Nave Diciotti: quando il sequestro di persona avviene per mano dello Stato

Da giorni (non da poche ore) 177 persone, tutti potenziali richiedenti asilo, tra i quali anche soggetti vulnerabili, che hanno subito traumi, che sono stati torturati, violentati, maltrattati nel loro percorso migratorio, persone ammalate o ferite e bisognose di cure, sono bloccate, private della libertà di locomozione, all’interno di una nave della Guardia Costiera italiana.
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L’art. 605 del codice penale stabilisce che «Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni. La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso […] da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni».

Perché il reato sussista è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà fisica della persona, tale da privarla della capacità di spostarsi da un luogo all’altro, a nulla rilevando la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitata ad un tempo anche breve (Cass. Pen., sez. V, sentenza 22 febbraio 2005, n. 6488).

Da giorni (non da poche ore) 177 persone, tutti potenziali richiedenti asilo, tra i quali anche soggetti vulnerabili, che hanno subito traumi, che sono stati torturati, violentati, maltrattati nel loro percorso migratorio, persone ammalate o ferite e bisognose di cure, sono bloccate, private della libertà di locomozione, all’interno di una nave della Guardia Costiera italiana.

Sono su una nave, in mare, distanti dalla costa, sorvegliati da uomini armati e quindi non sono liberi di spostarsi, di ricongiungersi coi loro familiari, di accedere alle cure, di avviare la procedura di protezione internazionale. Sono, in altre parole, persone inermi e incensurate, private illegittimamente della libertà personale e impedite nell’esercizio di diritti umani fondamentali.

L’art. 13 della Costituzione prevede che “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria.”

I migranti a bordo della Diciotti sono privati della libertà personale senza che ciò sia stato deciso da un magistrato. E anche se si ritenessero sussistenti “casi eccezionali di necessità ed urgenza indicati tassativamente dalla legge”, l’autorità di pubblica sicurezza avrebbe dovuto comunicare l’applicazione di detta misura restrittiva provvisoria entro 48 ore all’autorità giudiziaria per la convalida, senza la quale, si intenderebbe revocata e priva di ogni effetto.

La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il cosiddetto trattenimento o la detenzione “amministrativa” (in un CIE o CPR) deve rispettare tale termine, a pena di nullità, dal momento che il trattenimento deve considerarsi misura eccezionale e limitativa della libertà personale ex art. 13 della Costituzione.

Impedire l’approdo ai migranti salvati doverosamente in mare costituisce una misura attraverso cui viene limitata o ristretta la libertà personale e se usato per ottenere dagli altri paesi europei una redistribuzione dei medesimi, la strumentalità e l’illegittimità della condotta è incontrovertibile.

Dunque, io sono solo un avvocato per i diritti umani, ma se fossi un magistrato, aprirei un fascicolo, non contro ignoti ma con nomi e cognomi, ipotizzando il reato di sequestro di persona.

E se fossi un pubblico ufficiale con qualche potere decisionale (come il comandante della nave Diciotti) di fronte ad un ordine illegittimo, quale è quello di trattenere persone in mare contro la loro volontà, eserciterei il dovere giuridico di disobbedire (Art. 51 c.p.) conducendo la nave in porto e favorendo un approdo sicuro e tempestivo.

Coi “se”, si dirà, non si fa la storia ma almeno si denuncia con chiarezza una grave situazione di illegalità e di flagrante violazione della Costituzione e delle leggi, adempiendo a quel dovere inderogabile di solidarietà che l’art. 2 della Carta pone in capo a ogni cittadino, perché il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili della persona umana siano effettivi e non restino meri enunciati.

Non si tratta di essere umani o buoni(sti), di destra o di sinistra, conservatori o progressisti: la ferita aperta sul corpo vivo della Costituzione rischia di infettarsi e di allargarsi fino a toccare qualcuno vicino a noi o noi stessi. I regimi fanno le prove generali sulle minoranze e se l’esperimento è coperto dall’indifferenza o persino dal cinico plauso generale, inizia la fine della libertà di tutti.

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