Petacciato: la terra frana. E anche il nostro futuro

La riapertura della frana di Petacciato e i conseguenti disagi sociali, economici e ambientali, insieme con tutti gli episodi estremi che si sono verificati negli ultimi anni, stanno facendo tornare a galla la vera e necessaria opera di cui ha veramente bisogno il nostro paese: la messa in sicurezza del territorio italiano dal rischio idrogeologico.

La ria­per­tu­ra del­la fra­na di Petac­cia­to e i con­se­guen­ti disa­gi socia­li, eco­no­mi­ci e ambien­ta­li, insie­me con tut­ti gli epi­so­di estre­mi che si sono veri­fi­ca­ti negli ulti­mi anni, stan­no facen­do tor­na­re a gal­la la vera e neces­sa­ria ope­ra di cui ha vera­men­te biso­gno il nostro pae­se: la mes­sa in sicu­rez­za del ter­ri­to­rio ita­lia­no dal rischio idro­geo­lo­gi­co.

I dati scien­ti­fi­ci e i report redat­ti da Ispra ave­va­no già dipin­to una situa­zio­ne pro­ble­ma­ti­ca: il 94,5% dei Comu­ni ita­lia­ni è a rischio fra­ne, allu­vio­ni o ero­sio­ne costie­ra. Una super­fi­cie com­ples­si­va che è aumen­ta­ta del 15% cir­ca tra il 2021 e il 2024 (ulti­mi dati dispo­ni­bi­li), con cir­ca 8 milio­ni di abi­tan­ti che vivo­no in zone ad alta peri­co­lo­si­tà per fra­ne e inon­da­zio­ni. Per quan­to riguar­da l’e­ro­sio­ne costie­ra, il 18% del lito­ra­le è a rischio. Sar­de­gna, Basi­li­ca­ta, Puglia, Lazio e Cam­pa­nia sono le Regio­ni diret­ta­men­te coin­vol­te. 

Intan­to, i dan­ni eco­no­mi­ci cau­sa­ti dal dis­se­sto idro­geo­lo­gi­co a par­ti­re dal 2010 sono tri­pli­ca­ti, rag­giun­gen­do la cifra di cir­ca 3 miliar­di di euro all’an­no.

Sono dati pre­oc­cu­pan­ti. E ciò che pre­oc­cu­pa di più (e lo stes­so dica­si per il con­tra­sto ai cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci) è l’asso­lu­ta man­can­za di una stra­te­gia per inver­ti­re la rot­ta e met­te­re in sicu­rez­za il pae­se.

Anni fa par­la­vo del­la neces­si­tà di ana­liz­za­re la que­stio­ne da un pun­to di vista com­ples­si­vo. Ciò che suc­ce­de a ter­ra è diret­ta con­se­guen­za di ciò che avvie­ne in atmo­sfe­ra. Ridu­cia­mo le emis­sio­ni di gas cli­mal­te­ran­ti, e occu­pia­mo­ci anche di ciò che sta suc­ce­den­do a ter­ra dove, oltre alla situa­zio­ne descrit­ta sopra, abbia­mo un con­su­mo di suo­lo che non si fer­ma e una per­di­ta di bio­di­ver­si­tà.

La cri­si del Medio Orien­te inol­tre ha con­fer­ma­to, se anco­ra ce ne fos­se biso­gno, l’in­ca­pa­ci­tà di chi ci gover­na nel costrui­re un vali­do per­cor­so di dismis­sio­ni dal­le fon­ti fos­si­li a favo­re del­le rin­no­va­bi­li. La cri­si sta col­pen­do in manie­ra diver­sa la socie­tà: i più ric­chi con­ti­nua­no imper­ter­ri­ti nel loro pro­ces­so di arric­chi­men­to che aumen­ta in manie­ra espo­nen­zia­le come le (loro) emis­sio­ni di gas cli­mal­te­ran­ti, men­tre le real­tà più pove­re stan­no aumen­tan­do di nume­ro e stan­no suben­do le con­se­guen­ze peg­gio­ri.

Qual­cu­no potreb­be obiet­ta­re che si deb­ba­no tro­va­re i fon­di per una tran­si­zio­ne ener­ge­ti­ca seria e in linea con gli obiet­ti­vi inter­na­zio­na­li, così come gli inter­ven­ti di mes­sa in sicu­rez­za del ter­ri­to­rio neces­si­ta­no di fon­di ingen­ti. Noi lo dicia­mo da sem­pre: Tax the Rich. Lo pre­ve­de all’art.53 la nostra Costi­tu­zio­ne dove si espli­ci­ta il prin­ci­pio di pro­gres­si­vi­tà. 

Va cam­bia­to però il siste­ma tri­bu­ta­rio. Non pos­sia­mo con­ti­nua­re a pro­teg­ge­re chi ha di più e maga­ri aiu­tar­lo ulte­rior­men­te, come sta avve­nen­do. 

In un’altra situa­zio­ne di emer­gen­za, quel­la del Covid, scri­ve­va­mo: “Bene che i miliar­da­ri dia­no il loro con­tri­bu­to in un momen­to di cri­si. Per­ché non ren­der­lo un appun­ta­men­to fis­so? Maga­ri annua­le? Le loro “dona­zio­ni” potreb­be­ro per­si­no esse­re basa­te su una per­cen­tua­le del loro red­di­to. Potreb­be­ro per­si­no esse­re chia­ma­te “tas­se”.

Ecco, quel­le tas­se dovreb­be­ro copri­re i costi per una tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca, uni­ta alla mes­sa in sicu­rez­za del ter­ri­to­rio, che ormai non è più rin­via­bi­le.

Se è giu­sto che ognu­no si assu­ma le pro­prie respon­sa­bi­li­tà nei con­fron­ti del­le gene­ra­zio­ni futu­re è altret­tan­to giu­sto che chi ha di più paghi di più! Roba da far­ci un Mini­ste­ro. Non con un dor­mien­te come Pichet­to Fra­tin, maga­ri. Per non par­la­re di quel­lo dei Tra­spor­ti.

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