Possibile alle amministrative: liberi, non condizionati, autonomi, unitari

Possibile ha lasciato liberi i suoi comitati di decidere (anche attraverso votazioni, dove ce n'è stato bisogno), ha sostenuto coalizioni le più ampie possibili, non ha rivendicato a sé posizioni né ruoli, ha accettato candidature proposte da altri in un clima di totale collaborazione, non ha concesso opacità nel rapporto con il partito della nazione, non ha dovuto commissariare nessuno, come è capitato a molte altre forze politiche, e ha elaborato progetti partecipativi e aperti.

Pos­si­bi­le ha lascia­to libe­ri i suoi comi­ta­ti di deci­de­re (anche attra­ver­so vota­zio­ni, dove ce n’è sta­to biso­gno), ha soste­nu­to coa­li­zio­ni le più ampie pos­si­bi­li, non ha riven­di­ca­to a sé posi­zio­ni né ruo­li, ha accet­ta­to can­di­da­tu­re pro­po­ste da altri in un cli­ma di tota­le col­la­bo­ra­zio­ne, non ha con­ces­so opa­ci­tà nel rap­por­to con il par­ti­to del­la nazio­ne, non ha dovu­to com­mis­sa­ria­re nes­su­no, come è capi­ta­to a mol­te altre for­ze poli­ti­che, e ha ela­bo­ra­to pro­get­ti par­te­ci­pa­ti­vi e aper­ti, con par­ti­co­la­re riguar­do a Raven­na. Dove una pos­si­bi­le coa­li­zio­ne di cen­tro­si­ni­stra è sal­ta­ta, Pos­si­bi­le ha deci­so di non par­te­ci­pa­re, come a Trie­ste, dove la sini­stra si è divi­sa in tre: tra chi va con il Pd e chi non ci va, ma a sua vol­ta si divi­de.

A Mila­no, non sen­za dif­fi­col­tà e ten­sio­ni, non soste­nia­mo Sala, come pur­trop­po suc­ce­de a mol­ti ami­ci che pre­di­ca­no un’al­ter­na­ti­va al pre­mier ma poi di fat­to lo sosten­go­no: soster­re­mo Basi­lio Riz­zo, come han­no deci­so gli iscrit­ti dei comi­ta­ti mila­ne­si. A Tori­no, sare­mo con Gior­gio Airau­do, e a Napo­li con De Magi­stris. A Bolo­gna, il nostro lavo­ro è sta­to quel­lo di tene­re tut­ti insie­me, soste­nen­do la bel­la can­di­da­tu­ra di Fede­ri­co Mar­tel­lo­ni (in que­sto rin­gra­zia­mo Elly Schlein per il gran­de lavo­ro fat­to).

Pos­si­bi­le si pre­pa­ra quin­di ad affron­ta­re la sua pri­ma tor­na­ta elet­to­ra­le nel­le ammi­ni­stra­ti­ve del 5 giu­gno tenen­do fede a quan­to era sta­to pro­mes­so, a par­ti­re dall’indisponibilità, vota­ta dagli Sta­ti gene­ra­li, ad allean­ze a nes­sun livel­lo con le for­ze che sosten­go­no un Gover­no su cui dia­mo un giu­di­zio poli­ti­co mol­to nega­ti­vo. Con la stes­sa chia­rez­za dice fin da oggi ed in modo total­men­te tra­spa­ren­te che Pos­si­bi­le non farà accor­di al secon­do tur­no e nel caso altre for­ze andas­se­ro al bal­lot­tag­gio, lasce­rà liber­tà di voto ai pro­pri elet­to­ri.

Per mesi i comi­ta­ti di Pos­si­bi­le han­no lavo­ra­to in tota­le auto­no­mia, aven­do come obbiet­ti­vo la pre­sen­ta­zio­ne di pro­get­ti poli­ti­ci capa­ci di allar­ga­re il cam­po del­la sini­stra, favo­ri­re l’incontro tra for­ze poli­ti­che e movi­men­ti civi­ci, inclu­de­re in tut­te le scel­te le asso­cia­zio­ni che si spen­do­no sul ter­ri­to­rio in bat­ta­glie impor­tan­ti sui tan­ti temi che carat­te­riz­za­no la nostra azio­ne, da sem­pre, dai rifiu­ti e sul­la tute­la del pae­sag­gio, inter­lo­quen­do con le real­tà impren­di­to­ria­li e coo­pe­ra­ti­ve che pro­va­no con fati­ca e spes­so in tota­le soli­tu­di­ne ad inno­va­re e ripen­sa­re un model­lo di svi­lup­po che lascia trop­pe per­so­ne ai mar­gi­ni. A vol­te que­sta sin­te­si con le sen­si­bi­li­tà civi­che non si è potu­ta con­cre­tiz­za­re, ma mai per una nostra chiu­su­ra.

Pos­si­bi­le dal­la Sici­lia all’Alto Adi­ge si è mes­sa con gene­ro­si­tà a dispo­si­zio­ne di pro­get­ti e can­di­da­ti, sen­za ave­re la neces­si­tà di pri­mo­ge­ni­tu­re ma avan­zan­do pro­po­ste con un pro­fi­lo auto­no­mo e rico­no­sci­bi­le, cer­can­do di esse­re un ele­men­to di aggre­ga­zio­ne e rifiu­tan­do di esse­re un ele­men­to di divi­sio­ne.

Con mol­ta con­vin­zio­ne Pos­si­bi­le soster­rà i pro­get­ti che sono anda­ti in por­to e con altret­tan­ta sere­ni­tà dove non ci sono le con­di­zio­ni per pre­sen­ta­re un pro­get­to lar­go, cre­di­bi­le e coe­ren­te con i nostri valo­ri sal­te­rà un giro. Non ci inte­res­sa pian­ta­re una ban­die­ri­na, ma costrui­re un nuo­vo cam­po di gio­co in cui final­men­te gli elet­to­ri pos­sa­no fare una scel­ta con­vin­ta, sen­za dover­si tura­re il naso. Dove que­sto non è sta­to pos­si­bi­le ci met­tia­mo al lavo­ro fin da oggi per pro­se­gui­re nel­la costru­zio­ne di quel pro­get­to avvia­to qua­si un anno fa, con l’entusiasmo e la pas­sio­ne di chi non ha fret­ta di arri­va­re ed è cer­to del cam­mi­no che vuo­le per­cor­re­re.

La poli­ti­ca si può fare così: sen­za ave­re fret­ta e sen­za per­der tem­po, cer­can­do di costrui­re per­cor­si cre­di­bi­li ed inno­va­ti­vi capa­ci di incro­cia­re l’attivismo di tan­ti che quo­ti­dia­na­men­te pro­va­no nel loro pic­co­lo a cam­bia­re que­sto Pae­se.

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Congresso 2024: regolamento congressuale

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500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

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Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

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Marche, Angeloni-Cavalieri (Possibile): quote di genere in giunta regionale, appello condiviso a consiglieri e consigliere regionali

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Ecco per­ché chie­dia­mo di ria­pri­re la discus­sio­ne e che la soglia mini­ma per la com­po­si­zio­ne del­la giun­ta ven­ga ripor­ta­ta ad alme­no il 40%. Non accet­tia­mo com­pro­mes­si al ribas­so pre­sen­ta­ti come atti di respon­sa­bi­li­tà. Una leg­ge che con­so­li­da la mar­gi­na­liz­za­zio­ne del­le don­ne nel­le isti­tu­zio­ni non è un pas­so avan­ti. È una tute­la del siste­ma di pote­re esi­sten­te appan­nag­gio maschi­le.

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Druetti-Marro: ministro Nordio, le carceri che non rieducano creano ulteriore insicurezza 

Un pre­si­dio a Roma per riba­di­re l’ov­vio: se le car­ce­ri non rie­du­ca­no, ma disu­ma­niz­za­no ed emar­gi­na­no ulte­rior­men­te le per­so­ne dete­nu­te, a cosa ser­vo­no se non a crea­re ulte­rio­re insi­cu­rez­za e con­di­zio­ni inso­ste­ni­bi­li per dete­nu­ti e per­so­na­le car­ce­ra­rio?