­re otte­ne­re la visi­bi­li­tà e l’approvazione che non tro­va negli adul­ti e nel­la socie­tà in cui vive. A ciò si aggiun­ge la dif­fi­col­tà nel rico­no­sci­men­to di emo­zio­ni, vis­su­ti e tema­ti­che com­ples­se, che nel­la nostra socie­tà non rice­vo­no spa­zio di com­pren­sio­ne e dia­lo­go, ma solo ten­ta­ti­vi di con­te­ni­men­to.

Di fron­te a tut­to que­sto, le azio­ni del Gover­no non solo sono inef­fi­ca­ci, ma dan­no­se: il diver­so vie­ne trat­ta­to come una minac­cia da con­te­ne­re e l’ul­ti­mo decre­to scuo­la ha por­ta­to que­sta logi­ca fin den­tro le clas­si. Il tet­to del 30% comu­ni­ca ai ragaz­zi che un com­pa­gno può esse­re di trop­po se è stra­nie­ro.
La scuo­la dovreb­be esse­re un luo­go in cui i biso­gni dei ragaz­zi incon­tra­no adul­ti capa­ci di acco­glier­li, pri­ma di tro­va­re un nemi­co su cui sca­ri­ca­re le pro­prie insi­cu­rez­ze. Ser­vo­no edu­ca­zio­ne alle rela­zio­ni, all’in­clu­sio­ne, all’af­fet­ti­vi­tà. Ser­vo­no pro­gram­mi di dera­di­ca­liz­za­zio­ne per i mino­ri e pro­gram­mi di edu­ca­zio­ne ai media nel­le scuo­le.

Da anni ci sen­tia­mo ripe­te­re che l’an­ti­fa­sci­smo è cosa ana­cro­ni­sti­ca e pre­te­stuo­sa. Le chat seque­stra­te rac­con­ta­no altro. L’an­ti­fa­sci­smo si fa anche in clas­se, ogni gior­no. Le scuo­le che scri­vo­no “qui nes­su­no è stra­nie­ro” stan­no facen­do pre­ven­zio­ne e andreb­be­ro soste­nu­te.

Que­sta pro­pa­gan­da nera non può e non deve ave­re agi­bi­li­tà. Ognu­no di noi è chia­ma­to a que­sta Resi­sten­za. Su ogni fron­te.

Mar­co Dal­l’A­sta
Sara Fac­chi­ni
Pos­si­bi­le Reg­gio Emi­lia

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