Napoli 71%. Palermo 65%. Bari 60%. Il Mezzogiorno ha respinto la riforma Nordio con numeri chiarissimi.
Eppure, fin da subito, diversi commentatori hanno iniziato a sminuire un risultato evidente, scatenando i soliti pregiudizi contro i meridionali: chissà cosa gli hanno promesso, non hanno votato liberamente, e così via.
Chi è andato a votare, invece, lo ha fatto per mandare due segnali chiarissimi: la Costituzione non è un gioco e questo governo deve andare a casa.
È un dato politico, ma guai a pensare che sia una cambiale in bianco ai partiti di opposizione. Basti guardare il voto dato al No a Napoli, che supera quello alle tre formazioni dalla sinistra al centro delle ultime regionali. Le tante tessere elettorali d’annata tornate alle urne e i tanti giovani alle prime votazioni ci raccontano di un popolo in cerca di rappresentanza e risposte dalla politica.
Questo è anche un popolo che ha scelto di stare dalla parte dei magistrati, in tante aree unica presenza tangibile di uno Stato vissuto come distante, e che ha visto le associazioni antimafia in prima linea per il No. A chi prova a ribaltare questo dato con i soliti pregiudizi, come Sallusti, rispondiamo: basterebbe guardare agli sparuti comuni del meridione in cui ha vinto il Sì per capire dove mafie e voto clientelare hanno ancora bisogno di essere combattuti, come aveva detto Gratteri. Gli anticorpi, come si è visto, sono fortissimi.
Questo risultato appartiene a un fronte amplissimo ed eterogeno. Il nostro compito è non lasciare che questo capitale politico si disperda, costruendo insieme una proposta politica che dia le risposte che il meridione attende da troppo tempo.










