Quindi, alla fine, al summit di Washington per coinvolgere le altre nazioni nella crociata anti-antifascista di Trump e Rubio l’Italia ci sarà.
Poco conta che ci vada un ministro, un sottosegretario o un diplomatico: questa partecipazione è l’ennesimo schiaffo del governo alla nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
È l’allargamento di un disegno globale, che criminalizza l’antifascismo e il dissenso, che parte dagli Stati Uniti (che hanno già messo al bando gli “antifa” come gruppo terroristico) e che in Italia ha già preso forma con i decreti sicurezza.
L’asse Roma-Washington che verrà formalizzato il 15–16 luglio si inserisce in questo contesto, che va combattuto in Italia e in tutto il mondo, resistendo e insistendo con un lavoro politico e culturale di lungo periodo.
Da anni denunciamo il pericolo della normalizzazione e sdoganamento del fascismo, della manipolazione e distorsione della storia, del dare cittadinanza a rievocazioni e celebrazioni apertamente e dichiaratamente nazifasciste, togliendo contemporaneamente spazio e agibilità a chi celebra e ricorda chi invece fece la scelta di stare dalla parte giusta della storia.
Ora che i risultati sono sotto gli occhi di tutti, continuiamo a contrastare questa deriva, e ricordiamo ancora a Meloni un fatto molto semplice: chi non è antifascista, è fascista. E dovrebbe saperlo, avendo giurato sulla nostra Costituzione.










