Altro che tregua olimpica: USA e Russia non hanno rinnovato il trattato per la non proliferazione delle armi nucleari

Il trattato bilateriale per la non proliferazione delle armi nucleari tra USA e Russia è scaduto, senza volontà di rinnovarlo. E non è un’esagerazione dire che ciò ci avvicina alla fine del mondo. A maggior ragione quando Trump e Putin si pongono con vanagloria al di sopra di ogni regola, demolendo le organizzazioni multilaterali e violando ripetutamente il diritto internazionale.

È sca­du­to ieri il New START (New Stra­te­gic Arms Reduc­tion Trea­ty, Nuo­vo trat­ta­to di ridu­zio­ne del­le armi stra­te­gi­che), l’ultimo e uni­co trat­ta­to bila­te­ra­le tra Sta­ti Uni­ti e Rus­sia vol­to a con­te­ne­re la pro­li­fe­ra­zio­ne del­le armi nuclea­ri. L’accordo era entra­to in vigo­re il 5 feb­bra­io 2011, rim­piaz­zan­do il pri­mo trat­ta­to START di vent’anni pri­ma, e pre­ve­de­va il dimez­za­men­to del nume­ro di basi di lan­cio dei mis­si­li nuclea­ri stra­te­gi­ci e del­le rela­ti­ve testate.

All’epoca rap­pre­sen­tò un timi­do ten­ta­ti­vo di supe­ra­re la logi­ca apo­ca­lit­ti­ca del­la deter­ren­za o, quan­to meno, di cir­co­scri­ver­la entro un qua­dro giu­ri­di­ca­men­te vin­co­lan­te di rego­le con­di­vi­se, garan­ti­te da due poten­ze che assie­me deten­go­no oltre die­ci­mi­la testa­te nuclea­ri. Ne baste­reb­be­ro poche per anni­chi­li­re l’umanità. Eppu­re, in un mon­do lan­cia­to a tut­ta velo­ci­tà con­tro il muro del­la cor­sa agli arma­men­ti, l’impegno alla denu­clea­riz­za­zio­ne (e quin­di alla pace) è diven­ta­to car­ta straccia.

Il trat­ta­to è sca­du­to, sen­za volon­tà di rin­no­var­lo. E non è un’esagerazione dire che ciò ci avvi­ci­na alla fine del mon­do. A mag­gior ragio­ne quan­do Trump e Putin si pon­go­no con vana­glo­ria al di sopra di ogni rego­la, demo­len­do le orga­niz­za­zio­ni mul­ti­la­te­ra­li e vio­lan­do ripe­tu­ta­men­te il dirit­to inter­na­zio­na­le. Di aggres­sio­ne in aggres­sio­ne. Per­si­no nor­ma­liz­zan­do la minac­cia nuclea­re nel discor­so politico.

La fine del mon­do si può fer­ma­re. Soprat­tut­to, è nel­le nostre pos­si­bi­li­tà. La stra­da è sta­ta trac­cia­ta, da decen­ni, dai movi­men­ti paci­fi­sti e dal­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca. Gli stru­men­ti con­cre­ti per usci­re dal ricat­to ato­mi­co sono a dispo­si­zio­ne di chi voglia adot­tar­li. A par­ti­re dal Trat­ta­to sul­la proi­bi­zio­ne del­le armi nuclea­ri (TPNW), che vie­ta agli Sta­ti ade­ren­ti l’uso, lo svi­lup­po, la spe­ri­men­ta­zio­ne, la pro­du­zio­ne, la fab­bri­ca­zio­ne, l’acquisizione, il pos­ses­so, l’immagazzinamento e il dispie­ga­men­to di armi nuclea­ri. Set­tan­ta­cin­que Sta­ti han­no già rati­fi­ca­to o ade­ri­to al TPNW. L’Italia no. Come tut­ti i pae­si NATO, ha scel­to di non sot­to­scri­ver­lo, nono­stan­te l’opinione pub­bli­ca ita­lia­na sia lar­ga­men­te favo­re­vo­le al disar­mo nuclea­re. La clas­se diri­gen­te ha inve­ce scel­to le bom­be. Come quel­le ospi­ta­te, al di fuo­ri del­la leg­ge, nel­le basi sta­tu­ni­ten­si di Ghe­di e Avia­no, siti di stoc­cag­gio di armi ato­mi­che che ren­do­no l’Italia al tem­po stes­so com­pli­ce e ber­sa­glio diret­to in caso di esca­la­tion militare.

Men­tre il gover­no Melo­ni con­fon­de cau­se ed effet­ti, spac­cian­do il riar­mo come mez­zo di pace, non ci stan­che­re­mo di ripe­te­re il con­tra­rio: il riar­mo pre­pa­ra la guer­ra, il disar­mo costrui­sce la sicu­rez­za. Basta un pas­so per cam­bia­re dire­zio­ne. E quel pas­so va fat­to ora.

Ales­san­dro Tinti

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