L’insegnante accoltellata a Bergamo è la conferma che non basta la “buona volontà” di chi insegna

Scuola di Bergamo dove è avvenuto l'accoltellamento della docente
La notizia della collega di Bergamo mi ha scosso, ho ricevuto messaggi di supporto da chi non fa il mio mestiere e domande da genitori spaventati, e mi ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, che la sola forza di volontà degli addetti ai lavori non basta. La volontà non basta, serve una pianificazione, lungimiranza e lavoro di squadra. Il Ministero è pronto a farlo o l’unica soluzione sarà ancora piangere le vittime e guardare il dito ignorando la luna?

Non rie­sco a deci­de­re se sia diven­ta­to più insop­por­ta­bi­le chi dice che per fare l’insegnante ser­va pas­sio­ne o chi con­ti­nui a dire che il pro­ble­ma del­le gio­va­ni gene­ra­zio­ni sia­no i social e le nuo­ve tec­no­lo­gie.

Ieri mi sono reca­ta a scuo­la come tut­te le mat­ti­ne e non riu­sci­vo a disto­glie­re il pen­sie­ro da quel­lo che è suc­ces­so alla col­le­ga di Ber­ga­mo, accol­tel­la­ta in diret­ta social da uno stu­den­te tre­di­cen­ne.

Sono un’insegnante di scuo­la pri­ma­ria e in pas­sa­to ho temu­to per la mia inco­lu­mi­tà quan­do alcu­ni geni­to­ri non rico­no­sce­va­no la pro­fes­sio­na­li­tà del mio mestie­re, mestie­re per cui, come i miei col­le­ghi e col­le­ghe, ho stu­dia­to, pas­sa­to con­cor­si, un anno di pro­va e per cui la famo­sa pas­sio­ne ha un’importanza mar­gi­na­le rispet­to alla pre­pa­ra­zio­ne.

Ci stia­mo tut­ti accor­gen­do che que­sta pre­pa­ra­zio­ne, però, non basta più. La scuo­la non è più il luo­go del­la cono­scen­za e del­la socia­li­tà, ma sta ine­so­ra­bil­men­te diven­tan­do il sec­chio in cui ven­go­no vomi­ta­te tut­te le con­trad­di­zio­ni del­la socie­tà in cui vivia­mo.
Le nuo­ve tec­no­lo­gie e i social ven­go­no dati in pasto a bam­bi­ni sem­pre più pic­co­li, fra­gi­li o meno, con o sen­za dif­fi­col­tà rela­zio­na­li, una con­se­gna oriz­zon­ta­le e peri­co­lo­sa da par­te del­le fami­glie al gri­do di “ma lo fan­no tut­ti”.

L’egotismo la fa da padro­ne e chi è in cari­co dell’educazione di bam­bi­ni, bam­bi­ne, ragaz­zi e ragaz­ze, Mini­ste­ro dell’Istruzione com­pre­so, con­ti­nua a fare orec­chie da mer­can­te a tut­ti i neu­ro­psi­chia­tri, psi­co­te­ra­peu­ti e stu­dio­si dell’età evo­lu­ti­va che dico­no all’unisono che la situa­zio­ne è gra­ve: il modo stes­so di pen­sa­re del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni è cam­bia­to, così come lo svi­lup­po del cer­vel­lo, a segui­to del­la nuo­va geni­to­ria­li­tà e dell’esposizione pro­lun­ga­ta ai dispo­si­ti­vi e quel­lo che pro­pi­na­no loro sen­za fil­tro.

Ma quel fil­tro, cos’è o chi è? Non è un tasto da spin­ge­re su cui è scrit­to “sei mag­gio­ren­ne?”, non è un bloc­co sul­la smart TV, non è l’inasprimento del­le pene e non sono i metal detec­tor, non è il vie­ta­re sen­za capi­re.
Il fil­tro è innan­zi­tut­to la fami­glia, l’agenzia edu­ca­ti­va per eccel­len­za, e se man­ca que­sto fil­tro, e nel frat­tem­po cam­bia il mon­do attor­no a lei, la scuo­la deve agi­re e cam­bia­re radi­cal­men­te mis­sio­ne.
Da luo­go di tra­smis­sio­ne del sape­re ad ambien­te di appren­di­men­to di gestio­ne del­le rela­zio­ni, del­le pra­ti­che di vita sana, del rispet­to e del con­sen­so, dei peri­co­li e poten­zia­li­tà del­le nuo­ve tec­no­lo­gie. I ragaz­zi e le ragaz­ze vivo­no nel­la con­trad­di­zio­ne con­ti­nua tra la demo­niz­za­zio­ne di social e AI e la real­tà dei fat­ti: gli adul­ti li usa­no mol­to più di loro e nel modo più sba­glia­to pos­si­bi­le.
Ma per tut­to que­sto, gli inse­gnan­ti non sono for­ma­ti e la “voca­zio­ne” non basta. Ci si aspet­ta da loro che con­ti­nui­no ad inse­gna­re come decen­ni fa (le nuo­ve indi­ca­zio­ni nazio­na­li su que­sto sono mol­to chia­re), igno­ran­do l’evoluzione di ciò che è intor­no, rima­nen­do una bol­la che era scon­ta­to scop­pias­se da un momen­to all’altro.

La noti­zia del­la col­le­ga di Ber­ga­mo mi ha scos­so, ho rice­vu­to mes­sag­gi di sup­por­to da chi non fa il mio mestie­re e doman­de da geni­to­ri spa­ven­ta­ti, e mi ha con­fer­ma­to, se ce ne fos­se anco­ra biso­gno, che la sola for­za di volon­tà degli addet­ti ai lavo­ri non basta. Inse­gnan­ti in pri­ma linea, ma anche pre­si­di, col­la­bo­ra­tri­ci, per­so­na­le ATA ed edu­ca­tri­ci non han­no stru­men­ti, fon­di e spa­zi neces­sa­ri per far fron­te a quel­lo che la socie­tà ci sta chie­den­do: cam­bia­re e aiu­ta­re le nuo­ve gene­ra­zio­ni e le loro fami­glie a capi­re il mon­do che li cir­con­da.

La volon­tà non basta, ser­ve una pia­ni­fi­ca­zio­ne, lun­gi­mi­ran­za e lavo­ro di squa­dra.

Il Mini­ste­ro è pron­to a far­lo o l’unica solu­zio­ne sarà anco­ra pian­ge­re le vit­ti­me e guar­da­re il dito igno­ran­do la luna?

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