Se la salute mentale è una “sfida epocale”, la risposta non può essere quella del governo

Orazio Schillaci con Giorgia Meloni
Qualche giorno fa il Ministro della Salute Orazio Schillaci, durante un Question Time, ha definito la salute mentale "la grande sfida della nostra epoca". Ma il piano presentato per rispondervi è una fregatura altrettanto epocale. Come dire che alle alluvioni risponderanno regalandoci dei secchielli.

Qual­che gior­no fa il Mini­stro del­la Salu­te Ora­zio Schil­la­ci, duran­te un Que­stion Time, ha defi­ni­to la salu­te men­ta­le “la gran­de sfi­da del­la nostra epo­ca”. Ha cita­to il dato degli oltre 1.700 acces­si quo­ti­dia­ni in pron­to soc­cor­so per distur­bi psi­chia­tri­ci. Ha poi riven­di­ca­to il Pia­no di azio­ni nazio­na­le per la salu­te men­ta­le 2025–2030, appro­va­to a dicem­bre “dopo tre­di­ci anni sen­za una cor­ni­ce stra­te­gi­ca”, e gli ottan­ta milio­ni già stan­zia­ti per il 2026, con una pro­gres­sio­ne dichia­ra­ta fino al 2028 e uno stan­zia­men­to sta­bi­le dal 2029.

Splen­di­do, eppu­re…

Par­tia­mo dal­la natu­ra del finan­zia­men­to. Gli ottan­ta milio­ni NON sono una risor­sa aggiun­ti­va rispet­to alla spe­sa sani­ta­ria com­ples­si­va. Sono una quo­ta del fab­bi­so­gno sani­ta­rio nazio­na­le STANDARD, quin­di una fet­ta di ciò che comun­que ver­reb­be spe­so in sani­tà, non un fon­do paral­le­lo crea­to ex novo. Pre­sen­tar­lo come fos­se uno stan­zia­men­to straor­di­na­rio è pura pro­pa­gan­da, al limi­te del diso­ne­sto.

Il secon­do pun­to riguar­da la por­ta­ta rea­le di quel­la cifra nel tem­po. Da ottan­ta a ottan­ta­cin­que milio­ni tra 2026 e 2027 è un aumen­to nomi­na­le del 6,25%. Con un’in­fla­zio­ne sti­ma­ta tra l’1,4% e il 2,9% a secon­da del­l’in­di­ca­to­re, buo­na par­te di quel­l’au­men­to si con­su­ma già nel bien­nio. Ma il dato che pesa di più arri­va dopo: dal 2029 la dota­zio­ne scen­de da novan­ta a tren­ta milio­ni l’an­no, a regi­me. È un taglio nomi­na­le di due ter­zi, non un asse­sta­men­to fisio­lo­gi­co. In ter­mi­ni rea­li: dopo quat­tro anni di infla­zio­ne (anche con­te­nu­ta), quei tren­ta milio­ni var­ran­no mol­to meno degli attua­li. La nar­ra­zio­ne di “risor­se in cre­sci­ta costan­te” vale per tre anni su un pia­no che ne copre cin­que.

Ma anche igno­ran­do le que­stio­ni pura­men­te nume­ri­che, ragio­nia­mo sul­la gover­nan­ce del­la spe­sa. Ovve­ro: cosa suc­ce­de dav­ve­ro quan­do i sol­di arri­va­no alle Regio­ni?

Il decre­to di ripar­to, fir­ma­to a ini­zio giu­gno, ha un ele­men­to di novi­tà: lega le risor­se a obiet­ti­vi spe­ci­fi­ci (come lo scree­ning del­la depres­sio­ne post par­tum e le reti regio­na­li per l’ac­com­pa­gna­men­to degli ado­le­scen­ti) con mec­ca­ni­smi di moni­to­rag­gio e pre­mia­li­tà. Pec­ca­to che di que­gli ottan­ta milio­ni, solo tren­ta l’an­no sono vin­co­la­ti alle assun­zio­ni, e la scel­ta di quan­to e come impie­gar­li resta comun­que regio­na­le. Soprat­tut­to, le assun­zio­ni fat­te nel pri­mo anno van­no poi soste­nu­te negli anni suc­ces­si­vi con i bilan­ci ordi­na­ri del­le Regio­ni, fuo­ri dal bud­get vin­co­la­to del pia­no. Si leg­ga: Il pri­mo sti­pen­dio lo paga il pia­no nazio­na­le, dal secon­do anno in poi, se lo tro­va la Regio­ne da sola, den­tro la spe­sa cor­ren­te. E qua arri­va l’an­no­so pro­ble­ma del­le dif­fe­ren­ze regio­na­li: nes­su­no garan­ti­sce che que­sto avven­ga in modo uni­for­me sul ter­ri­to­rio, e la sto­ria recen­te del­la sani­tà regio­na­le ita­lia­na sug­ge­ri­sce che non avver­rà.

Last but not lea­st: che tipo di rispo­sta è quel­la che ha dato il Mini­stro ieri? Che let­tu­ra del­la radi­ce dei pro­ble­mi sot­ten­de?

Par­tia­mo da un dato: la caren­za di per­so­na­le nei dipar­ti­men­ti di salu­te men­ta­le è sti­ma­ta in oltre 8.300 uni­tà rispet­to agli stan­dard Age­nas, a cui si som­ma­no le nuo­ve fun­zio­ni pre­vi­ste dal pia­no, per un fab­bi­so­gno com­ples­si­vo attor­no alle 15.000 per­so­ne. Il Col­le­gio dei diret­to­ri dei dipar­ti­men­ti ha chie­sto alme­no due miliar­di aggiun­ti­vi solo per l’a­de­gua­men­to del­l’or­ga­ni­co. Il pia­no ne stan­zia 285 milio­ni in quat­tro anni, per inte­ro, pri­ma anco­ra di par­la­re di infla­zio­ne. Il rap­por­to tra ciò che ser­ve e ciò che arri­va resta mar­gi­na­le. E stia­mo par­lan­do solo e sol­tan­to del defi­na­zia­men­to cro­ni­co e del­lo svuo­ta­men­to costan­te dei pre­sì­di sani­ta­ri.

Ma ciò che non vie­ne MAI cita­to è pro­ble­ma A MONTE. L’in­te­ra archi­tet­tu­ra del pia­no, dal lin­guag­gio agli obiet­ti­vi, resta inte­ra­men­te cen­tra­ta sul pre­si­dio sani­ta­rio: dipar­ti­men­ti di salu­te men­ta­le, pron­to soc­cor­so, resi­den­ze per l’e­se­cu­zio­ne del­le misu­re di sicu­rez­za. La scuo­la, che è uno dei luo­ghi in cui il disa­gio si mani­fe­sta per pri­mo, resta fuo­ri da que­sta archi­tet­tu­ra. Nel 2026 lo psi­co­lo­go sco­la­sti­co non è una figu­ra assun­ta e strut­tu­ra­ta. Lo stes­so vale, più in gene­ra­le, per tut­to ciò che costrui­sce salu­te men­ta­le col­let­ti­va fuo­ri dal peri­me­tro cli­ni­co: il lavo­ro, la casa, le reti socia­li, la ridu­zio­ne del­le disu­gua­glian­ze ter­ri­to­ria­li.

Ridur­re la salu­te men­ta­le ai ser­vi­zi sani­ta­ri, per quan­to sot­to­fi­nan­zia­ti, signi­fi­ca già aver deci­so in par­ten­za dove inter­ve­ni­re e dove no. E que­sta scel­ta, a dif­fe­ren­za del­le cifre, non vie­ne mai dichia­ra­ta come tale.

Il risul­ta­to è un pia­no che comu­ni­ca un’e­mer­gen­za epo­ca­le e rispon­de con lo stru­men­to più ordi­na­rio pos­si­bi­le: una rial­lo­ca­zio­ne inter­na alla spe­sa sani­ta­ria cor­ren­te, di enti­tà con­te­nu­ta, con una tenu­ta tem­po­ra­le incer­ta oltre il bre­ve perio­do, e con un peri­me­tro d’in­ter­ven­to che esclu­de per defi­ni­zio­ne tut­to ciò che non è pre­si­dio cli­ni­co. Come dire che alle allu­vio­ni rispon­de­ran­no rega­lan­do­ci dei sec­chiel­li.

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